MENU

Viktor Orbàn e i maghi della UE

settembre 12, 2018 • Politica, z in evidenza

di Niram Ferretti –

In The Strange death of Europe, Douglas Murray, riferendosi a Viktor Orbàn scrive:

“Il 15 marzo del 2016 il primo ministro dell’Ungheria usò il suo discorso cerimoniale alla Festa Nazionale per spiegare l’approccio completamente diverso dell’Est nei confronti della migrazione, dei confini, della cultura e dell’identità“.

Orbàn si metteva all’avanguardia del gruppo di Visegard, composto oltre che dall’Ungheria, dalla Repubblica Ceca, dalla Polonia e dalla Slovacchia, che si contrapponeva al “fondamentalismo liberale”, per citare Sohrab Ahmari, di Angela Merkel, alla sua sollecitazione alla UE di aprire maggiormente le frontiere all’immigrazione.

La UE ha messo Orbàn sotto processo per il suo illiberalismo. Troppo autoritario in Ungheria con magistratura e stampa, con chi ha idee diverse dalle sue. In base all’articolo 7, l’Ungheria rischia la sospensione del voto. Tuttavia, resta sullo sfondo anche un altro motivo, per il quale Orbàn non può essere messo in stato di accusa, ma per il quale è inviso alla UE, ed è di non essersi sottomesso al verbo della teologia immigrazionista a traino tedesco, uno dei capisaldi della UE.

Wir schaffen das (Questo lo possiamo fare) è il corrispettivo teutonico del Yes we can! obamiano. Sono due viatici per il progresso, due frasi magiche di esortazione. Il futuro (sì ma quale?) è a portata di mano se solo lo vogliamo. Si tratta di volerlo. E anche di non applicare i protocolli di Dublino in nome di una nuova flessibilità, di un rebranding dell’immagine troppo rigida e protocollare affibbiata ai tedeschi. Bisogna gettare il cuore oltre l’ostacolo, anche se era sempre stata Mama Merkel a dire alla ragazzina palestinese che si lamentava con lei per la famiglia rimasta in Libano, che “la politica è dura“. Questo fu prima. Prima del pianto della ragazzina. Poi Mama Merkel andò a confortarla. Il momento è topico, resterà negli annali.

Dopo quel pianto la Germania si sarebbe avviata sulla strada della virtù. No, non fu il pianto della ragazzina a determinare il nuovo corso, era già in fieri. Ma aiutò. D’ora in poi la Germania sarebbe diventata buona e avrebbe accolto di più. L’Europa le sarebbe andata dietro. Orbàn però dissente.

Orbàn dissente anche da George Soros e dalla sua tentacolare Open Society Foundations, la quale lavora indefessamente con 18 miliardi di dollari di budget, per un mondo post-nazionale e post-identitario, un mondo in cui i confini e le tradizioni specifiche dei paesi saranno abolite (attenzione non quelli dei paesi islamici, ma di quelli liberali e democratici), per fare posto a una utopia universalista in cui emergerà l’Umanità.

E’ un vecchio progetto che discende dal radicalismo illuminista e poi si incarna nell’utopia comtiana e marxista. Un progetto gnostico.

In questa prospettiva, la UE incarnerebbe le forze del Progresso, mentre Orbàn e gli altri paesi dell’Est europeo che si sono opposti alle decisioni della Germania in merito all’immigrazione, sarebbero, come è sempre nelle contrapposizioni manichee, le forze delle tenebre.

Anche Israele e gli Stati Uniti sono considerati, in questo senso, stati regressivi perché  hanno un forte senso di sé , difendono i propri confini, e non sono disposti a rinunciare alla propria identità specifica.

Orbàn non è certamente un liberale, ma il punto non è questo. L’avversione nei suoi confronti deriva in primis per il suo rifiuto di piegarsi al dogma immigrazionista e alla presunzione megalomane della UE di incarnare il futuro del continente.

Il pericolo maggiore non è tuttavia il villain Orbàn o chi la pensa come lui, definito sbrigativamente come “populista” o “sovranista”, termini fatti apposta per bollare chi si appone alla narrativa dominante, ma chi vorrebbe guidare il nostro futuro sulla base della persuasione di possedere una scienza magica. E dunque ci sarebbe da discutere se è meno liberale Orbàn, o un conglomerato di paesi che pretende di decidere come deve essere il futuro dell’Europa sulla base della convinzione di conoscere quali sono le leggi della storia e il miglior bene per tutti noi.

 

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »