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Tradire la realtà

gennaio 12, 2019 • Agorà, z in evidenza

di Niram Ferretti –

Scriveva Leszek Kolakowski in un suo smagliante saggio dal titolo emblematico, Intellectuals against Intellect, “Qualunque sia la spiegazione, si può essere sicuri che ogni movimento religioso o sociale che rappresenti l’anti-intellettualismo più aggressivo troverà l’entusiastico sostegno di un certo numero di intellettuali cresciuti nella civiltà borghese occidentale, i cui valori essi scarteranno ostentatamente per umiliarsi di fronte allo splendore di un’inequivocabile barbarie”[1].

 

Numerose sono state queste umiliazioni della ragione sia a destra che a sinistra, da parte di uomini e donne di “intelletto superiore” che hanno visto, di volta in volta, nel caudillo di turno o in bande armate, la Parusia. E’ il caso di Zeev Sternhell, insigne storico israeliano del fascismo, per il quale Israele sarebbe come il Sudafrica dell’apartheid, i residenti ebrei di Giudea e Samaria o Cisgiordania, come i boeri, e i miliziani di Hamas e l’OLP, dei partigiani.

E’ un canovaccio che condivide, dall’estrema sinistra in cui è collocato, con il filosofo della corrente che fu chiamata “pensiero debole”, Gianni Vattimo, il quale, nel 2014, mentre da Gaza venivano lanciati su Israele centinaia di missili ogni giorno e lo Stato ebraico osava reagire, prese le difese dei jihadisti islamici che nel loro Statuto promuovono la distruzione di Israele inchinandosi all’alto volere di Allah il Misericordioso per consegnarla interamente all’Umma islamica.

Sempre restando al caso di Israele e all’odio furibondo che esso suscita in menti, ancora, occorre dirlo, di “intelletto superiore”, non si possono non citare Noam Chomsky e il suo pupillo Norman Finklestein, entrambi recatosi in Medioriente per omaggiare Hezbollah, di cui il suo segretario Hassan Nasrallah, nel 2002, dichiarò al Daily Star di Beirut, “Se gli ebrei si radunassero in Israele, ci risparmierebbero la fatica di cercarli in giro per il mondo”.

Non si sa se per gli ebrei come Chomsky e Finkelstein e altri sulle loro stesse posizioni, Nasrallah farebbe qualche eccezione, ma non è questo l’importante, ciò che conta è aderire senza tentennamenti a chi desidera la morte e la distruzione dell’unica democrazia mediorientale, che ha, due peccati fondamentali da espiare, uno, quello di essere appunto, una democrazia, e l’altro di rappresentare l’Occidente.

E’ infatti l’odio senza scampo per quest’ultimo quello che accomuna i furenti talebani intellettuali per i quali esso sarebbe stato solo una storia piena di rumore e furia, una tenebra massiccia, mentre il cosiddetto terzo mondo, succedaneo del proletariato mai giunto alla piena consapevolezza di essere avanguardia rivoluzionaria, sarebbe vittima innocente.

Di tutto ciò rendeva conto mirabilmente Pascal Bruckner in un suo libro celebre, La sanglot de l’homme blanc pubblicato nel 1983, in cui scriveva:

“L’antica vittima coloniale, liberata dalle sue catene, possiede un sapere simile alla chiaroveggenza; ed è con la massima serietà che tutta una generazione di intellettuali europei, forti dell’autorità di Sartre, aderì alla profezia di Franz Fanon secondo cui ‘il Terzo Mondo’ è oggi di fronte all’Europa come una massa colossale il cui intento dev’essere quello di cercare di risolvere i problemi ai quali quest’Europa non ha saputo recare soluzioni’”[2].

E se anche a destra ci furono menti ottenebrate che si dedicarono nel loro odio per democrazia e liberalismo a parteggiare per fascismo e nazismo come instauratori di un nuovo ordine etico e guerriero che avrebbe purificato l’Occidente dalla propria decadenza, è stato soprattutto a sinistra, con la caduta di nazismo e fascismo, che si è potuta riproporre la stessa identica patologia, non nell’esaltare la forza bruta e il dittatore Paraclito (anche se non è certo mancato il pantheon, da Stalin a Mao, da Castro a Pol Pot), ma le virtù palingenetiche delle presunte vittime dell’imperialismo e del capitalismo, “malattie” congenite occidentali.

Così Sartre volava a Cuba con la di lui compagna Simone de Beauvoir per inchinarsi davanti al natural born killer Che Guevara qualificandolo come esempio dell’”uomo perfetto”, o Michel Foucault si estasiava, e con lui tanti altri intellettuali di sinistra, per il potere liberatorio della rivoluzione clericale in Iran, che deposto lo Scia, come già accadde con un’altra rivoluzione ma di segno opposto in Russia, avrebbe intronato un potere ben più repressivo e violento. Ma prima, c’era stata la rivoluzione culturale in Cina, grande esperimento sociale di rieducazione drastica, che aveva entusiasmato legioni di intellettuali in attesa plaudente di vedere sorgere su pile e pile di cadaveri l’uomo nuovo, finalmente disalienato dalle terribili contraddizioni della società borghese.

 

Per alcuni intellettuali, voluttà irresistibile è tradire la ragione, violentare la realtà in nome di allucinazioni e di astrazioni pure, di fantasmi della mente che si ribellano furentemente a ogni sano tentativo di esorcismo.  Non era il forse il torvo sacerdote dell’ortodossia marxista, György Lukács a proclamare, se i fatti non si conformano alla teoria peggio per i fatti?

E Goya, sommamente rappresentò questo sprofondamento psichico nelle pitture nere della Quinta del Sordo, dove, la tenebra che avvince l’intelletto la fa da padrona e sembra essere invincibile. Il sonno della ragione quanto più atterrisce quando ne sono vittime coloro che dovrebbero salvaguardarla.

 

 

 

 

[1] Leszek Kolakovski, Intellettuali contro l’intelletto, in Lo spirito rivoluzionario, La radice apocalittico-religiosa del pensiero politico moderno, PGRECO, 2013.

[2] Pascal Bruckner, Il singhiozzo dell’uomo bianco, il terzomondismo: storia di un mito duro a morire, Ugo Guanda Editore, 2008.

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