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Ridateci Re Giorgio

maggio 9, 2018 • Politica, z in evidenza

 

di Stefano Bonacorsi –

La terza repubblica, che poi è la seconda in fase terminale, non sa di prima repubblica come avevamo scritto tempo fa (http://caratteriliberi.eu/2018/04/06/politica/terza-repubblica-sa/). Non sa proprio di nulla, anzi, sa di una partitella di pallavolo tra amici in spiaggia, tutti che si passano la palla tra un palleggio e un bagher maldestro, nessuno che però vuol mettere la palla a terra, e ancor meno nessuno che si butta su quella difficile.

Meno di tutti il presidente Mattarella, tre giri di consultazione come se fosse un girotondo, eccolo il vero male del renzismo, un presidente inconsistente la cui elezione a suo tempo era stata vista come un capolavoro politico di mediazione.

Media talmente tanto che non ha sbrogliato la matassa in due mesi. E d’accordo che il suo predecessore è stato fin troppo borderline nell’interpretazione della Costituzione “più improbabile del mondo”, ma di fronte a una politica che, come oggi, rifiutava di prendersi responsabilità, nel 2013 impose di fatto il governo Letta con tanto di programma, preceduto da una non meglio definita commissione di dieci saggi che dovevano progettare le riforme.

Mattarella, dopo tre giri a rubamazzo, non è stato in grado nemmeno di suggerire non tanto un passo indietro di questo o quel leader, ma un passo indietro delle probabili opposizioni. Una non sfiducia per intenderci.

E per farlo bastava seguire l’esito delle urne: governo alla coalizione vincitrice (visto che le coalizioni sono ammesse dalla legge elettorale, lo ribadiamo), non sfiducia delle altre parti e governo che lavora sui singoli provvedimenti. Oltre all’impegno a fare riforme costituzionali serie e non solo elettorali.

Ci voleva tanto? No, bastava il buon senso, non quello di responsabilità sbandierato da tutti ma applicato da nessuno (Presidente compreso), ma il buon senso di suggerire un nome non ostile (come fu Letta nel 2013) in grado di essere se non sostenuto, almeno non osteggiato alla prima fiducia.

E invece abbiamo perso l’occasione, l’ennesima, di avere un governo che finalmente non abusasse della questione di fiducia o che non approvasse tutto a colpi di maggioranza.

Ma oramai, come dicevamo nello scorso articolo, siamo alla prassi istituzionale e la prassi, dal 2011 a oggi, vuole che la responsabilità del governo sia delegata al Presidente della Repubblica, con tanto di dettatura del programma. Solo che Napolitano, pur con le sue contraddizioni lo sapeva fare, Mattarella no. I partiti, dal canto loro, non sono traditori come vaneggia Di Maio, ma sono a tutti gli effetti dei taxi, come diceva Enrico Mattei.

Passano e fanno la loro corsa, caricando e scaricando file di irresponsabili, senza nemmeno il senso del ridicolo. Non ci raccontino che siamo in emergenza, perché in uno stato realmente tale il governo l’avrebbero fatto non appena possibile. Con o senza maggioranza numerica. Ma con i meccanismi per far avere la prima fiducia.

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