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Le magliette rosse e gli alfieri del progresso

luglio 10, 2018 • Cultura e Società, z in evidenza

 

di Niram Ferretti –

 

L’orco Salvini è per la sinistra il babau preferito insieme a Donald Trump, orco assai maggiore, per mezzi, cattiveria, sprezzo. Matteo Salvini non ha ancora rinchiuso come in Hansel e Gretel, i bambini nelle gabbie, ma in compenso farebbe morire i migranti in mare, mentre Gad Lerner e Roberto Saviano, insieme ad altri paladini della bontà indossano magliette rosse in solidarietà con i migranti.

Il salottino buono della sinistra “colta” ama allestire spettacolini inscenati da intellettuali di piccolo cabotaggio, dal respiro lieve ma persistente, mancando i pesi massimi da Fortini a Pasolini, il quale avrebbe avuto sicuro ribrezzo per questo conformismo senza speranza.

Su Il Foglio, intanto, Giuliano Ferrara produce a ritmo serrato omelie barocche in cui, lui spasimante con bave alla bocca, del gran puttaniere e barattiere che fu l’Amor sui, ci spiega che questo governo che non procede con leggi ad personam ma con l’intento di mettersi di traverso all’immigrazione soprattutto islamica, considerata palingenesi europea, è come la peste manzoniana. Lo si può capire, fallito il progetto inciucista Renzi-Berlusconi che avrebbe sì volato alto alto nei cieli dell’Europa unita, restano solo i belluini sovranisti putiniani.

La sinistra è ormai spettro di se stessa qui in Italia e, a sua volta, evoca spettri ben maggiori. Quello del fascismo di ritorno è il più consunto, ma simile al fantasma di Canterville, non spaventa più nemmeno i bambini. Eppure non c’è nulla da fare, la solfa è sempre questa. Con Trump è stato uguale ed è uguale con Salvini.

La democrazia più solida del pianeta sarebbe stata in pericolo con l’avvento del palazzinaro biondo. Per mesi una esagitata Giovanna Botteri ci ha raccontato cose terribili, la catastrofe imminente, l’orrore puro dopo il regno fatato del Messia afroamericano con la piega dei pantaloni inappuntabile e l’eloquio morbido, setoso. Su Repubblica, Vittorio Zucconi allestisce deliziosi sketch cabarettistici, in cui il presidente americano e i suoi sodali sono peggio di Sauron e la sua corte. Gli piace così. Ora non devono guardare più solo agli Stati Uniti, c’è qui in casa un terribile Ministro degli Interni, incarnazione del peggio. Si possono dunque lanciare pietre a distanza più vicina.

Repubblica è da tempo  il Tempio cartaceo del Migrante con, come Gran Sacerdote, lo scrittore Roberto Saviano. Con sguardo truce e fare da guappo si è autoimmortalato recentemente in un video in cui dà a Salvini del “Ministro della mafia”, spiegando contemporaneamente ai lettori inglesi del Guardian che il governo attuale deve essere terminato in fretta. Non contento indossa la maglietta rossa da bravo protettore degli esclusi e degli inermi.

Su Repubblica di oggi ci offre ancora un suo sermone in cui appare nobilmente drappeggiato dalla clamide della Virtù, quella che egli stesso si è messo addosso tra i battimani dei laudatores. Si atteggia a Vittima nel pezzo, il ruolo più confacente a chi non sopporta alcuna critica. Tutto, per i Saviano è “macchina del fango” se non corrisponde ai canoni della narrativa progressista. In un passaggio dell’articolo richiama, Giacomo Matteotti, inevitabile, il fascismo (automatismo pavoloviano), poi conclude gratificandosi. Lui e quelli come lui, saranno per sempre grandi e nobili anche difronte a una sconfitta al cospetto del “barbaro trionfo” di Salvini e delle sue centurie.

Ma al di là di questo psicodramma, di questo narcisismo patologico, dovrebbero i Saviano, i Sandro Veronesi (a cui Saviano si rivolge su Repubblica), i Gino Strada e i Lerner dal passato e dal presente rosso fuego spiegarci come mai in Europa una larga proporzione dell’immigrazione musulmana non vuole assimilarsi e ha creato comunità parallele alle periferie delle città, quartieri interi dove, come in Francia, Belgio, Gran Bretagna, vige l’ossequio alla sharia e la ripulsa per tradizioni, valori, cultura autoctona.

Non si tratta solo di immigrati nuovi, ma come in Francia di radicalizzati di seconda e terza generazione. Sono loro il nocciolo duro dei 5000 musulmani che si sono arruolati nello Stato islamico. Importiamone quindi di nuovi, copiosamente, questa è la soluzione savianese, in nome dell’Umanità. E quando si invoca l’Umanità, tutto tace, soprattutto il senso della realtà, quello che faceva dire a Thomas Hobbes, “L’inferno è la verità vista troppo tardi”.

Nel suo La strana morte dell’Europa, Douglas Murray scrive “Il presupposto di coloro che credevano nell’integrazione è che con il passare del tempo chiunque arrivi diventerà come gli europei“. Peccato che questo sia solo un wishful thinking, un’appendice a Imagine di John Lennon, la canzone da cantare con tante candeline accese e mani strette nelle mani dopo che corpi occidentali vengono straziati da “integrati” musulmani al grido di battaglia Allah u Akbar!. Ma per Saviano e Company valgono solo i corpi di chi muore in mare.

Si tratta di additare ben altro male, Salvini qui, Orban là, Sebastian Kurtz. Stivali lucidi, Mannerbunden. Sarà forse Mama Merkel a salvarci? Mama, con le sue braccia aperte, in nome di quello che Sohrab Ahmari in un suo articolo su The Commentary definisce “fondamentalismo liberale”?

“La sfida di Angela Merkel nei confronti del trattato di Dublino, secondo il quale ai richiedenti asilo è richiesto di depositare la loro richiesta nel primo paese europeo di approdo, in modo particolare l’Italia e la Grecia, ha evidenziato una brutale disprezzo per il bene comune dei vicini della Germania e per il Continente nella sua totalità. Ha incoraggiato centinaia di migliaia di migranti a imbarcarsi per il Mediterraneo su imbarcazioni insicure…ha riempito le casse di contrabbandieri senza scrupoli che hanno reso possibile il trasferimento. Ha inviato migliaia di migranti quotidianamente nei Balcani, una regione che era già una polveriera di settarismi e etnie senza la presenza di gente proveniente da posti chiamati Deir Ezzor, Homs e Mosul”.

E’ il fondamentalismo liberale la religione degli aedi della Società Indiscriminatamente Aperta, la nuova s.p.a che ha molti stakeholders, tutti con a cuore il Bene. Sono i sacerdoti che custodiscono la luce al cospetto della tenebra di chi si oppone. Nemmeno per un momento ai savianisti e ai boldrininai verrà in mente che è il loro fondamentalismo ad avere generato, per contrasto una reazione di rigetto. Quando si è convinti di essere interpreti fedeli delle leggi della Storia chi si oppone è un mostro.  Saviano lo dice senza appello, riferendosi a Salvini e a chi sbarra gli sbarchi senza sosta, “Occorre ricacciare questo rigurgito dalla fogna da cui uscito”. Così parlano gli alfieri dei Progresso, come gli squadristi che evocano a ogni piè sospinto.

 

 

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