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Iran: le manifestazioni e il silenzio internazionale

aprile 22, 2018 • Medioriente, z in evidenza

Redazione –

I riflettori internazionali sono spenti sugli scioperi nelle provincie di Kurdistan, Kermanshah e Azarbaijan occidentale, nonstante l’ arresto di numerosi manifestanti.
Mercoledì 18 e giovedì 19 aprile lo sciopero di mercanti e negozianti nelle città delle zone di confine delle provincie di Kurdistan, Kermanshah e Azarbaijan Occidentale è continuato in dimensioni più ampie di prima. Oltre alle città di Javanrood, Baneh, Marivan e Saghez, anche i mercanti delle città di Sardasht, Mahabad, Boukan e Piranshahr si sono uniti agli scioperanti.

Mercoledì 18 aprile Khamenei ha inviato nella regione Baneh Saeed Jalili, suo rappresentante nel Consiglio Supremo di Sicurezza. Tuttavia, non solo la gente non ha prestato attenzione alle sue promesse, ma ha anche protestato con lui e ha continuato lo sciopero. Un giovane ha detto a Jalili: “Siamo stati in sciopero per quattro giorni, ma il governatore non si è mai presentato per chiedere cosa stiamo facendo e qual è il nostro problema. Hanno soltanto schierato la forza antisommossa per noi. Portano un gruppo di individui in nome dell’intelligence o della sicurezza tra la gente per sparare in aria e provocare i manifestanti per arrestarne alcuni e spaventare tutti. La gente non ha più paura di loro. Farei qualsiasi cosa per la mia famiglia. Giuro su Dio, li ucciderei dal più basso al più alto in grado per il bene di mia moglie e dei miei figli. La persone hanno bisogno di lavoro.

A Marivan lo sciopero di mercanti e negozianti si è diffuso in tutti i maggiori punti della città, come l’incrocio principale, il Viale Jomhouri, l’incrocio di Shabrang, tutti i centri commerciali e il Bazaar. Le forze anti-sommossa hanno attaccato e picchiato la gente in Piazza Bissarani. A Piranshahr i mercenari hanno anche raccolto e strappato tovaglie vuote che la gente aveva sparso sulla strada. Le forze repressive hanno attaccato e arrestato almeno 12 manifestanti nelle città di Saghez, Baneh e Marivan con l’accusa di averli invitati a tenere uno sciopero generale.

Un rappresentante del Majlis (il ‘parlamento’ del regime), Rasool Khezri, ha ammesso che la chiusura dei passaggi di confine utilizzati dai trasportatori ha causato la disoccupazione di oltre 75.000 persone. Oltre 6 milioni di negozianti e mercanti hanno perso il lavoro (radio statale Farhang – 18 aprile 2018).

La signora Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza Iraniana, ha elogiato lo sciopero di mercanti e negozianti nelle città di confine, ha invitato i giovani a sostenere queste proteste e a parteciparvi e ha chiesto la rapida liberazione dei detenuti.

La rivolta di Kazeroon, specialmente giovani coraggiosi, è continuata nel pomeriggio del 19 aprile per il quinto giorno consecutivo. La dimostrazione si è svolta mentre la farsa del Consiglio comunale, il predicatore del venerdì e i media governativi hanno vietato qualsiasi riunione fino a quando non sarà stabilito il piano di separazione della città.

I manifestanti che si erano radunati nella piazza Shohada (Martiri) hanno gridato: “Non abbiate paura, non abbiate paura, siamo tutti insieme”; “Giuriamo al sangue dei martiri che ci riuniremo ogni giorno nella Piazza dei Martiri”; “Non accettiamo l’umiliazione”; “Mentre il nostro nemico è proprio qui, continuano a dire che il nemico è l’America”; “Siamo uomini e donne di battaglia, combattiamo contro il piano di separazione”… I dimostranti, tra cui donne coraggiose che hanno svolto un ruolo significativo, hanno chiesto unità e solidarietà come necessità per la resistenza contro le cospirazioni del regime e per prevenire la repressione delle proteste.

Dopo la coraggiosa manifestazione popolare di Kazeroon, alcune autorità locali hanno annunciato che il piano per la separazione di Kazeroon è stato sospeso. La gente non ha prestato attenzione alle loro promesse e ha chiesto al governatore di rispondere. Negli ultimi giorni, oltre alla rivolta popolare di e allo sciopero dei mercanti nelle città di confine, c’è stata la protesta anche in altre città del Paese si sono svolti scioperi e delle classi svantaggiate.  I dipendenti della Narges Shiraz Vegetable Oil Company si sono riuniti di fronte al governatorato per protestare per il mancato pagamento dello stipendio per tre mesi.

Le forze repressive hanno attaccarto le case dei contadini di Varzane nella provincia di Isfahan e hanno distrutto molti loro beni, le porte e le finestre delle case. Martedì scorso, agricoltori del distretto montano Argasht nella provincia di Isfahan hanno distrutto cinque pali dell’elettricità della stazione di pompaggio dell’acqua di Zayandeh Rud protestando contro la negazione del loro diritto all’acqua.

Le persone i cui risparmi sono stati depredati dagli istituti governativi di Caspian, Samen al-Hojaj e Afzal Toos hanno inscenato una manifestazione di protesta davanti alla Mostra su Borsa, Banca e Assicurazioni per protestare contro il saccheggio dei loro beni, gridando: “Rouhani, bugiardo, dove sono i nostri soldi?”; “Saif [il capo della Banca Centrale] commette un reato e il governo lo appoggia”.

Martedì, le persone depredate dall’Istituto di Sviluppo Alborz di Teheran hanno manifestato davanti alla Banca Centrale, e quelle depredate dall’Istituto Arman Vahdat ad Ahwaz hanno manifestato di fronte alla filiale dell’istituto nella provincia del Khuzestan e hanno scandito slogan contro il governo.  A Gachsaran, le persone depredate dall’istituto Arman Vahdat hanno chiuso l’istituto bloccandone la porta.  Un gruppo di autisti dell’Agenzia Teheran si è radunato fuori dal Consiglio comunale per protestare contro un aumento delle tariffe di circolazione in città nel piano del traffico, il cui valore è improvvisamente aumentato da 650mila toman a più di 4 milioni di toman. Gli studenti dell’Università “Tarbiat Modarres” hanno protestato per il quarto giorno consecutivo davanti all’ufficio centrale dell’Università di Teheran.

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