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25 Aprile: il Nazismo commemora se stesso

aprile 25, 2018 • Cultura e Società, z in evidenza

di Gian Giacomo William Faillace –

Anno dopo anno si rinnova la Festa della Liberazione, il famoso 25 Aprile, festa che servirebbe a riappacificare, a ricordare tutti insieme la liberazione dell’Italia, soprattutto da parte degli Alleati, dal giogo della Germania nazista; una festa che servirebbe ad andare oltre le ideologie, in fin dei conti entrambi gli schieramenti, sia i fascisti coi repubblichini, sia i partigiani di ogni corrente, poiché i partigiani non erano solo comunisti: c’erano partigiani socialisti, liberali, repubblicani, monarchici e cristiani che facevano capo al Partito popolare di don Luigi Sturzo. Infine, ma non certo ultima la Brigata Ebraica, dimenticata spesso per ragioni opportunistiche nonché ideologiche.

Negli ultimi anni, il 25 Aprile, ha subito delle trasformazioni: se prima era una kermesse egemonizzata dai comunisti, oggi, con la sparizione di quest’ultimi, ridotti al lumicino, è diventata una manifestazione in cui i nemici di un tempo, travestiti da liberatori e ribattezzati antifascisti, sono riusciti a monopolizzarla trasformandola in una parata in cui l’antisemitismo e la dittatura del pensiero a senso unico la fanno da padrone, sfociando spesso nell’isolamento dei membri della Brigata Ebraica che diventano oggetto di insulti da parte dei nuovi “partigiani”.

Oggi, il 25 Aprile, è il giorno in cui il Nazismo celebra la sua vittoria: Hitler è morto ma la sua anima vive; oggi, durante le sfilate per la Festa della Liberazione, vedremo garrire bandiere rosse (figlie del Socialismo come il Nazismo) insieme alle bandiere dei loro più fedeli alleati: i vessilli palestinesi, ossia di un popolo nato dopo la Guerra dei Sei Giorni, nel 1967, e che prima, quando era un semplice popolo arabo del Mandato Britannico, firmò un patto d’alleanza con la Germania per cancellare la popolazione ebraica residente in quell’area che nel 1948 divenne lo Stato di Israele, oltre a fornire uomini inquadrati nelle SS formando le famose Brigate Musulmane agli ordini diretti di Heinrich Himmler e del Gran Muftì di Gerusalemme, l’islamico Muhammad Amin al-Husayni.

Pochi sanno o hanno letto in merito al Gran Muftì di Gerusalemme al-Husayni, che ancora oggi è venerato tra la popolazione araba, soprattutto da quella residente nei territori colonizzati da essi come la Giudea e la Samaria, pertanto un piccolo accenno fa solo bene alla verità storica.

Muhammad Amin al-Husayni fu uno dei principali leader nazionalisti arabi radicali degli anni trenta, indicato anche come un precursore del fondamentalismo islamico. Membro del movimento dei Fratelli Musulmani, il suo progetto politico mirava a creare un Medio Oriente panislamico (come quello dell’ISIS ricordate?) facendo uso di tutti i mezzi a disposizione, sia politici che con la violenza del terrorismo o sollevando rivolte che sfociavano nel sangue.

Noto per la sua avversione verso l’ebraismo, combatté contro l’instaurazione di uno Stato ebraico nel territorio mandatario britannico e a tal fine, al-Ḥusayni non esitò a cercare il sostegno della Germania nazista collaborando con Hitler attivamente durante la seconda guerra mondiale, facilitando ad esempio il reclutamento di musulmani nelle formazioni internazionali delle Waffen-SS. Il 31 marzo 1933, a poche settimane dall’ascesa al potere di Adolf Hitler, al-Ḥusayni inviò un telegramma a Berlino offrendo la sua collaborazione al Terzo Reich scrivendo di suo pugno le seguenti parole: “I musulmani dentro e fuori la Palestina danno il benvenuto al nuovo regime tedesco e si augurano che il sistema di governo fascista ed antidemocratico si affermi in altri Paesi”.

Successivamente, nel 1943 al-Ḥusayni fu inviato in Jugoslavia, dove reclutò militanti musulmani bosniaci, che incorporò nella 13ª Divisione Handschar, costituita da 21.065 uomini. I militanti vennero addestrati in Germania e posti sotto il comando di ufficiali tedeschi. Secondo i nazisti, la razza ariana non si doveva mescolare con le altre razze, ma verso la divisione musulmana il regime fece un’eccezione.

La divisione creata da al-Husayni venne costituita ufficialmente per combattere i partigiani dei Balcani a partire dal febbraio del 1944 ma in realtà fu responsabile dell’assassinio di circa il 90 % degli ebrei di Bosnia e della distruzione di numerose chiese e villaggi serbi. A favore dei soldati musulmani, il capo delle SS, Heinrich Himmler, fondò una scuola militare per mullah a Dresda.

In un suo discorso alle SS islamiche in Bosnia pronunciato il 21 gennaio 1944 al-Ḥusayni enuncia la sua comunanza d’intenti con il nazismo: “Molti interessi comuni esistono tra il mondo islamico e la Grande Germania e questo rende la nostra collaborazione un fatto naturale. Il Corano dice: Voi vi accorgerete che gli ebrei sono i peggiori nemici dei musulmani.
Vi sono considerevoli punti in comune tra i principi islamici e quelli del nazionalsocialismo, vale a dire nei concetti di lotta, di cameratismo, nell’idea di comando e in quella di ordine. Tutto ciò porta le nostre ideologie a incontrarsi e facilita la cooperazione. Io sono lieto di vedere in questa Divisione una chiara e concreta espressione di entrambe le ideologie”.

Al prossimo corteo, quando vedrete le bandiere dei palestinesi, che la stampa asservita e negazionista della verità, dipingono come partigiani, ricordatevi delle parole pronunciate da al-Husayni, zio di Yasser Arafat, e ricordatevi pure che membri attivi o simpatizzanti del movimento dei Fratelli Musulmani oggi siedono tra i banchi del Consiglio Comunale di Milano e son stati seduti fino a poco tempo fa tra gli scranni di Montecitorio tra le file del PD, gli stessi che hanno permesso a Milano una manifestazione promossa da cittadini islamici da cui si è sollevato un coro che inneggiava alla morte agli ebrei. Grazie al PD ed alle sue risorse islamiche siamo entrati nel Quarto Reich: il Nazismo ha vinto ed il 25 Aprile commemora se stesso e sciorina al mondo la sua vittoria.

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