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Pensieri e parole, Mogol si racconta in Sardegna

maggio 2, 2018 • Paralleli, z in evidenza

 

di Luigi Coppola –

“Tutti nasciamo con un talento latente. C’è chi lo coltiva e chi no. Ognuno di noi ha delle possibilità enormi di crescita. Basti pensare dalle persone dell’antica Roma, sino alle citazioni di Einstein. L’un per cento è ispirazione, il novantanove sudore. Dovete dirlo ai vostri figli.”

Così Giulio Rapetti, al secolo Mogol, si concede in alcune uscite confidenziali, in un’atmosfera familiare, quasi intima nel debutto a Sassari, sabato ventotto aprile, nel mini tour sardo (a Nuoro e Cagliari le successive repliche) del suo recital musicale. “Il mio mestiere è vivere la vita” è l’evento organizzato dall’associazione culturale “La Via del Collegio” di Cagliari nell’ambito del dodicesimo Festival La Musica che Gira Intorno feat La Musica che Gira Intorno edizione…EccEhOmO 2018.

Sulla ribalta del teatro comunale si sistemano nove giovani musicisti che compongono un’eccellente band, piacevole dorsale musicale in un inedito viaggio nella storia della canzone italiana. Diretta da Massimo Satta alla chitarra elettrica, “Pensieri e Parole”, sodalizio tutto sardo, comprende oltre l’allievo collaboratore del Maestro, ospite speciale, Gabriele Pancotto (voce), Federico Valenti (chitarre), Massimo Pancotto e Alessio Sanna (piano, hammond e tastiere), Alessio Povolo (basso), Daniele Russo (batteria). Ci sono anche Francesca Pancotto e Alice Marras ai cori, due nomi da ricordare.

I tamburi di Daniele Russo segnano l’incipit di “Anche per te”.  Timido l’attacco della voce solista Gabriele Pancotto, che, supportato con l’ottimo interplay di Francesca e Alice, si eleverà in un decisivo crescendo. Che raggiungerà la più ampia estensione vocale in una magistrale visitazione di “Pensieri e Parole”.  I brani proposti rievocano la straordinaria ascesa di Battisti, sono accompagnati dalla proiezione digitale di alcuni video che riproducono altre esibizioni dal vivo della stessa formazione impegnata sul palco.

Le canzoni si alternano con approfondite didascalie, amarcord e inediti di Mogol, opportunamente sollecitato dagli spunti di Giacomo Serreli, prima firma dei servizi giornalistici di Videolina.  Il paroliere milanese lascia sovente l’angolo dov’è sistemato in una sorta di salottino con l’intervistatore, si alza in piedi, si avvicina alle prime file della platea in un dialogo più fitto e intenso. Svela l’essenza dei suoi testi, la vena autobiografica insita nei brani noti in tutto il mondo: “ Io cerco di capire il senso della musica e poi di relazionarmi con le cose vere, le cose vissute”.

Riferendosi al suo lavoro di produttore e talent scout aggiunge : “Ho preferito sempre un grande musicista rispetto al nome noto. Per questo oggi lavoro con Massimo Satta.”. – Piovono gli applausi per il giovane musicista che gioca in casa con l’intera rock sardinia band.

Si alternano i successi più belli di Battisti: I giardini di marzo – Innocenti evasioni. Il tributo a Battisti è preludio a una data importante, il prossimo nove settembre saranno venti gli anni trascorsi dalla sua prematura scomparsa. “Battisti aveva un’anima rock” – insiste Mogol – e a proposito della precedente citazione sul talento nascosto in ogni essere umano, rimarca: “Lucio è morto toppo presto. Oltre la sua grande passione per il suo lavoro, aveva una dedizione enorme e costante, ascoltava e studiava la musica almeno sette, otto ore al giorno”.

Scorrono immagini che testimoniano l’intensità del loro rapporto, la cavalcata in coppia che nel 1970, li porta a Roma, dopo aver galoppato per ventitré giorni sugli Appennini con l’assistenza quotidiana di apposite guide del FISE. Nello stesso anno fu pubblicata Emozioni, la canzone che titolò l’omonimo album, uno dei successi storici della premiata e felice coppia Battisti Mogol. La genesi di quell’opera ebbe una lunga gestazione, nei ricordi di Mogol, quando con i figli piccoli, si era trasferito in Piemonte nella casa dei suoceri per riprendere e completarne i testi.

Chicca curiosa anche l’ispirazione di un altro brano culto, Una donna per amico (arrangiata piacevolmente dalla band), scritta in omaggio ad Adriana, una sua cara amica che lo implorava di intitolarle una canzone. Nell’ampio amarcord non può mancare lo spazio per Andrea Parodi, noto a Mogol sin da ragazzo, prima ancora dell’avvio dei Sole Nero (ribattezzati poi in “Coro degli Angeli” dallo stesso Mogol), quando da esperto pescatore gli regalò una splendida cernia gigante nei pressi di Porto Rotondo dove il paroliere si intratteneva con la sua barca. Aiutato da Andrea nella traduzione in sardo, Mogol adattò il celebre “The sound of silence” di Simon e Garfunkel che mutò in “Deo ti gheria Maria”.

Ricordando il genio di Battisti nel nutrirsi di fonti musicali pure, il suo mentore include il pop inglese con le forti influenze acustiche e la melodia della scuola classica napoletana. La vasta produzione di Mogol ha realizzato collaborazioni con tanti altri grandi protagonisti della canzone italiana: da Mina a Celentano, da Patty Pravo a Gianni Morandi, Cocciante, Mango e tanti altri giovani promesse divenute importanti realtà.  Una vita nella produzione di parole e musica come quella di Mogol, non poteva non lasciare un luogo dove custodire e trasmettere alle giovani generazioni questa vasta formazione.

Conversando con il pubblico Mogol fa più volte riferimento alla sua scuola, il cet (centro europeo di Toscolano), l’ente con il quale ha convinto già cinque conservatori italiani all’indirizzo di piani di studio sulla canzone popolare italiana. Fra le eccellenze formatesi al cet, il fondatore cita Arisa, vincitrice di una borsa di studio nel 2007. Una missione, quella del divino Giulio (musicale), intenta a finire la recessione della cultura popolare.

“C’è un futuro che ci aspetta, sicuramente migliore per la musica pop”.  Parola di un grande musicista italiano.

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