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BAM ad Alghero, l’incanto astrale in Jazz

aprile 16, 2018 • Paralleli, z in evidenza

di Luigi Coppola –

In scena il quinto appuntamento JazzAlguer, prima edizione del festival in corso ad Alghero dallo scorso dicembre, e fino al prossimo luglio, con la direzione artistica di Paolo Fresu ed il sostegno di una serie di partner istituzionali e privati, con capofila l’amministrazione comunale.
Dopo la cattedrale Santa Maria e la Chiesa di San Michele che ha ospitato rispettivamente l’esordio e, l’ultimo spettacolo in marzo (con il piano “solo” di Enrico Pieranunzi), un altro luogo di culto e di pregiata accoglienza, la chiesa di San Francesco, ha accolto l’originale concerto nella serata del quattordici aprile. Nella diversa ribalta, in luogo dell’altare eucaristico, si sono sistemati: il contrabbassista Marco Bardoscia, il quartetto d’archi Alborada (Anton Berovski e Sonia Peana ai violini, Nico Ciricugno alla viola, Piero Salvatori al violoncello) e la pianista Rita Marcotulli, riuniti sotto l’insegna BAM, acronimo formato dalle iniziali dei tre elementi costitutivi di questo sodalizio artistico.

Il progetto, originato da un’idea di Marco Bardoscia e della violinista Sonia Peana, coniuga in un’armonia piacevole e gioiosa le melodie austere della musica classica e da camera con suoni contemporanei e standard jazzati, alternando partiture scritte con improvvisazioni, brani originali dello stesso contrabbassista, composizioni della Marcotulli e dei componenti il Quartet. Le diverse fonti musicali s’incontrano in un mosaico ben integrato alla base di “Trigono”, l’album che a due anni dalla sua prima uscita, per i tipi musicali di Tuk Music (etichetta prodotta da Paolo Fresu), registra importanti riscontri internazionali.
La straordinaria esibizione, nella chiesa stipata in ogni ordine di posto, è anticipata come consuetudine nel formato della kermesse, da una piacevole conversazione nell’auditorium Lo Quarter, dove gli artisti incontrano una parte del pubblico serale e altri appassionati curiosi di scoprire aneddoti e inediti degli stessi protagonisti. E’ sul lancio al proiettore digitale di alcune scene salienti de “La stoffa dei Sogni” (una fantastica traduzione de La Tempesta di William Shakespeare nella scuola partenopea di Edoardo, adattata su l’isola de l’Asinara nel 2016, premiata con il David di Donatello per la migliore sceneggiatura) che fa il suo ingresso in sala il regista Gianfranco Cabiddu che animerà l’intima rimpatriata in famiglia, un’ora buona con i protagonisti del BAM.

Un impegno di affetto, quello dell’autore cagliaritano, preso in particolare con Sonia Peana per un legame familiare svelato in sala. Oltre ad essere testimone di nozze fra la musicista algherese e Paolo Fresu, Cabiddu è parte di quella pattuglia di Sardi approdati negli anni Settanta al Dams di Bologna (con lui lo scrittore, poeta, amato dai bambini, Bruno Tognolini) che ha lasciato nella città felsinea oltre la loro residenza, un contributo importante alla cultura locale. Arricchita da un valore aggiunto e inedito della stessa violinista algherese, anche lei trasferitasi a Bologna con lo sposo berchiddese più noto al mondo. La testimonianza di Sonia, coniuga le attese di una neo mamma con il suo talento musicale e l’apertura fertile di un’istituzione locale, nel accogliere un’iniziativa strategica per la crescita pedagogica dei bimbi. Nasce così Nidi di Note, un progetto di sviluppo dell’esperienza musicale precoce nei servizi educativi per la prima infanzia e per i bambini delle scuole primarie. “A quell’età i bambini non hanno alcun pregiudizio e incontrano la Musica senza alcun imbarazzo di genere”. L’iniziativa nasce nel 2010 da un’idea di Sonia, mamma, musicista e dal suo incontro con i Servizi Educativi del Quartiere Savena. Un’ispirazione per rendere la musica accessibile a tutti i bambini, non solo alle famiglie in grado di sostenerne i costi, assenti nella gran parte dei paesi europei (http://www.nididinote.it/note-elementari/)

Un percorso emozionale ribadito nel contributo di Rita Marcotulli, sollecitata anche lei a condividere i ricordi indelebili della sua famiglia, patrimonio culturale non solo italiano. Il papà Sergio – ricorda ancora Cabiddu – è stato il primo fonico cinematografico italiano. Nel suo studio si associarono autori del calibro di Morricone, Trovajoli, Rota, Bacalov. La stessa Rita racconta alcuni episodi della sua infanzia al piano, circondata dallo sguardo familiare di questi grandi artisti. Il più giovane, talentuoso Bardoscia chiosa con la semplicità dei geni: “Sono di un’altra generazione, il solo fatto di ascoltare queste storie, per me è vivere un sogno”.
Gli applausi incorniciano un interplay dall’essenza osmotica. Suonare con alcuni musicisti è una condivisione piena che somiglia a un matrimonio. La metafora dei protagonisti vive nei quindi anni di vita del quartetto Alborada come nell’incontro astrale di generi diversi musicali che creano il Trigono serale con una gioiosa sacralità. Numerose le composizioni che librano scenari diversi. La sintesi di un esperanto universale in due brani particolari: “Peace”, un grido che accomuna i popoli in queste nuove ore di conflitti vicini e globali; “Andrea’s milonga”, melodia fanciullesca ispirata dal piccolo Andrea e arrangiata da papà Paolo. Il preludio migliore alle imminenti Giornate mondiali del Jazz, bandite dall’Unesco per i prossimi ventinove e trenta aprile. Ancora Alghero e Porto Torres con l’isola dell’Asinara e la Sardegna tutta, si apriranno al mondo nel canto universale del Jazz.

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