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Fumettoni antiamericani in quel di Siria

aprile 15, 2018 • Agorà, z in evidenza

 

di Niram Ferretti –

Quando gli Stati Uniti mostrano di essere quello che sono sempre stati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi, i maggiori garanti dell’ordo occidentale, si alzano alti i lai di chi detesta questo loro ruolo ancora inscalfibile. L’antiamericanismo europeo è malattia la cui patogenesi ha una incubazione lunga e comincia presto con l’affermarsi degli Stati Uniti come realtà che nasce dall’Europa ma assume una sua identità e autonomia specifiche per consolidarsi poi, progressivamente, come il più avanzato paese liberale del pianeta. Il nanismo europeo non può perdonare al gigante americano di essere appunto il gigante che è e di avere fatto della sua culla originaria una colonia da accudire, rimproverare, strattonare, a volte amabilmente, a volte con determinazione risoluta.

In questi giorni, a proposito dell’intervento americano in Siria l’apparato lessicale antiamericano è tornato in auge con l’usuale prepotenza abbinato al cretinismo più selvaggio.  Qui in Italia, quelli che si stringono appassionatamente intorno ai regimi reazionari, agli uomini forti e mandati dal Destino, ci hanno spiegato che Assad è tanto bravo e insieme a lui, ovviamente lo è Putin. Con turibolo e rosario, Matteo Salvini ha bollato l’intervento americano come qualcosa di “pazzesco” mentre la Meloni legalista al cubo, ha sottolineato la sua illegalità. D’oltre Alpe ha fatto loro eco Marine Le Pen. La compagnia dei sovranisti vede nell’autocrate russo un cavaliere indomito che combatte contro il jihadismo in Medioriente mentre è alleato con l’Iran sciita che finanzia il jihadismo anti-Israele e propugna il rigorismo khomeinista come cura per l’Islam “deviato” sunnita. Occore stendere anche un altro pietoso velo sulla Cecenia dove il cavaliere Vladimir è alleato con Ramzan Kadyrov che vi ha imposto un rigoroso codice sharitico.

Ma per i fumettisti, in Siria Assad e Putin difendono la civiltà dagli islamisti dell’ISIS e di altre sette, sono lì apposta, e meno male che ci sono se no chissà che succederebbe. Questi americani guerrafondai che si inventano inesistenti attacchi chimici, perché  Assad sta vincendo su tutto il fronte e non ha bisogno di usare agenti chimici (loro che non sono mai stati in Siria neanche un’ora, conoscono palmo a palmo il territorio), sono dei destabilizzatori. D’altronde non vi ricordate la guerra del Golfo? Con il loro intervento gli yankees scoperchiarono il vaso di Pandora.  Si vuole mettere quando in Iraq c’era un altro uomo forte, nerboruto, con la divisa verde oliva che gassava con l’acido cianidrico i curdi ribelli e sterminava gli iracheni sciiti? Ma sì sa, per mantenere l’ordine, ogni tanto ci vuole la mano forte, come quella di Putin in Cecenia o al teatro Dubrovka nel 2002 quando le forze speciali russe usarono un agente chimico sconosciuto provocando la morte per soffocamento dei 39 combattenti ceceni rifugiati al suo interno.  Peccato che insieme a loro morirono anche tutti i 129 ostaggi catturati. Ma non si guardi troppo al sottile, per fare una frittata bisogna rompere le uova.

Assad e Putin difendono la Siria dal turpe califfato, poi se lì si insedia L’Iran, che problemi volte che ci siano? Garantirà il garante, cioè l’atro uomo forte, Putin, che l’Iran non sconfini, così come ha garantito nel 2013 (lui garantisce sempre) che lo stockpile delle armi chimiche di Assad sarebbe stato distrutto. Armi chimiche di Assad? Eh sì. Nel 2013 fu lo stesso Putin ad ammettere che c’erano, se no cosa avrebbe garantito di distruggere? Ma un momento. Come mai Assad aveva le armi chimiche? Non aveva firmato anche il di lui augusto padre la Convenzione di Ginevra del 1993 contro il loro uso? Strano. Mica tanto. Stiamo parlando del clan Assad non del clan dei Kennedy.

Ma torniamo ai nostri giorni e agli Stati Uniti. Tralascio il demenziale Diego Fusaro, uno che sulla scorta del buffone Slavoj Žižek, ha trasformato la disciplina di Platone, di Kant e Wittgenstein, in avanspettacolo (ogni epoca si merita i suoi “filosofi”), il quale usa metacategorie fumettistiche per spiegarci che gli USA sono il Male e l’Iran e la Siria sono il Bene (e all’epoca del Terzo Reich sappiamo da che parte sarebbe stato), ma ci dispiace che altri, un tempo assennati, come Magdi Allam, si siano aggregati alla compagine.

No, Magdi Allam, Trump non è un boss cattivo. Non è Totò Rina. E’ semplicemente un presidente americano che interviene in Siria perché ci sono linee rosse che, diversamente dal suo predecessore Obama, non intende che siano oltrepassate. Non ha alcuna intenzione di rovesciare il gassatore alawita, ma di fare capire a lui e ai suoi padrini, quello russo e quello iraniano, che è finita l’epoca dell’arrendevolezza americana. Bisognerà farsene una ragione folks.

Alla Casa Bianca ora, come Consigliere per la Sicurezza Nazionale c’è John R. Bolton, una delle più lucide intelligenze politiche americane, non un bombarlo, no-lasciamo queste caricature a Vittorio Zucconi e a Pampurio Rampini-ma un realista al cubo che conosce Clausewitz a memoria e sa che la diplomazia funziona bene solo se dietro c’è la minaccia dell’esercizio della forza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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