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Erdogan, come si controlla la scuola e l’informazione

ottobre 28, 2018 • Cultura e Società, z in evidenza

Redazione –

Dopo aver vinto il secondo mandato di Presidente lo scorso giugno, dotato dei poteri esecutivi rafforzati dal referendum del 2017, Erdogan sta procedendo a consolidare la realizzazione della sua “nuova Turchia”, molto più chiusa in se stessa, che fin dalla sua prima elezione è il suo obiettivo dichiarato.

Le purghe successive al fallito colpo di stato di luglio 2016, che inizialmente hanno preso di mira i militari e la burocrazia, si sono estese a tutti gli altri settori della società, mentre il governo agiva per mettere a tacere gli oppositori. Il licenziamento di migliaia di accademici dalle università ha generato una fuga di cervelli: studiosi di tutte le discipline hanno cercato impiego all’estero.

Ma il problema principale è che in Turchia è ormai profondamente radicato nella scuola di base un sistema didattico che ostacola lo sviluppo della competenza critica, anziché svilupparla. Dal 2016 nel programma nazionale di istruzione primaria statale non è più presente la teoria dell’evoluzione; vi sono invece molti chiari riferimenti a ruoli prestabiliti di genere.

Agli scolari viene insegnato innanzi tutto a rispettare lo stato e l’autorità. Entro un decennio tale manipolazione del sistema educativo creerà probabilmente la prima generazione di giovani Turchi sospettosi nei confronti del ragionamento scientifico e degli stranieri, che guarderà all’autorità per valutare che cosa sia giusto e che cosa sbagliato.

I media perpetueranno questa trasformazione, poiché leggi sempre più restrittive impediscono ai lettori e agli spettatori l’accesso a fonti di informazione indipendenti e critiche.

Un atteggiamento di simile chiusura sta prendendo piede anche in campo economico. Erdogan addebita il declino della lira turca a “speculatori” e “accaparratori”, dice che la soluzione è smettere di comprare dollari ed euro e usare soltanto la valuta nazionale e prodotti nazionali.

Il genero di Erdogan, Berat Albayrak, che come Ministro delle Finanze è responsabile della supervisione dell’economia, ha invitato i commercianti a non aumentare i prezzi e ha invitato le forze dell’ordine e i consumatori a segnalare “aumenti arbitrari dei prezzi”.

È l’inizio di un percorso che, se perseguito, condurrà a un’economia autarchica, chiusa all’innovazione, senza possibilità di sviluppo.

L’iniziativa di giornaliste e giornalisti liberi (ÖGI) ha pubblicato un bilancio sulla repressione e le violazioni di diritti relativi alla libertà di stampa per il mese di settembre in Turchia. In questo rapporto si afferma che perfino il lavoro giornalistico quotidiano viene considerato un reato. Così per esempio un reportage su un padre che per via della situazione economica ha commesso suicidio, viene considerato un reato. Per via della notizie sono stati arrestati due corrispondenti.La stampa libera viene ulteriormente limitata e resa illegale.

Secondo il rapporto dell’iniziativa il potere dell’Ente per le Telecomunicazioni e i Media (RTÜK) su Internet ha portato a una molteplicità di sanzioni contro la diffusione di notizie attraverso la rete. In questo modo vengono affrontati anche gli strumenti di comunicazione dell’opposizione e media alternativi che trovano diffusione attraverso Internet. D’ora in avanti anche le radio e tv su Internet hanno obbligo di autorizzazione.

Al mancato rispetto delle regole di RTÜK la trasmissione viene interrotta e avviato un procedimento penale. La procedura di autorizzazione viene condotta insieme dai servizi segreti MIT e da RTÜK. Questo è un ulteriore passo dello Stato per limitare ulteriormente le libertà. Questa pratica limita la stampa libera, si cerca di limitarla e di renderla illegale.“

Secondo il rapporto dell’iniziativa nel mese di settembre si trovavano in carcere 173 giornalisti e giornaliste, quattro sono stati arrestati, un altro messo in carcere, 110 giornaliste e giornalisti sono comparsi in tribunale, contro uno è stato avviato un procedimento giudiziario, contro altri quattro sono partite indagini. Cinque giornaliste e giornalisti sono stati condannati complessivamente a 21 anni e tre mesi di carcere, quattro giornaliste e giornalisti hanno avuto una sanzione economica di 27.000 Lire turche, 53 giornaliste e giornalisti sono stati licenziati o si sono dimessi e undici giornaliste e giornalisti sono stati rilasciati.

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