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La criminalizzazione di Israele e la beffa della realtà

agosto 9, 2018 • Cultura e Società, z in evidenza

 

di Niram Ferretti – 

 

“Gaza, mamma palestinese incinta e la figlia di un anno e mezzo uccise nei bombardamenti”. E’ questo il titolo che La Repubblica online sceglie di dare a un articolo a commento dei recenti episodi di violenza avvenuti a Gaza ieri notte.

Si tratta di un titolo emblematico che riassume assai bene la linea editoriale del giornale e rispecchia quella di buona parte della stampa italiana.

Israele deve essere presentato immancabilmente come colpevole, non importa se poi i fatti, come in questo caso, dimostrino inequivocabilmente che lo stato Ebraico abbia risposto ai 150 missili lanciati da Hamas sul sud di Israele, giunti fino a Siderot e ad Ashkelon.

Non importa assolutamente configurare la concatenazione degli eventi nel loro svolgimento causale. L’importante è dire che Israele uccide le donne incinta e i bambini.

Così si può contribuire a incrementare l’antisemitismo (l’accusa agli ebrei di essere omicidi e di prediligere l’assassinio dei bambini risale ai libelli del sangue medioevali) e l’esecrazione nei confronti di Israele.

In questo, La Repubblica, bisogna dire che ha aumentato il proprio carico avvicinandosi sempre più per radicalismo a giornali storicamente schierati contro Israele e affettuosi con il terrorismo islamico-palestinese come Il Manifesto.

L’indulgenza nei confronti di una formazione terroristica e integralista come Hamas da parte della stampa, sia quella laica sia quella orbitante intorno alla Chiesa, in testa Avvenire e Famiglia Cristiana, la si è già vista relativamente a quanto è accaduto ai confini di Gaza e Israele dal 30 di marzo al 14 di maggio scorsi, quando, dietro la copertura di una manifestazione pacifica, Hamas ha cercato di introdurre sabotando la barriera di confine, i propri miliziani all’interno di Israele.

La risposta risoluta di Israele a tutela dei propri confini e a salvaguardia della propria popolazione è stata presentata, nei titoli di giornale, come una carneficina nei confronti di “pacifici manifestanti”, anche se la maggioranza dei palestinesi uccisi si è poi rivelata essere composta da affiliati o militanti di Hamas. Ma questo non importa. Ciò che importa è l’inversione della realtà, la rodata presentazione di Israele come colpevole e dei palestinesi come vittime. E’ la narrativa che la sinistra europea porta avanti ormai da cinquanta anni, dalla vittoria di Israele nella Guerra dei Sei Giorni del 1967 a oggi.

La nota positiva in questo contesto fetido è che nonostante la demonizzazione, Israele non solo non arretra nel suo sacrosanto diritto di difendersi e combattere le forze dell’oscurantismo islamico, ma si consolida e rafforza anche in virtù del quanto mai solido rapporto con gli Stati Uniti.

La narrativa del martirologio palestinese e della violenza israeliana (ebraica) è ancora quella egemone a Bruxelles ma inizia a scricchiolare, a mostrare crepature e cedimenti.

Si continua a preferire la Repubblica Islamica dell’Iran a Israele e a ossequiare Erdogan ma intanto Trump fa saltare l’accordo sul nucleare iraniano e manda a monte tante lucrose commesse (tra cui quelle italiane), mentre Israele insieme agli Stati Uniti si impegna a ridisegnare la mappa mediorientale a propria salvaguardia e con il concorso degli stati sunniti per i quali la “causa palestinese” è soprattutto un relitto del passato e quello che conta è mettere un freno all’espansionismo sciita.

La Repubblica e l’altra stampa continuino pure a scrivere i loro titoli e articoli esecrabili, la realtà se ne sta davanti a loro beffardamente inscalfibile.

 

 

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