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Torvo carnevale

dicembre 29, 2018 • Agorà, z in evidenza

 

di Niram Ferretti-

La rete nera degli antimodernisti italiani non è vastissima ma gode di una certa trasversalità che accorpa, sovrappone, o solo avvicina amorosamente, neofascisti a cattocomunisti, anti-conciliaristi tridentini a islamofili, propalestinisti a filosciiti, complottisti a anti-mondialisti, tutti rigorosamente antisionisti e quasi sempre affratellati da una certa dose di antisemitismo che li accomuna in profondità, con vari gradi di intensità.

D’altronde, che la modernità sia una “malattia” ebraica è luogo comune incistato nei nostalgici della Tradizione e del papa re, o di neopagani alla Benoist, i quali vagheggiano di un sacro tramontato, sostituito dalla divinità del denaro, l’unica e vera religione ebraica, secondo Marx. Beninteso, un sacro che nulla avrebbe a che vedere con quello istituzionalizzato dal monoteismo rigoroso ebraico, questo sarebbe solo una usurpazione di una tradizione ben più antica e immemorabile a cui tornare per abbeverarsi alla vera fonte della saggezza e della sapienza.

L’importante, in ogni caso, è il rifiuto del moderno, del Weltmarket, del libero mercato, del dispiegamento delle merci che non conosce frontiere e barriere ed è l’esempio più palese di mondializzazione. Si sa che le banche sono parte in causa, e le banche sono per antonomasia ebraiche, c’è sempre l’ebreo che tiene i fili, che manovra dietro le quinte come insegnano i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, il grande romanzo criminale creato dall’Ocrana, la polizia segreta zarista, alla fine dell’Ottocento, attraverso un opera di montaggio di testi precedenti, in cui, un sinedrio di reggenti ebrei si incontra nottetempo a Praga in un cimitero e lì espone i propri piani di sovversione e di dominio. Roba che sarebbe piaciuta a Eugène Sue, di fattura grossolana e per questo di facile appiglio su menti poco propense a quella che Hegel chiamava “la fatica del concetto”.

Pensare costa, meglio trovare tutto bello e pronto, una spiegazione riassuntiva per i mali del mondo, un colpevole, o meglio dei colpevoli, sempre loro, si sa, fin dalle origini della creazione. Ma se gli ebrei son cattivi e infidi, come insegna anche il Corano, un testo molto amato dai tradizionalisti neofascisti, non da meno lo sono gli amerikani, e d’altronde lo pensavano già Hitler e Mussolini, specialmente il primo, che l’America fosse una nazione sotto il giogo ebraico. E Franco Cardini, medievalista, e uomo di molti vestimenti, ma infondo sempre coerente con il suo assunto di rifiuto del moderno, non ha forse scritto nel 2003 un libro dal titolo suggestivo, Astrea e i Titani, in cui, colui che da giovane fu seguace dell’ex collaborazionista belga Jean Thiriart, ardente ammiratore del Terzo Reich e fondatore della Giovane Europa, l’organizzazione che aveva come scopo quello di sganciare il vecchio continente dagli Stati Uniti e dal Patto Atlantico, fa figurare gli Stati Uniti come il cupo Mordor  de Il Signore degli Anelli ? Cardini quando esce dal Medioevo e si avventura nella storia contemporanea suona come una brutta imitazione di Noam Chomsky, che se conoscesse l’italiano, molto apprezzerebbe i j’accuse  cardiniani.

Nel testo in questione, a un certo punto, lo storico fiorentino si pone una domanda davvero inquietante che è come un pezzo di carne sugosa gettato nelle fauci della muta affamata dei complottisti, ed è questa: “Quali sono le forze reali che costituiscono e sostengono il governo degli Stati Uniti d’America? Di quale potere sovrano esso è rappresentante, di quale sovrana volontà esso è l’esecutore, al di là delle forme giuridiche preposte a legittimarlo?”. Meditate, gente, meditate, come diceva Renzo Arbore nella pubblicità di Assobirra. E meditiamo infatti, meditiamo, anche su di un’altra frase che ci dà i brividi, e che segue quella appena citata: “E’ sua la detenzione del potere imperiale; o dietro di esso e ad altre forze, attualmente ‘in presenza’ nel mondo si cela un ‘impero invisibile che in realtà è irresponsabile-nel senso etimologico del termine, che cioè non è responsabile, non deve rispondere delle sue azioni-dinanzi ai suoi sudditi, i quali neppure sanno-o, almeno, non con chiarezza-di essere tali?’”.

Il potere dietro il potere, la scena arcana celata agli occhi degli ingenui, gli arcana imperii. Cosa c’è di più appetibile per i cultori di esoterismo politico? E non sono forse queste poderose interrogazioni di Cardini che, se non ci spingono direttamente dentro i Protocolli ci avvicinano molto alla loro zona? Anche se Cardini, non lo dice, come non pensare, che questo fantomatico potere sarebbe quello della lobby ebraica che, a detta di Bin Laden e non solo, controllava il governo americano e gli faceva fare le guerre per procura? Ma se Cardini insinua, senza mai affermare, lui, così insospettabile nel coltivare fantasie antisemite e che ha trovato nel Corano un complemento del Vangelo, diverso è il caso di Maurizio Blondet, il decano dei complottisti italiani, il quale negli anni ‘90 pubblica un libro dal titolo suggestivo, Gli Adelphi della dissoluzione in cui la casa editrice fondata da Roberto Calasso diventa il crocevia di un complotto neo-gnostico in cui sono coinvolti tutti, ma proprio tutti, da Enrico Cuccia a Elemire Zolla, dai Rothschild (ovviamente) ai Rockefeller (ovviamente) da Gurdjieff a Franco Battiato. Mancano Pluto e Paperino alla lista ma solo perché l’Adelphi non si è mai occupata di fumetti. Da allora, Blondet ne ha fatta di strada nel circuito underground dei complottisti nostrani per i quali è una specie di santone, un guru che insegna che bisogna sempre guardare all’ebreo, nella fattispecie all’ebreo israeliano per rendersi conto di quanto perfidi davvero siano questi “giudei” come li chiama con malcelato sprezzo da cattolico pre- conciliare, spiegando che Israele è davvero il male sulla terra, che l’Iran è buono, e gli USA sono tanto ma tanto cattivi pure loro.

Ma infondo Cardini e Blondet, sono facce dello stesso prisma a cui appartengono anche piccoli travet del complottismo e della dietrologia d’accatto come il bolognese Paolo Sensini, il quale fornisce ai suoi lettori la medesima narrativa fatta di poteri onnipervadenti e minacciosi, di cui quello ebraico e ameriKano sarebbe, ovviamente, il più temibile, e su Facebook scrive post godibilissimi che avrebbero deliziato Giovanni Preziosi e Julius Streicher ma che oggi soprattutto piacerebbero molto ad Ali Khamenei se avesse il tempo e la voglia di sbirciare la sua bacheca, facendosi tradurre i testi in farsi.

 

Sono solo alcuni esempi di quell’accorpamento che nel rifiuto del moderno, visto come opera satanica che si propaga in nome di Mammona e che ha in Forza Nuova e Casa Pound le sue centurie, indicano i massimi colpevoli negli Stati Uniti, e se non esplicitamente antisemiti, fanno uso di tropi innegabilmente tali, oppure alludono, insinuano, ma soprattutto forniscono una versione della storia in cui i colpevoli sono immancabilmente la democrazia e il progresso, inteso come progresso economico e tecnologico, e i suoi nemici, che pure se ne servono, sono sempre e solo le vittime che combatterebbero contro questa “tirannia”. Il fatto che queste presunte vittime siano, come nel caso dei musulmani, portatori di una visione del mondo arcaica e primitiva non solo non fa problema ma anzi è da guardare con ammirazione.

Stiamo qui bazzicando nello scantinato o seminterrato, siamo nella subcultura così di moda oggi, dove la Storia è un unico grande complotto ordito da poteri minacciosi e invisibili che però gli “illuminati”, coloro i quali hanno il lumen della superiore conoscenza o gnosis, sono in grado di indicare ai loro adepti. Si trovano qui molti rimasugli o pezzi di occasione, tutta una rigatteria a cui attingere per ammobiliare con cattivo gusto esemplare le proprie stanze frequentate anche da giullari come Diego Fusaro, il quale pur non indossando l’orbace di preferenza non disdegna chi lo tiene nell’armadio, per raccontarci anche lui, che tutto, ma proprio tutto il male è nel capitale e che i nostri arconti, sono sì, i Signori delle Banche aggiogati al traino di…George Soros, il Grande Arconte e che paesi come l’Iran e la Siria sono esempi a cui guardare per la nostra emancipazione.

Spettacolo penoso quello di chi, incapace di contemplare il presente a occhi lucidi e disincantati, con realismo critico ed equilibrato, si crea tutto un mondo popolato di fantasmi e potentati, si fabbrica una intera demonologia in modo da offrire ristoro al proprio spaesamento, alla propria cronica frustrazione di non potere (per fortuna) intervenire sugli eventi.

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