MENU

I politici sardi scoprono di vivere nell’isola

aprile 24, 2018 • Politica, z in evidenza

di Luigi Coppola –

«Sbaglia chi minimizza il significato di questa battaglia, questa è una battaglia identitaria che deve diventare una battaglia di popolo per coinvolgere e convincere tutti i sardi, ecco perché è diventata trasversale».
La conclusione del presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, intervenendo lo scorso nove aprile all’iniziativa pubblica promossa a Sassari dal “Comitato Insularità in Costituzione” con il coordinatore provinciale del Comitato promotore Michele Solinas e l’avvocato Luigi Satta, racchiude l’ultima iniziativa politica di rilievo messa in campo nell’isola, all’indomani dello storico esito elettrorale nazionale del quattro marzo. Un esito “storico” che si legge disastroso per il pd e il centro sinistra sardo con il seguito di tutte le sigle dei partiti tradizionali presenti nell’isola.

La “battaglia identitaria” di aggiornare la Costituzione Italiana inserendo l’articolo sull’insularità sarda, proposta allargata trasversalmente in consiglio regionale, appare oggettivamente un’azione (le cui attese sarebbero sacrosante e legittime da decenni), ascrivibile a quegli strali strumentali o da “ultima spiaggia”, se solo fosse arrivata dal fronte destro – berlusconiano, ancora resistente nell’isola come nel resto d’Italia.

«Ci sono ancora troppe remore nei partiti e in alcuni settori della società civile rispetto a questo percorso – ha rilevato Ganau – credo sia un errore non cogliere sino in fondo il significato politico di questa battaglia…
Oggi proponiamo un nuovo percorso, una legge di riforma costituzionale d’iniziativa popolare che non a caso abbiamo scelto di portare avanti anche a livello nazionale, nonostante servano soltanto cinquanta mila firme che saremo stati in grado di raccogliere tranquillamente solo in Sardegna, perché l’obiettivo è di ottenere un diritto egualitario che l’Italia deve riconoscere alla Sardegna e alle isole minori….
perché la battaglia non deve concludersi con la consegna delle firme alla Commissione Affari costituzionali, ma deve proseguire con il riconoscimento pieno della condizione d’insularità da parte del Governo prima e dalla Comunità europea successivamente».

Un’iniziativa, quella del massimo rappresentante del consiglio regionale sardo, che, senza entrare nel merito della nuova proposta (auspichiamo l’ispirazione di qualche storico sopra la parti che possa rappresentare in forma sintetica e terza, i passaggi salienti degli ultimi venti anni delle politiche regionali rispetto alle opportunità legislative in ambito U.E. per alleviare il differenziale socio economico rispetto al tema dell’insularità, non solo riferito ai settori pur decisivi della mobilità aerea e marittima da e per la penisola) esprime in modo eloquente la personale volontà di continuare in prima persona l’impegno politico istituzionale all’indomani del mancato approdo al seggio senatoriale romano.

Lo stesso presidente Ganau, era l’unico rappresentante della dirigenza piddina sarda, presente nella riunione sassarese dello scorso tredici aprile, organizzata presso il circolo in via Oriani intitolato a Luigi Berlinguer, per presentare la candidatura alla direzione regionale del partito di Dolores Lai. La giovane avvocatessa, con precedenti incarichi istituzionali nell’amministrazione comunale sassarese guidata dallo stesso ex sindaco, con questa “iniziativa irrituale”, (sua citazione) tenta una necessaria e rapida mossa discontinua rispetto al mancato collegamento con la base e le drammatiche istanze del territorio, emerso dal dato dell’urna rispetto alla gestione politica degli ultimi anni nel pd, come in tutto il centro sinistra sardo.
Una situazione confermata in una cruda evidenza nell’assemblea di direzione regionale di Abbasanta (Oristano) convocata per lo scorso ventuno aprile, al quale ha aderito in quota quasi esclusiva la corrente dei “soriani”. L’intervento dello stesso ex governatore, ex segretario regionale di San Luri, attuale eurodeputato a Bruxelles (http://caratteriliberi.eu/2014/05/28/politica/voto-europeo-in-sardegna-atto-beffa-continua/ )- pronto a quanto pare a rientrare in corsa per le elezioni del prossimo febbraio 2019 – certifica lo stato comatoso, da “conta” in cui versa il primo partito di maggioranza dell’attuale esecutivo di giunta sardo.
Renato Soru ha attaccato a mani basse, l’altro competitore candidabile alla guida della prossima giunta, Paolo Maninchedda – fondatore del Partito dei Sardi – e gli stessi capi correnti (un numero non tollerabile, probabilmente maggiore anche rispetto a quel che rimane dell’organismo nazionale) che, con tatticismi o nuove formule piuttosto improbabili, tentano di prendere tempo in attesa delle dinamiche romane, legate alla formazione di un nuovo governo, evento sempre più complicato con il passare dei giorni.

Una lotta senza esclusione di colpi, quella sarda che somiglia a una sorta di enalotto o concorso al posto pubblico: una marea di candidati rigettati alle recenti politiche da un elettorato vessato e offeso, per un tentato ripescaggio regionale con pochissime poltrone disponibili.
Senza dimenticare le presidenze delle principali casseforti finanziarie e relativo virtuale consenso elettorale dell’isola (dalla Fondazione Sardegna sino a Sarda Leasing e così via) e di varie società multiservizi compartecipate agli enti locali saldamente intestate ai reggenti e affini dello stesso pd sardo.

In questa terra di nessuno, dove l’attuale segretario regionale (assente con gli altri su citati alle assise direttive), ha tentato un vano rinvio come dal copione della reggenza romana, il clima di faida risulta insopportabile anche ai vecchi compagni. Alcuni provano insieme con una pattuglia di giovani donne combattive e militanti, di appoggiare la mozione Lai (Dolores), prima di raggiungere i tanti ex compagni di viaggio già rifugiatisi nell’onda gialla dei pentastellati. Il 40% del M5S, riscontrato su base regionale alle politiche del quattro marzo, potrebbe, paradossalmente fra meno di un anno, asfaltare ogni aspirazione di una diversa proposta politica che ora appare davvero inconsistente.
Sugli altri fronti politici sardi nulla di pervenuto oltre il già noto e stantio reiterato “autonomismo – sovranismo della domenica”.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »