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Senza infingimenti. Il volto franco del potere

agosto 10, 2018 • Paralleli, z in evidenza

 

 

 di Niram Ferretti –

“Li uomini hanno meno respetto ad offendere uno che si facci amare che uno che si facci temere; perché l’amore è tenuto da uno vincolo di obbligo, il quale, per essere gli uomini tristi, da ogni occasione di propria utilità è rotto: ma il timore è tenuto da una paura di pena che non abbandona mai.”

Niccolo Machiavelli, Il Principe

 

Bisognerebbe rileggersi il libro V della “Guerra del Peloponneso” di Tucidide, quello in cui si svolge il celebre dialogo tra gli Ateniesi, all’apogeo del loro potere e i Meli. Nulla è cambiato in questo senso da allora a oggi per quanto riguarda i rapporti di forza e il determinarsi della storia.

Davanti ai Meli, in evidente posizione di inferiorità Tucidide mette in bocca queste parole agli ateniesi:

“Da parte nostra, non faremo ricorso a frasi altisonanti; non diremo fino alla noia che è giusta la nostra posizione di predominio perché abbiamo debellato i Persiani e che ora marciamo contro di voi per rintuzzare offese ricevute: discorsi lunghi, che non fanno che suscitare diffidenze. Però riteniamo che nemmeno voi vi dobbiate illudere di convincerci col dire che non vi siete schierati al nostro fianco perché eravate coloni di Sparta e che, infine, non ci avete fatto torto alcuno. Bisogna che da una parte e dall’altra si faccia risolutamente ciò che è nella possibilità di ciascuno e che risulta da un’esatta valutazione della realtà. Poiché voi sapete tanto bene quanto noi che, nei ragionamenti umani, si tiene conto della giustizia quando la forza incombe con parità da ambo le parti; in caso diverso, i più forti esercitano il loro potere e i più deboli vi si adattano”

I trattati, diceva Otto Von Bismarck, poi seguito da Georges Clemenceau, sono solo “pezzi di carta”.

Chi ha la forza la usa, sia militarmente sia economicamente. La diplomazia, senza avere alle spalle la forza, non ha alcun reale potere di persuasione. Lo sa assai bene John Bolton, impenitente realista hobbesiano e Consigliere per la Sicurezza Nazionale alla Casa Bianca, per il quale essa “E’ uno strumento, non è una politica. E’ una tecnica, non un fine in se stesso. Premere, per quanto onestamente, affinché possiamo confrontarci con i nostri nemici, non ci dice nulla di quello che accadrà dopo le cortesie iniziali”.

Maometto, nel 628, stipulò, nel piccolo villaggio di Hudaybiyyah, una pace con i meccani che sarebbe dovuta durare dieci anni. Lo fece perché sapeva che all’epoca disponevano di un esercito più forte del suo. Quando fu lui a essere più forte di loro, interruppe la tregua, stracciò il trattato di pace, li attaccò e li massacrò tutti.

Molti altri esempi possono essere citati per giungere alla cruda brutalità di Adolf Hitler il quale sosteneva che l’unico diritto che contasse in politica era quello della forza. In questo senso non faceva che ripetere in forma estrema quello che Tucidide fa dire agli ateniesi. Ciò che, con modalità espresse e praticate meno crudelmente e terribilmente, è sempre stato fatto sotto il sole da tutti i grandi imperi.

L’Europa che cerca di ribellarsi al fatto che il paese più potente del mondo, gli Stati Uniti, abbia deciso di imporre sanzioni economiche severissime all’Iran, fa sorridere. Gli Stati Uniti sono infatti come gli ateniesi a Melo, e gli europei che vorrebbero tenere in piedi i loro affari con l’Iran, sono come i Meli.

Donald Trump, per chi non lo avesse ancora capito, ed è forse giunta infine l’ora di capirlo, è il più cesarista dei presidenti americani sedutosi finora nello Studio Ovale. Ha finalmente sgombrato il campo dal grande equivoco che poi altro non era se non pura ipocrisia, che gli Stati Uniti fossero primus inter pares, non lo sono da cento anni a questa parte con sommo dispetto dell’Europa che fin dal 1776 ha sempre coltivato con gli Stati Uniti un rapporto contrastato di amore e odio come evidenzia bene Andrei S. Markovits nel suo La nazione più odiata, l’antiamericanismo degli europei.

Trump è plasticamente l’arroganza e l’irruenza del potere in modo franco e brusco, senza infingimenti, è quello che il potere è sempre stato e deve essere, l’esercizio del dominio e del governo, l’agglomerato in cui si condensa la forza, militare, economica, tecnologica, riducendo gli altri al loro ruolo di subalterni, di indispettiti, di impotenti. Aristotele lo vedeva bene, il governo può essere duraturo solo quando chi comanda è superiore agli altri. Gli Stati Uniti governano se stessi e impongono, dove sono in gioco i loro interessi, le loro condizioni agli altri. Solo i bambini potrebbero scandalizzarsi.

Bisognerà farci il callo a questa autenticità, dovranno farlo coloro che nel passato esercitavano lo stesso piglio senza mai chiedere il permesso, Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, imperi sui quali da tempo è tramontato il sole, come è tramontato sull’Europa unita, il Golem che non ha mai preso vita.

“I più forti esercitano il loro potere, e i più deboli vi si adattano”.

In questa frase, scritta da un greco quattrocentotrent’anni prima di Cristo, è riassunto, a ciglia asciutte, il farsi della storia.

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