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Lo Yemen al tempo del colera

settembre 24, 2018 • Medio Oriente, z in evidenza

 

Redazione –

L’attuale guerra civile nello Yemen, iniziata nel 2015, non è che l’ennesima ripresa della lunghissima serie di scontri fra etnie e tribù, sempre sostenuti da diverse potenze regionali e internazionali, iniziata alla fine della Seconda guerra mondiale.

Ad aprile 2015 venne bombardata la centrale elettrica di Sanaa, la capitale, che cessò di funzionare. Dopo poco sparì dal mercato anche il gasolio con cui si cercava di fornir energia agli impianti essenziali alla vita civile. Cessò di funzionare anche l’impianto di depurazione delle acque dell’acquedotto.

Nei primi mesi del 2016 la città di Sanaa, che aveva circa 500000 abitanti, dovette accogliere circa un milione di profughi che scappavano da altre aree, soprattutto dalla regione costiera del Mar Rosso, la più contesa. Le strutture igieniche e sanitarie furono messe a dura prova dal triplicarsi della popolazione in pochi mesi. Ad agosto-settembre si verificarono i primi casi di colera.

 Nella regione costiera si scavarono miglia e miglia di trincee. Gli scavi e i bombardamenti spaccarono le tubature delle fogne, i liquami fuoriuscirono e penetrarono nel terreno.
Durante la stagione delle piogge i liquami inquinati vennero diffusi nelle falde acquifere, raggiunsero i pozzi e anche le fonti usate per alimentare l’acquedotto. Si mangiarono ortaggi irrigati con acque inquinate. Si bevve acqua inquinata.
Su di una popolazione totale di 27,5 milioni di abitanti, 18 milioni furono esposti al rischio di contagio. Nell’arco di un anno più di un milione di persone si ammalò di colera, più di 2000 morirono, di cui circa la metà erano bambini. Intanto, la guerra continua.

La creazione del Regno saudita è una storia di conquiste guerrieredi territori conquistati, persi e riconquistati. A metà del XVIII secolo il predicatore Muhammad ibn Abd al-Wahhab si alleò con la tribù guerriera di Muhammad ibn Saud per costruire il Regno del vero Islam. Nel 1793 i Sauditi invasero il Kuwait, nel 1799 il territorio che oggi è degli Emirati, nel 1801 attaccarono Karbala nell’attuale Iraq e tennero per un breve periodo anche Bassora e Jeddah. Nel 1818 il regno saudita fu sconfitto dagli Egiziani, ma risorse più forte 100 anni dopo.

Nel 1920 i Sauditi tolsero l’Hejaz e le città sante islamiche al regno degli Hashemiti, negli anni seguenti conquistarono larghe parti dello Yemen. Il re Abdulaziz ibn Saud pensava che il controllo dello Yemen fosse la prima necessità strategica dell’Arabia Saudita.

Nel 1962 una ribellione depose il re dello Yemen e diede avvio a una guerra civile che durò otto anni, in cui i Sauditi sostennero la fazione realista. I Sauditi mantennero una notevole influenza sulla politica yemenita dopo la fine della guerra civile tramite il sostegno prestato al partito islamista Islah, affiliato alla Fratellanza Musulmana.

Un altro movimento islamista, quello degli Huthi, si sviluppò nello stesso periodo fra la popolazione sciita dello Yemen e dell’Arabia. Predicava la tolleranza e la coesistenza pacifica, ma nel 2009 passò all’attacco conquistando una zona montagnosa dell’Arabia Saudita, nella regione di Jizan. I Sauditi ritennero che la guerra sarebbe stata inevitabile.

L’occasione si presentò nel 2011 con la ribellione contro il governo yemenita in carica. I Sauditi accorsero in suo aiuto, ma a settembre 2014 gli Huthi conquistarono la capitale Sanaa e vollero cambiare la natura dello stato, facendone una repubblica. Il sostegno dell’Iran agli Huthi era particolarmente preoccupante per gli arabi sunniti. I Sauditi crearono una coalizione per combattere in Yemen con Emirati, Qatar, Kuwait, Bahrain, Egitto, Sudan, Marocco, Giordania e Pakistan, ma la coalizione non funzionò mai davvero: gli altri paesi non avevano interessi propri da proteggere in Yemen, oltre a evitare che lo stretto di Bab al-Mandeb cadesse in mani potenzialmente ostili.

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