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La manovalanza dell’odio antisemita in rete

ottobre 29, 2018 • Agorà, z in evidenza

di Niram Ferretti –

 

Robert Bowers, l’uomo che ha ucciso undici cittadini americani ebrei a Pittsburgh, da tempo scriveva post deliranti e carichi di odio sui social, ma nessuno lo prendeva sul serio.

Bowers era attivo su una piccola piattaforma simile a Twitter nel funzionamento, dove scriveva i suoi deliri assieme ad altri simpatizzanti nazisti. Pubblicavano immagini di svastiche ed elogi a Hitler.

Facebook è piena zeppa di profili antisemiti e antisionisti, su i quali gente mentalmente disturbata scrive e pubblica le peggiori infamie sia sugli ebrei che su Israele. C’è chi, come Robert Bowers, agisce da solo, prende un fucile o una pistola e irrompe in una sinagoga conservative a Pittsburgh e spara su quelli che considera “figli di Satana”, c’è chi invece non agisce in proprio ma armerebbe volentieri le mani altrui. Questi seminatori di odio sono fiancheggiatori dei terroristi e degli assassini. Istigatori morali all’omicidio.

Facebook si vanta di avere standard alti relativamente all’inibizione dei post che incitano all’odio e alla discriminazione, ma tutti coloro che frequentano il social sanno che questi standard sono molto molto laschi. Chi vorrebbe uccidere e non ha il coraggio o la determinazione di farlo, istiga, propaga menzogne, appesta, crea un clima tossico di odio e violenza verbale.

L’assassinio degli ebrei non nasce da sé, non spunta dal nulla, ma da un terreno preparato e coltivato, da menzogne, infamie, teorizzazioni allucinate. Tutti dovrebbero leggere quel libro essenziale che è “Licenza per un genocidio: I “Protocolli dei Savi di Sion e il mito della cospirazione ebraica”, di Norman Cohn per meglio comprendere la psicosi antisemita.

In esso, tra le molte cose scritte viene ricordato l’assassinio, nel 1922, di quel uomo geniale che fu Walter Rathenau, ebreo, industriale, inventore, ministro degli Esteri tedesco. Il suo assassinio venne doviziosamente preparato dalla stampa di estrema destra. Fu una vera e propria campagna d’odio che armò le mani dei giovani che poi lo assassinarono.

Allora non c’erano i social, e i giornali venivano letti molto più di oggi. Oggi sono i social i mezzi che propagano più diffusamente l’odio contro gli ebrei e contro Israele, istigando la violenza. Ed è qui che bisognerebbe intervenire inibendo ai fiancheggiatori morali dei terroristi e degli assassini di potere scrivere ciò che scrivono impunemente.

L’istigazione a delinquere non è solo quella palese, ma anche quella più subdola, meno diretta, ma altrettanto pericolosa. La nazificazione di Israele, il racconto forsennato e perpetuo dei suoi demonizzatori che vogliono rappresentarlo come uno Stato canaglia e gli arabi-palestinesi come vittime innocenti, non ha nulla di diverso da chi nel Medioevo raffigurava gli ebrei come appestatori, profanatori di ostie, avvelenatori e sacrificatori di bambini. Si tratta della stessa materia fecale riproposta, riaggiornata, ma è sempre la medesima.

Robert Bowers scriveva i suoi allucinati post contro gli ebrei e il loro immaginario potere come oggi gli antisionisti virulenti scrivono di Israele come di uno Stato canaglia che governerebbe addirittura la politica degli Stati Uniti (una variante del governo mondiale ebraico figliata dai “Protocolli”).

Bowers dallo scritto è passato all’azione. I propagatori di odio antisemita e antisionista dei social sono tutti potenziali Bowers nella loro immaginazione, vorrebbero gli ebrei annientati, Israele distrutto. Ci sarà sempre qualcuno disposto ad ascoltarli.

 

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