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Per chi ha suonato la campana il 4 marzo del 2018 ?

aprile 18, 2018 • Politica, z in evidenza


di Giorgio Salerno –

Le elezioni politiche del 4 marzo hanno segnato un risultato di valore storico. Elezioni, è bene non dimenticarlo, dove la partecipazione popolare è stata ampia sfiorando il 73% ,solo 2 punti in meno rispetto alle politiche del 2013 e comunque in controtendenza rispetto alle percentuali dei votanti di altri grandi paesi europei. Sono state le prime elezioni dove il voto ha modificato drasticamente i rapporti di forza. Dove ci sono stati vincitori e vinti.
In attesa di vedere quale ‘coniglio’ il Presidente Mattarella tirerà fuori dal cilindro delle consultazioni di queste ultime settimane, mi pare utile cercare di mettere in evidenza il significato politico di questa consultazione popolare.

Hanno vinto le forze ‘populiste’, ‘anti-sistema’, la Lega di Salvini ed il Movimento 5 Stelle. Hanno perso le forze del sistema, dell’establishment. Il PD di Matteo Renzi in primis e Forza Italia di Berlusconi poi. Hanno perso anche le forze di sinistra, gli accrocchi di LEU e di Potere al Popolo. Una disfatta totale. Un voto di cambiamento, un terremoto che ribalta tutti gli equilibri che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni.
Una Waterloo per il PD di Matteo Renzi.
Vediamo i risultati del Partito Democratico alla Camera dei deputati, nel corso delle elezioni politiche degli ultimi dieci anni, in termini di voti assoluti.
Nelle elezioni politiche del 2008 il PD guidato da Walter Veltroni, nato dopo la convention del Lingotto, il partito “a vocazione maggioritaria”, ottenne più di 12 milioni di voti. Nel 2013 il PD di Pier Luigi Bersani, quello della non-vittoria, raccolse 8 milioni e mezzo di suffragi. Un arretramento notevole rispetto al 2008, circa 4 milioni di voti in meno. Soltanto con i voti degli italiani all’estero ottenne la maggioranza alla Camera grazie al premio del famigerato Porcellum.

Con l’apparizione sulla scena del brillante Matteo Renzi sembro’ che la parabola discendente del PD cominciasse ad invertirsi grazie al clamoroso successo del Partito alle elezioni europee del 2014, quelle del famoso 40% ! ma se si fosse guardato ai voti assoluti il 40% renziano rappresentava poco più di 11 milioni di voti, quasi un milione di voti in meno rispetto al PD veltroniano.
La prima campana a morto risuono’ il 4 dicembre del 2016. I risultati del Referendum costituzionale segnarono una disfatta del fronte del SI. Votarono per il NO 19 milioni e mezzo di cittadini, pari al 60% e 13 milioni e mezzo per il SI pari al 40%. Fu non solo una bocciatura clamorosa del merito della riforma tenacemente voluta dal Partito democratico, ma anche il primo avvertimento, il primo segnale di massa di un rifiuto dell’arroganza, della supponenza e della presunzione di un leader ormai inviso alla maggioranza degli italiani.

Dimessosi da Presidente del Consiglio ma non dalla politica tout court, come aveva solennemente affermato prima del voto se la sua riforma non fosse passata, e nato il governo Gentiloni, il giovanotto di Rignano sull’Arno ebbe la sfrontatezza, l’impudenza e l’irresponsabilità politica di affermare che comunque il 40% degli italiani stava con lui.
Con questa infondata baldanza preparo’ il suo partito alla prova elettorale del 2018. Approvata una nuova legge elettorale con una serie di voti di fiducia, il Rosatellum, dal nome del suo promotore, il ragioniere triestino Ettore Rosato, deputato di lungo corso, democristiano come la stragrande maggioranza del PD odierno, Renzi, in qualità di segretario del partito, preparò le liste dei candidati alle consultazioni assicurando l’elezione dei fedelissimi e concedendo ben poco ai suoi pallidi oppositori come Orlando, Cuperlo, Franceschini e l’ondivago Emiliano.

Il 4 marzo 2018 il PD raccoglie poco più di 6 milioni di voti, il 18 %. Nell’arco di 10 anni, dal PD di Veltroni ad oggi, il Partito Democratico dimezza i suoi voti e le sue percentuali.
La sconfitta di Renzi è la sconfitta di una proposta politica e di tutto un gruppo dirigente.
Ha scritto di recente Luciano Violante (Corsera 9 aprile) ‘I partiti muoiono per suicidio, non per omicidio. Un partito si estingue quando ha smesso di capire la propria ragion d’essere. Il PD sembra vicino a questa soglia’. (In verità i partiti muoiono anche per omicidio. Cosa accadde al Psi di Craxi, al PCI di Occhetto, alla DC di Martinazzoli ed alla Rifondazione di Bertinotti?)
Tralasciamo le vane giaculatorie su quello che il PD avrebbe dovuto fare e non ha fatto, quello che dovrà fare, i rimpianti del tipo ‘le rose che non colsi’ e le inutili recriminazioni. Viene da dire ma come? ve ne accorgete solo ora che era necessario guardare agli ultimi e non a Marchionne? che i diritti civili non avrebbero dovuto sacrificare i diritti sociali? Gli analisti del giorno dopo, gli osservatori dei fatti compiuti sono a dir poco patetici. Anche i tentativi di annacquare la gravità del risultato in un più ampio panorama europeo di crisi della ‘sinistra’ (social liberista), cosa verissima, sembrano degli escamotages per non prendere il toro per le corna, non affrontare la questione vera del problema PD.

La ‘ragion d’essere di un partito’, per riprendere l’affermazione di Violante, è la sua identità. I suoi valori, i suoi fondamenti teorici, il suo programma, i ceti che intende rappresentare e difendere, i suoi numi tutelari, il suo Pantheon.
Si son rivelate sempre più profetici due giudizi tranchants quello di Cacciari che definì il PD un partito mai nato e quello di D’Alema sull’amalgama mal riuscito. Con Renzi si chiude un ciclo, un equivoco durato alcuni decenni, dalla svolta occhettiana della Bolognina ad oggi. In questo senso non è il solo responsabile della disfatta della sinistra. La sua vicenda ha molti padri. Tutta la classe dirigente del PDS,DS,PD da Veltroni a D’Alema, da Bersani a Fassino è responsabile delle scelte che hanno man mano trasformato il partito erede del PCI in un partito della terza via, blairiano prima e liberal-liberista alfiere della globalizzazione poi. Renzi ci ha aggiunto di suo la nota caratteriale ed un certo colore berlusconiano. Con il voto del 4 marzo Mister catastrofe, come l’ha definito Asor Rosa, ha realizzato il suo capolavoro.

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