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Orfani e Necrofili

maggio 11, 2018 • Cultura e Società, z in evidenza

di Niram Ferretti – 

 

Tempo di esalazioni pestilenziali il nostro. Si parlava assai, tempo fa, della “fine delle ideologie”, era ormai lessico comune anche tra le proverbiali casalinghe di Voghera. Eh sì, non c’è più la primavera e anche le ideologie sono morte. Tuttavia, come ci insegnano i racconti gotici, sommamente Edgar Allan Poe, i morti ritornano, soprattutto se sono stati sepolti vivi, o se da morti cannibalizzano i viventi cibandosi dei loro cervelli.

La fine del comunismo sovietico è stato un trauma di dimensioni epocali non solo, evidentemente, per chi vedeva nell’URSS e nei suoi paesi satellite, il modello della nuova società affrancata da quello che Marx definiva “un Moloch che pretendeva il mondo intero come vittima a lui spettante” (il capitalismo, naturalmente), ma anche per i bisognosi di allucinazioni ideologiche, di bignami del Reale. Grande narrazione palingenetica quella comunista, gnosticismo riciclato con, al posto degli arconti, i padroni delle ferriere, i sacerdoti del capitale, e, come Messia collettivo, il proletariato.

Cosa c’era di più consolante di questa fabula in cui gli ultimi sarebbero stati i primi senza il concorso della misericordia divina ma in virtù delle leggi ferree della Storia? C’erano poi altre due narrazioni, meno consolanti, ma però esaltanti per spiriti arditi e avventurosi, quella fascista e nazista, in cui il soggetto si sarebbe realizzato pienamente, forte, puro radicato al suolo, nell’immanenza del Regno di una umanità guerriera.  Certo, perché si realizzasse tutto ciò era necessario che chi ostacolava le magnifiche sorti e progressive, dovesse essere rimosso.

Per Lenin si trattava dei borghesi, che egli considerava “parassiti”, per Hitler, degli ebrei, che a suo dire, “avvelenavano il mondo”. Una volta che i bacilli infettivi sono tolti ecco che il sueño potrà prendere corpo.

Oggi, gli orfani di queste grandi fallite narrazioni, sono braccati dagli zombie, dai revenants, dai residui psichici che hanno continuato a propagarsi. Sì, i corpaccioni delle ideologie si decompongono anch’essi, solo che le tossine che esalano hanno vita lunga.

Si creano alleanze, convergenze. La subcultura neofascista si trova così a suo agio con il nemarxismo di ritorno. Il rosso si tinge di bruno e il bruno si accende di fiamma. Così, Assad e l’Iran, in Medioriente, assumono per i necrofili le fattezze di difensori dall’ondata plutogiudaica rappresentata da Israele, ca va sans dire, e dagli Stati Uniti. E’ la solita vecchia pappa fascio-nazista-comunista riciclata. Odora di decomposizione lontano un miglio ma chi se ne nutre la trova appetitosa. Gli stercorari si nutrono di escrementi, guai a privarli.

L’antioccidentalismo è la cifra comune dei necrofili ideologici. Non ce l’hanno fatta ad accettare che il libero mercato, il dispiegamento tecnologico, la globalizzazione capitalistica, abbia fatto fuoriuscire centinaia di milioni di esseri umani dalla “trappola malthusiana” mentre l’economia pianificata, rigorosamente autocentrata e autoreferente (tagliata fuori dal processo transnazionale del movimento delle merci) è miseramente crollata su se stessa. Non hanno potuto ammettere, come ha scritto Luciano Pellicani, che “I benefici prodotti e diffusi dalla rivoluzione capitalistica non possono non essere considerati ‘miracolosi’, una volta che si tengano presenti le tremende condizioni materiali e morali in cui vivevano le classi proletarie nelle società preindustriali“.

Nel loro mondo allucinato una volta che gli Stati Uniti e Israele saranno distrutti e il capitalismo annientato insieme ad essi, finalmente sorgerà dalle loro ceneri, l’homo novus, la loro creatura psichedelica. Potrebbe già avere un volto, quello di Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran. E’ lui il futuro, il Resistente, contro le forze del male americane e israeliane.”Allahu Akbar!” è infatti il grido di battaglia di chi non ha visto realizzarsi il Terzo Reich o la rivoluzione proletaria.

 

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