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I custodi della virtù in affanno

agosto 1, 2018 • Cultura e Società, z in evidenza

di Niram Ferretti –

Leggere la lettera che 180 esponenti del mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo hanno indirizzato in Israele a Benjamin Netanyahu è una esperienza quasi onirica. L’andreottiano Netanyahu, il tatticista o l’equilibrista della politica israeliana, fondamentalmente centrista ma disposto ad alleanze convenienti con chi sposta più a destra il baricentro del governo, il moderato Netanyahu, vi appare come una figura torva e cupa, se non un emulo del Valentino, un suo prossimo. Così si legge, “Durante gli anni del tuo governo, hai costantemente eroso le fondamenta del nostro stato…hai spinto intere popolazioni nella povertà”, oppure, “Hai inferto un colpo grave alla società israeliana, ma il colpo maggiore è quello ai valori dell’eguaglianza e della mutua responsabilità”.

 Il Kamerata Netanyahu, la bestia nera degli intellettuali di sinistra che sognano ancora i due stati, quello palestinese ben asserragliato sulle colline della Giudea e della Samaria, che plaudono all’iniziativa folle degli Accordi di Oslo, che benedissero il lord of terror  Yasser Arafat come uomo di stato, che vorrebbero uno Stato Ebraico alla carte, con pietanze miste a scelta, prendo un po’ di qui e un po’ di là, che considerano i residenti ebrei israeliani della Giudea e Samaria degli esaltati, donne e uomini fuori dalla storia  solo perché  desiderano restare radicati a una identità ebraica che non può prescindere dall’attaccamento a una terra avita. Loro, indicano il Male, si fanno perentori, come sempre, senza esitazione o dubbio alcuno.

Si tratta, ovviamente, dei i revisionisti del sionismo, tra cui la solita immancabile, immarcescibile trimurti letteraria, la premiata ditta Oz-Grosmann-Yehoshua, i sognatori di una riconciliazione impossibile con i terroristi, i volonterosi carnefici di Allah. Come dimenticare l’invio in carcere da parte di Amos Oz, a Marwan Barghuthi, uno dei più feroci pluriomicidi che la storia di Israele ricordi, del suo libro più famoso, Una storia di amore e tenebra, corredato da dedica affettuosa?

Loro e altri come loro, che non vedono mai la realtà ma solo la sua trasfigurazione utopica, per i quali le pietre sono sempre commestibili, basta solo crederci.

La legge passata alla Knesset recentemente e che fa dello Stato ebraico uno Stato ebraico, in modo deciso e chiaro, dopo settanta anni, una legge sulla quale non avrebbero avuto nulla da eccepire né Theodor Herzl, né i rivali Ben Gurion e Ze’ev Jabotinsky, per loro è forse un pochino, ma un pochino meglio delle leggi di Norimberga del 1935.

D’altronde, non è forse stato un professore all’università di Gerusalemme, Ofer Cassif, a spiegare, ai suoi studenti allibiti, durante un corso universitario, che “Coloro che si rifiutano di vedere le somiglianze tra quello che accade in Israele, specialmente negli ultimi due anni, e quello che accadeva in Germania negli anni ’30, hanno un problema”?

Quello tra società israeliana e Germania nazista è, cosa ben più grave, un paragone che fece anche il vice capo di stato maggiore, il generale dell’IDF Yair Golan, due anni fa, per poi, dopo lo scalpore suscitato dalle sue parole, arrampicarsi sugli specchi, dicendo di essere stato frainteso.

Ma tutto ciò non può davvero sorprendere più di tanto. L’accusa di fascismo, se non apertamente di nazismo nei confronti di chi sta a destra, è tipica dell’armamentario stalinista di sinistra, non solo in Israele, ovviamente, basti pensare a cosa è stato detto e viene detto di Donald Trump negli Stati Uniti, e qui in Italia su Matteo Salvini. Mostri, figure che devasterebbero il vivere comune, lacererebbero il tessuto della civile convivenza.

Il culmine della lettera appello però, giunge alla fine, ed è degno di essere riportato per intero.

“I reati e le infrazioni definiti come tali dalla legge ricadono nella giurisdizione dei tribunali. D’altro canto, i peccati che sono scritti in modo infame nella legge dagli stessi legislatori eletti, i peccati che minano il cuore dell’esistenza del popolo ebraico e della sua patria, devono essere giudicati dagli intellettuali e dalla corte della storia”.

 Più chiaro di così è difficile. Loro, gli “illuminati”, gli “intellettuali” sono l’ultimo baluardo per la salvaguardia della democrazia, sono non solo i turiferari del Progresso, ma i Supremi Giudici e Custodi della Virtù nonché anche, in questo caso, Sacerdoti del Sinedrio. Nella lettera si parla infatti di “peccati”, concetto che attiene all’ambito del sacro.

Questa abiezione ideologica, una caricatura dei saggi di Platone, altro non è se non una configurazione del totalitarismo. Hanno già, infatti, calcato la scena i Custodi della Virtù, massimamente in Francia durante la rivoluzione, ma anche prima, nel Medioevo, anche se non dotati di una tale presa sul potere, e poi dopo, con gli Stati etici e le rivoluzioni culturali che avrebbero dovuto fare del legno storto dell’umanità un legno diritto.

Per fortuna gli accorati appelli dei Custodi, in Israele, hanno risalto solo in piccole consorterie, in eco chamber assai lontane dalla realtà concreta del paese. Ma non solo in Israele, anche altrove, in Usa soprattutto e ultimamente anche qui da noi in Italia.  La storia, li sta sospingendo, i Custodi, lontano dal proscenio che hanno dominato per decenni. Forse il loro momento tornerà, come la risacca, ma ora, ne dovranno tener conto con sempre maggiore consapevolezza, se ne è andato.

 

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