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La morta gora dell’Europa antisemita

dicembre 6, 2018 • Paralleli, z in evidenza

di Niram Ferretti –

 

“L’Europa secondo me è finita. Ogni giorno si vedono persone attaccate in un modo o nell’altro in tutta Europa. Vedete persone uccise nei musei in Belgio, persone uccise nelle scuole in Francia, persone attaccate in Inghilterra. C’è solo un posto dove gli ebrei possono andare “.

Così dichiara Mark Lewis uno dei maggiori avvocati britannici in una intervista all’israeliana Channel 10 News. Lewis ha deciso di lasciare per sempre il suo paese, la Gran Bretagna, e di trasferirsi in Israele. Non è stata una decisione facile ma è quella che da ebreo, ha reputato fosse la migliore.

La sua compagna, Mandy Blumenthal, a sua volta ha dichiarato, “Abbiamo accelerato la nostra decisione di trasferirci in Israele perché  l’antisemitismo è stato istituzionalizzato e accettato nella vita di tutti i giorni”.

“Jeremy Corbyn ha spostato la pietra e gli antisemiti sono strisciati fuori. Non torneranno indietro”, ha aggiunto Lewis.

Non è il leader del Labour il responsabile dell’incremento dell’antisemitismo in Gran Bretagna, ma certo, il virulento antisionismo del partito da lui guidato, e diventato il principale vessillo della sua politica estera, molto ha fatto per provocare il bene noto cortocircuito tra antisionismo e antisemitismo. Se una veterana laburista, come Dame Margaret Hodge è arrivata a dire pubblicamente, “Mia nonna e mio zio sono stati assassinate da Hitler e i miei molti cugini uccisi nelle camera a gas…Sono entrata nel partito laburista per combattere il razzismo. Trovarmi, cinquanta anni dopo, nel 2018, a confrontarmi con l’antisemitismo nel mio stesso partito è semplicemente orribile”[1], significa che qualcosa è andato terribilmente storto.

Uno dei maggiori e più acuti analisti del fenomeno, Pierre André Taguieff ha fatto recentemente il punto sulla situazione

“Nei primi anni ’80, ho parlato di ‘antiebraismo contemporaneo’ perché ho scoperto che l’espressione ‘antisemitismo’, creata dagli anti-ebrei intorno al 1879-1880, non ci permetteva di capire l’osservabile ondata anti-ebraica nel periodo post-nazista. Nelle interpretazioni della ‘questione ebraica’, le parole hanno una grande importanza e un potere simbolico. Secondo me, il termine ‘antisemitismo’ non simboleggiava correttamente ciò che stava accadendo. La ricostruzione di una ‘questione ebraica’ in Europa non ruotava attorno al conflitto razziale tra Semiti e Ariani, ma attorno all’opposizione tra ‘sionisti’ e ‘antisionisti’. La strumentalizzazione dell’anti-razzismo mi è sembrata un elemento nuovo nell’anti-sionismo radicale. Ecco perché ho usato il vecchio termine ‘giudeofobia’ ridefinendolo a modo mio. Nella ‘classica’ giudeofobia, chiamata antisemitismo, siamo nel razzismo, nel senso che gli ebrei erano considerati una razza ostile. Nel caso della nuova giudeofobia, è al contrario nel nome dell’antirazzismo che gli ebrei sono stigmatizzati e demonizzati, come ‘razzisti’. In un caso, gli ebrei sono accusati di essere una razza maledetta, nell’altro gli ebrei sono accusati di essere razzisti. Gli ebrei sono considerati sionisti, reali o potenziali, e il sionismo è accusato di essere un razzismo, una ‘forma di discriminazione razziale’”[2].

L’estate scorsa, Alain Finkielkraut, in una intervista al Times of Israel, ha dichiarato, “Sono estremamente preoccupato, sia per gli ebrei francesi che per il futuro della Francia. L’antisemitismo che stiamo sperimentando oggi in Francia è il peggiore che io abbia mai visto nella mia vita e sono convinto che andrà peggiorando”[3].

Robert Wistrich, il grande storico dell’antisemitismo aveva previsto all’inizio del nuovo secolo che l’onda nera dell’antisemitismo sarebbe salita in Europa. Lo ha scritto in numerosi articoli. Sapeva assai bene che l’antisionismo era ed è una foglia di fico dell’antisemitismo e che la demonizazzione di Israele era ed è il miele che attira a frotte gli antisemiti offrendo loro una piena legittimazione in nome della vulgata confezionata nell’ex Unione Sovietica, secondo cui Israele sarebbe uno stato razzista e gli arabi palestinesi delle vittime dei suoi soprusi.

“Nel marzo del 2007, un sondaggio della BBC, mostrò una percezione negativa di Israele in Germania (77%), Francia (66%) e nel Regno Unito (65%), un livello scioccante di antipatia nei confronti dello Stato ebraico nei tre paesi leader dell’Unione Europea“[4], scriveva nel suo opus magnum, “Una Ossessione Letale: l’antisemitismo dall’antichità al jihad globale“, 941 pagine, per raccontate questa micidiale patologia che accompagna l’umanità dall’antica Roma ad oggi.

Il verdetto di Mark Lewis suona molto credibile, “L’Europa è finita”. L’Europa della dhimmitudine, degli amorosi sensi con i potentati islamici, della capitolazione petrolifera del ’73, della svendita di Israele, l’Europa che scende in piazza contro Israele tutte le volte che si difende, l’Europa che, con le lodevoli e sparute eccezioni di alcuni stati dell’Est, vota compatta all’ONU contro Israele, l’Europa che abbraccia l’Iran, salvo poi sorprendersi se Teheran prepara attentati sul suo suolo, l’Europa che inaugura moschee su moschee e legittima nei suoi atenei convegni e incontri in cui Israele è rappresentata come la feccia della terra (in Italia eccelle l’Università di Torino).

Questa Europa è “finita”, da tanto tempo in realtà, da quando non ha voluto più difendere Israele, dal 1967 in poi, riconoscendola come parte integrante e di se stessa, ma invece di farlo, l’ha respinta, condannandola, come ha fatto, nei secoli, nei confronti degli ebrei quando era conveniente farlo.

 

L’Europa preda dell’ubriacatura del multiculturalismo, allucinata dal politicamente corretto, vergognosa delle sue radici giudaico cristiane, tanto da non vere voluto riferirsi ad esse nel 2002 nel preambolo della Costituzione Europea, preferendovi un riferimento generico e neutro alle “eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa”. Declinazione pluralistica, anodina, improntata a una apparente par condicio rispettosa di tutti e di nessuno in nome di un ibridismo già post-identitario e pronto a non offendere sensibilità specifiche, soprattutto quelle musulmane anche in vista, all’epoca, di una possibile e futura inclusione della Turchia all’interno dell’Unione. E’ questa Europa dalla quale Mark Lewis se ne va, per approdare là, dove da ebreo non deve vergognarsi di poterlo mostrare pubblicamente. Come dargli torto?

 


[1] Margaret Hodge, I was right to confront Jeremy Corbyn over Labour’s Antisemitism, The Guardian, 18 luglio 2018
[2] Antoine Lagadec, Pierre-André Taguieff : « Dans la nouvelle judéophobie, les juifs sont assimilés non seulement à des racistes mais à des nazis », Revue des deux mondes, 25 novembre 2017.
[3] Robert Sarner, Controversial Jewish analyst Alain Finkielkraut is worried for France’s future, The “Times of Israel, 24 agosto 2018
[4] Robert S. Wistrich, A lethal Obsession, Antisemitism from Antiquity to the Global Jihad, Random House, 2010, p.432.

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