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La violenza che non si vede

settembre 6, 2018 • Paralleli, z in evidenza

 

di Luigi Coppola –

“Siamo in un Paese senza etica . Da lì nasce tutto…”– L’esternazione perentoria non è un approdo qualunquista buono per tutte le stagioni, piuttosto una constatazione oggettiva che trova riscontri quotidiani nella cultura e nei costumi della società italiana. A ribadirlo con efficacia in un illuminante dibattito, la dottoressa Cinzia Mammoliti, intervenuta a Porto Torres lo scorso trentuno agosto.

“Passare oltre…”, il titolo della conferenza, organizzata dall’associazione turritana A.G.D’H.O.S, diretta da Eliana Loi, specializzata nella formazione professionale delle donne nel settore alberghiero.  L’occhiello inserito nella locandina dell’evento mostra l’essenza del fenomeno trattato: “La violenza che c’è ma non si vede: strumenti per riconoscerla”.

La partecipazione attiva di tante cittadine con una buona rappresentanza anche nel genere maschile è stata la premessa per una serata all’insegna di condivisioni, conoscenze inedite e altrettante esperienze importanti per un dialogo istruttivo protrattosi sino a tarda sera.

L’iniziativa supportata da due aziende private operanti nel settore alberghiero del territorio ha avuto inizio con i saluti del sindaco Sean Wheeler e dell’assessora ai servizi sociali Rossella Nuvoli.

Il primo intervento ha visto il vice questore aggiunto, dottoressa Bibiana Pala soffermarsi sulle attività di prevenzione e sulle strutture di accoglienza dedicate alle donne vittime di maltrattamenti, predisposte presso la Questura di Sassari.

“Spesso incutiamo timore, manca da parte di molti il senso di fiducia che in questa serata vorremmo alimentare. Come forza di polizia e arma dei carabinieri le amministrazioni statali spendono soldi per formarci. La legge sulla violenza di genere ha fornito strumenti che mancavano rispetto a un fenomeno dilagante da troppo tempo. In questura a Sassari abbiamo creato “l’aula rosa”, un luogo privo di telefoni con l’atmosfera di un salotto familiare. Con il consenso dell’utente registriamo i dialoghi. Questa modalità costituisce strumenti fondamentali per l’autorità giudiziaria rispetto al lavoro istruttorio che produrrà gli atti processuali che verranno.”  Le affermazioni rassicuranti della relatrice, suffragate da dati oggettivi e incoraggianti provenienti dal territorio e dalla competenza specifica di diverse colleghe e colleghi delle forze dell’ordine, risultano tali anche per risposta ad un importante intervento dalla platea (saranno tanti e forti i contributi del pubblico) che segnala un’attenzione carente rispetto a un caso locale.

Sulle diverse posizioni fra vittima e carnefice s’innestano gli interventi di Cinzia Mammoliti moderati dalle ispiratrici della serata, Eliana Loi e Cristina Barletta.  

Se i casi di violenza fisica sono quelli più evidenti e riconoscibili, molti dei quali sfociano nell’epilogo tragico rubricato alle cronache del “femminicidio”, diversi e diffusi quanto complicati nella definizione e nella gestione, si presentano gli episodi di manipolazione relazionale e violenza psicologica.

Forte della sua esperienza professionale, segnata da una serie d’incarichi delicati (anche con il dipartimento anticrimine del Ministero degli Interni), Mammoliti avvia la relazione con un’esperienza personale che ispira anche il suo primo lavoro editoriale, “I serial killer dell’anima”. In esso si evidenziano i comportamenti di molte donne che si lasciano maltrattare con umiliazioni e vessazioni quotidiane da troppi uomini che si presentano irresistibili adulatori per poi trasformarsi in cronici persecutori.

Ambienti comuni e difficili dove le paure e i sensi di colpa inutili concorrono poi a peggiorare la situazione, condannando la vittima a condizioni dolorose e destabilizzanti dalle quali l’uscita risulta impresa disperata se non impossibile.

Il fenomeno delle manipolazioni affettive è vasto e coinvolge ampi settori delle relazioni umane. L’esperta approfondisce le connotazioni patologiche dei soggetti avvalendosi dei suoi successivi libri date alle stampe. Con “Intervista ad un narciso perverso” elabora il concetto di “vampiro energetico”, un profilo ambiguo capace di depauperare la propria vittima assorbendone sentimenti ed energie. Uno psicopatico privo di rimorsi, insensibile al dolore che provoca alla propria vittima. Da queste analisi deriva la definizione corretta dei tanti protagonisti in campo: psicopatico, disturbato, narcisista e ancora altri contemplati nei manuali sanitari sullo studio dei comportamenti applicati (ABA). Alcuni riscontri frutto del lavoro di Mammoliti sono inediti se non sorprendenti: “Tra i più grandi manipolatori ci sono le vittime” – ed anche: “La donna manipolatrice può essere molto più crudele del manipolatore” – basti pensare a molti rapporti incoerenti fra madri e figli. Ricondurre la varietà dei casi difficilmente documentabili, nell’ambito del codice di procedura penale, avvia sovente un percorso sofferto e pericoloso per il denunciante. Ricordando la revoca del vecchio reato di “plagio”, i dispositivi in materia (regolati dai codici 572 e 612 bis) non sempre riescono a risolvere subdole manifestazioni di violenza psicologica.

La criminologa si avvale ancora delle sue pubblicazioni (“Perché l’amore è una favola” e l’ultimo disponibile alla distribuzione nelle prossime settimane, “Non mi freghi più”), non per un personale ritorno commerciale quanto per sottolineare l’importanza nello studio della comunicazione, decisivo in questi fenomeni.

Mammoliti al riguardo cita altri importanti autori: da Sandra Filippini a Robert Hare.

In ogni caso rifugge il sistema mediatico, soprattutto quello televisivo, responsabile di gravi turbative (vere manipolazioni) in tanti casi cronaca. Dove la spettacolarizzazione esasperata di presunti colpevoli e vittime, fagocita in talune circostanze verdetti e giudizi, ruoli esclusivi dei giudici riuniti nelle camere di consiglio, proprie dei tribunali.

La mancata copertura da parte della stampa locale di un evento così importante per i contenuti scientifici dal forte impatto sociale, resi fruibili a un’ampia platea popolare, non è casuale e si commenta da sola.

Si moltiplicano le richieste di aiuto dalla platea, molte domande arrivano su appositi biglietti anonimi in precedenza distribuiti ai partecipanti. La Mammoliti suggerisce le norme utili a riconoscere i segnali nascosti di condizionamenti e manipolazioni: in famiglia come nei luoghi di lavoro. Le conclusioni non lasciano margini confortanti per un cambiamento d’orizzonti ravvicinato nel tempo. Occorreranno passaggi generazionali, soprattutto una crescita etica che avvicini le due principali agenzie formative della nostra società, oggi in perenne conflitto: famiglia e scuola. Sarà certamente necessario incontrarsi, replicare queste iniziative e… passare oltre.   

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