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A salvaguardia della pace nel nome di Maometto

ottobre 31, 2018 • Agorà, z in evidenza

 

di Niram Ferretti –

Non si potrà forse dire più quello che è palesemente evidenziato in alcuni testi appartenenti a una grande religione sulla quale sempre più si stringe il cordone sanitario della censura. Tempo fa, durante una trasmissione televisiva, l’esuberante Daniela Santanchè dichiarò che Maometto era un pedofilo. Ci furono reazioni indignate ma misurate. Da allora molte cose sono peggiorate.

Per chi conosce la storia matrimoniale del profeta, è cosa nota che egli, a 53 anni sposò una bambina di sei anni di nome Aisha, con cui consumò il matrimonio quando lei ne aveva nove. E’ scritto chiaramente negli hadit, il corpus di storie sul profeta, che insieme al Corano e alla sua biografia, costituiscono l’insieme dei testi base dell’Islam.

Ora si da il caso che fossero tempi diversi, non propriamente quelli di oggi. Parliamo infatti del VII secolo. La morale era diversa. La sensibilità era diversa, e così via. Todo cambia, cantava Mercedes Soza, consapevolmente o inconsapevolmente citando Eraclito, anche se molte cose restano uguali, perché se tutto cambiasse non si potrebbe nemmeno dire che tutto cambia. E nell’Islam, che  si basa su ciò che venne codificato nel VII secolo tra la Mecca e Medina, cambia poco o niente.

Certo, gli hadit non furono dettati a Maometto dall’arcangelo Gabriele, eppure sono considerati nella loro collezione più autorevole, quella di Bukhari, testi canonici. In essi vengono dette molte cose sulla vita del profeta, tra cui anche della sua relazione con Aisha. Appunto. E il profeta, per i musulmani è l’esempio paradigmatico da seguire. L’esempio perfetto. Non importa che oggi in Occidente soprattutto, ma non solo, un uomo di 53 anni che faccia sesso con una bambina di 9 anni sia considerato un pedofilo, e se scoperto venga arrestato. Quello che importa è che se lo faceva Maometto, si può fare. Lo pensano i seguaci dell’Isis con le loro spose bambine, ma non solo.

Anche quell’anima pia e santa che fu l’ayatollah Khomeini aveva idee assai chiare sul sesso con i minori quando dichiarava, correggendo un po’ le abitudini del profeta, che “Chiunque abbia una moglie di nove anni non può penetrarla, sia che sia sua moglie permanentemente o temporaneamente. Ma sono consentite altre forme di piacere sessuale, come toccamenti lascivi, abbracci o lo strofinamento del pene sulla coscia della bambina anche se è ancora un’infante”.

In una decisione annunciata questa settimana, la Corte Europea per i Diritti Umani con sede a Strasburgo ha stabilito sulla base del caso di una donna austriaca sanzionata per avere affermato che Maometto era un pedofilo, che la sanzione non costituirebbe una lesione al suo diritto di libertà di espressione, in quanto il diritto alla libertà di espressione va conciliato con il diritto altrui di vedere salvaguardati i propri sentimenti religiosi e serve lo scopo legittimo di (attenzione, perché questo è il punto) “preservare la pace sociale [in Austria]”.

Certo, c’è da chiedersi come mai la preservazione della pace sociale in Austria e altrove non venga mai invocata quando si tratta di salvaguardare i sentimenti religiosi dei cristiani, o di altre confessioni religiose. E’ legittimo, per esempio, per un “artista” fotografare un crocifisso con Cristo immerso in un bicchiere con la propria orina come fece Andrea Serrao nel 1987, oppure fabbricare una scultura di una rana appesa alla croce con la lingua penzoloni, in una mano un boccale di birra e nell’altra un uovo, come avvenne a Bolzano nel 2008 con l’opera di Martin Kippenberger.

All’epoca Benedetto XVI scrisse una lettera al presidente del consiglio regionale del Trentino-Alto Adige in cui scriveva che l’opera di Kippenberger «ha ferito il sentimento religioso di tante persone che nella croce vedono il simbolo dell’ amore di Dio e della nostra salvezza, che merita riconoscimento e devozione religiosa». Ma si sa, del sentimento religioso dei cristiani si può fare strame, e “l’arte” non può essere certo censurata, mentre va attentamente salvaguardato il sentimento religioso dei musulmani. Ne sanno qualcosa tutti coloro i quali, da Theo Van Gogh ai vignettisti di Charlie Hebdo, hanno pagato con la vita per averlo offeso. Così come ne sanno qualcosa, sempre per restare in Europa, Salman Rushdie e oggi Robert Redeker, costretto a vivere blindato dopo avere pubblicato nel 2006 su Le Figaro un articolo critico dell’Islam.

Ma c’è sempre un giudice a Berlino, pardon, a Strasburgo, che in ossequio alla dhimmitudine europea, ci illustra che Maometto è intangibile. La pace sia su di lui, e soprattutto sia sull’Austria e su tutti noi.

 

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