MENU

Mancata sepoltura: A margine di una schermaglia

maggio 6, 2018 • Cultura e Società, z in evidenza

 

di Niram Ferretti –

Non sono parallele le convergenze, nel caso di Diego Fusaro-di cui, già tempo fa (http://caratteriliberi.eu/2018/01/08/in-evidenza/diego-fusaro-la-filosofia-truce-cabaret/),ci siamo occupati qui prendendo lo spunto da un suo scampolo di  abituale demonologia antiamericana apparso su Il Fatto Quotidiano-arrivano a destinazione immancabilmente. Dove può approdare un “neomarxista” per il quale l’Iran degli ayatollah e la Siria di Assad rappresentano baluardi a difesa dalla peste occidentale capitalista? Naturalmente, presso Casa Pound, al cui giornale Il Primato Nazionale Fusaro darà il proprio conforto intellettuale. Non è cosa da poco.

Dell’articolo che Fusaro scrisse sul suo blog a traino de Il Fatto Quotidiano, e che abbiamo già commentato, riprendiamo uno scampolo di prosa:

“La Destra del Danaro, con i suoi bellatores, dichiara guerra agli Stati resistenti e non allineati con il neo-leviatanico ordine mondiale atlantista, perché essi costituiscono un ostacolo al progetto globalistico di inclusione neutralizzante del pianeta nel modello unico reificato e classista. La Sinistra del Costume, dal canto suo, anziché resistere e opporsi a queste pratiche in nome della leniniana lotta contro l’imperialismo, le legittima in nome dei diritti umani con bombardamento etico incorporato e della democrazia missilistica d’asporto. Dov’è finita, in effetti, la sinistra? Perché non lotta contro l’imperialismo, come fece Lenin? Perché non difende gli Stati resistenti al mondialismo capitalistico e anzi si adopera perché vengano invasi militarmente?”.

Turgido, no, questo ciarpame, in cui ribolle l’astio rancido contro il Weltmarket, a cui, naturalmente non può che apparentarsi il disgusto per il moderno, per la decadenza dei costumi, la mistura che apparentava il Terzo Reich e il bolscevismo? Camicie nere e brune con spruzzi di rosso acceso. E questa la boutique vintage dove si serve il Nostro. Satana, l’Antagonista, ha un volto chiaro. Si tratta del “mondialismo capitalista”, è”l’imperialismo”. Gli ebrei come agenti patogeni del moderno, sono dietro l’angolo, si attende presto la loro eclatante comparsa in scena. Fusaro si è già dedicato a George Soros, l’archetipo dei “signori della finanze e del big business”, apolide, sradicato. L’ebreo come eterno straniero, alieno, mica legato al Blut und Boden. Non sono cose che abbiamo già orecchiato? Acthung! Achtung!. Il grammofono suona, sullo schermo si agitano figure in bianco e nero. Si tratta di roba vecchia, vecchia, vecchia. Emana miasmi di decomposizione, esalazioni funebri. E’ legittimo un sospetto di necrofilia.

Fusaro chiama alle armi la sinistra, si attiva da negromante sulla mummia di Lenin affinché risorga e possa infondere nuovo elan vital alla lotta spompata contro il Male. I resti di Hitler e Mussolini sono scomparsi per potere tentare un’operazione analoga, ma rimane comunque vivo il loro ricordo. Casa Pound, del secondo, ne è uno dei sacrari. I lumini sono sempre accesi davanti all’icona marmorea del Duce.

Recentemente vi è stata una schermaglia tra Fusaro e il giornalista Christian Raimo, reo di avere messo sotto la luce dei riflettori l’afflato dell’allievo di Costanzo Preve con “la nouvelle droite e gli ideologi del neofascismo italiano degli anni Sessanta”. Fusaro si è risentito, ha accusato Raimo, con eleganza tutta sabauda, di “ragli scomposti” e detto da uno che del ragliare ha fatto una tessitura virtuosistica, è davvero il massimo. Gli ha dato, lui, gigante del pensiero, del “divertente lillipuziano” “saltimbanco del nulla” e, ancora peggio, lo ha accusato, massima onta, di essere “globalista” e “ultracapitalista”, che, nel suo lessico, significa essere ben al di sotto della dignità umana.

Una cosa va detta. Netta. Chiara. Fusaro sta alla filosofia come Armando Verdiglione stava alla psicoanalisi, come Wanna Marchi stava alla medicina. La giostra di concetti e metacategorie che egli impiega con sperpero verbale incontinente, è talmente enfaticamente e pomposamente grossolana , (Fusaro è totalmente privo della minima ironia, se ne avesse un briciolo, non potrebbe scrivere una riga di ciò che scrive senza ridere fino alle lacrime), da comporre uno spartito parodistico. Ma purtroppo non siamo nel pastiche, Joyce è lontano. Sideralmente. La pomposa serietà di Fusaro è nemica del modernismo, rifugge il bathos di cui, però, è involontariamente pregna.

Dunque sbaglia Raimo a considerare Fusaro “un avversario reale”, a prenderlo sul serio. Reale è ciò che si conforma alla realtà, che ne esibisce i tratti e ce la mette sotto i nostri occhi, anche quando, soprattutto quando, nel caso della filosofia, essa non è immediatamente percepibile. Ma di realtà, in ciò che Fusaro scrive non c’è assolutamente nulla. Al suo posto ci sono, inquietanti, nel loro rigor mortis unicamente dei revenants a cui un anima pietosa (Fusaro non lo è assolutamente) non potrebbe che concedere ciò che, disperatamente invocano, un’onesta e definitiva sepoltura.

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »