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Mala tempora

settembre 28, 2018 • Paralleli, z in evidenza

di Niram Ferretti –

Il tempo della caccia alle streghe è il nostro ed è in pieno corso. La colpevolezza è già sancita prima ancora che il reato venga provato. I mostri abbondano. Primo della lista per importanza e mostruosità è il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Era già un impresentabile quando si candidò alle presidenziali, come impresentabili, (“canestro di deplorevoli” ebbe a chiamarli Hillary Clinton), erano i suoi elettori.

Marine Le Pen era già un mostro prima di Trump. Se avesse vinto alle elezioni francesi la Francia avrebbe cominciato a deportare i musulmani in massa e poi, probabilmente, sarebbe stato il turno degli ebrei. Poi c’è stata un’altra apparizione teratologica, è stato il turno di Matteo Salvini. La sinistra post terremoto elettorale, ancora coperta di calcinacci e polvere ha subito iniziato ad urlare all’unisono che il nuovo Ministro degli Interni ci avrebbe sprofondati nell’abisso. Il razzismo sarebbe aumentato e la caccia al nero, come nell’Alabama di Missisipi Burning, sarebbe diventata il nuovo sport italico.

A tutto ciò si aggiunge l’isteria talebana del movimento Metoo#, il comitato di salute pubblica contro il Maschio, reo di possedere un pene, e dunque, già per quello potenzialmente molestatore e stupratore.

Quando le streghe vengono cacciate ci vogliono sempre i giudici, irreprensibili custodi della Virtù. Così i giudici di Nanterre, in Francia, hanno consigliato a Marine Le Pen di sottoporsi a una visita psichiatrica per avere postato via Tweet nel 2015 immagini di corpi decapitati dall’ISIS.

Nel contempo altri processi sono in corso come quello al Senato degli Stati Uniti nei confronti di Bret Kavanaugh, nominato da Donald Trump il 9 luglio giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti.

Kavanaugh deve ora difendersi dalle accuse rivoltagli da Christiane Blasey Ford, oggi professoressa a Palo Alto. Avrebbe tentato di abusare sessualmente di lei 35 anni fa al liceo. All’epoca la futura professoressa aveva 15 anni, Kavanaugh 17. Ma nulla si perdona nell’America di Salem a intemperanze postpuberali sotto l’effetto di qualche birra, soprattutto se poi crescendo si diventa conservatori e giudici di rango.  Se in aggiunta si viene addirittura scelti dal mostro Trump per venire eletti alla Corte Suprema, non c’è più speranza.

Il problema però non è questo. E’ la gogna preventiva e il fatto che non esiste alcuna prova che dimostri che effettivamente, quando era poco più di un ragazzino, Kavanaugh cercò di violentare la minorenne Ford. Lui lo nega con fermezza, lei lo afferma, però, attenzione, i Custodi della Virtù lo hanno già condannato. Chiedono che ammetta di non potersi ricordare, di avere una memoria incerta su fatti ed episodi del passato, soprattutto se era ubriaco quando avvennero. Questa ammissione di smemoratezza che gli viene chiesta dalla stampa liberal sarebbe, ovviamente, il modo per inchiodarlo. “Se ammette di non essere sicuro, allora significa che potrebbe essere colpevole, ergo è colpevole“. A questa aberrante implicazione giunge la virtuosità colpevolista.

Quindi, sul Washington Post, Greg Sargent immagina a beneficio di Kavanaugh una possibile dichiarazione di contrizione nella quale direbbe, “Quando mi guardo indietro mi rendo conto che io e i miei amici ci divertivamo in virtù dei nostri privilegi, eravamo maschi, bianchi e ricchi e destinati ad avere illimitate opportunità difronte a noi”. Le donne, dunque non potevano che essere oggetti o bottini di conquista. Insomma, così come secondo Sant Just, non si poteva regnare ed essere innocenti, per il “giudice” progressista Sargent sono il censo, l’appartenenza sessuale, il colore della pelle che predeterminano alla sociopatia, inducono al delitto.

Per il precursore di Sargent, Lenin, la colpevolezza senza fallo risiedeva nella condizione di appartenere alla borghesia. Alla lista potrebbe aggiungere anche, l’essere repubblicani. Sarebbe l’ultimo tassello dell’anamnesi.

Questa è l’aria che tira, brutta, fetida, piena di tribuni e tribune dello Stato etico, tutti invariabilmente progressisti, con fiaccole e forconi in mano, con braccio teso e indice ammonitore. Gli Stati Uniti ne rappresentano l’eccesso, ma anche qui da noi, in Europa, le parole d’ordine sono le medesime.

Si bruciano le effigi, si lanciano anatemi, se si potesse si spiccherebbero molte teste. Il “processo” farsa a Kavanaugh che comunque vada ne ha infangato perennemente la reputazione, cristallina fino a poco prima che Trump lo nominasse alla Corte Suprema, è uno dei segni chiari di quale sia l’imbarbarimento e il tentativo senza sosta posto in essere dagli autoproclamati Fiaccolai dei Progresso di distruggere chi ha un’idea di società diversa da quella che professano.

 

 

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