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Il Sinai e i beduini

aprile 8, 2018 • Medio Oriente, z in evidenza

 

Redaione –

Durante i quindici anni in cui i beduini del Sinai furono sotto il controllo israeliano, dalla guerra de 1967 fino al 1982, quando la penisola fu restituita all’Egitto a seguito della firma del trattato di pace, non ci furono preoccupazioni per il diffondersi della criminalità. I beduini non infrangevano abitualmente e apertamente le leggi. Oggi nel Sinai egiziano lo fanno in massa, perché i beduini vivono fondamentalmente di contrabbando, non avendo alternative economiche migliori. Nel Sinai si è infiltrato ora anche Daesh, l’ISIS, che conduce attacchi sanguinosi contro moschee e villaggi.

L’Egitto ha una lunga storia di tensioni con i beduini. I Mamelucchi li espulsero e li deportarono nel Sudan per la continua resistenza agli ordini. Secoli più tardi, sotto l’Impero ottomano, i beduini acquisirono la reputazione di gente senza legge e senza scrupoli.

Durante il periodo trascorso sotto Israele vennero sviluppati i centri turistici di Sharm el-Sheikh, Taba e Dahab, che diedero ai beduini lavoro e prospettive di sviluppo. Venne anche creata una stazione militare nel Sinai, che aveva bisogno di mano d’opera beduina per vari servizi. Gli Israeliani chiusero un occhio anche sulla continuazione del tradizionale contrabbando, senza tentare di estirparlo del tutto.

Quando il Sinai tornò all’Egitto, gli investimenti nei centri turistici proseguirono, ma ai beduini fu proibito avvicinarvisi e continuare a lavorarvi. I posti di lavoro e il contatto con i turisti stranieri vennero riservati ai soli Egiziani, i beduini vennero tenuti lontani con recinti e sorveglianti armati. Né i beduini potevano attraversare il canale di Suez per andare in Egitto, paese di cui erano cittadini, a meno che non avessero un visto speciale.

Quando negli anni 2004 -2005 vi furono i grandi attentati terroristici a Tazba e a Sharm, le forze di sicurezza egiziane arrestarono più di 3000 beduini, benché gli attentati fossero stati rivendicati da gruppi jihadisti, cui i beduini erano estranei. Questo creò molto rancore fra i beduini. Iniziò un periodo di scontri e di repressioni da parte delle forze di sicurezza, che non fece che acuire i sentimenti anti-egiziani. Per altro i beduini rafforzarono le attività di contrabbando, soprattutto di oppio.

Da luglio 2013 il governo egiziano ha distrutto i tunnel sotterranei usati da decenni dai beduini per contrabbandare ogni sorta di prodotti nella Striscia di Gaza. Migliaia di beduini hanno così perso la fonte di sostentamento, ma non sono state create possibilità economiche alternative. Fra il 2012 e il 2016 il Cairo ha promosso un programma di sviluppo dell’economia del Sinai per i beduini, che però è rimasto lettera morta perché i 500 milioni di dollari presi a prestito per questo programma sono stati dirottati su altre infrastrutture turistiche proibite ai beduini e sulla costruzione di opere di difesa del territorio.

Ora in Egitto si discute della possibilità di accogliere come cittadini egiziani i discendenti dei profughi palestinesi, sistemandoli nel Sinai, per cercare di dare soluzione all’annoso conflitto fra Palestinesi e Israeliani. Questo significherebbe promuovere opere di urbanizzazione, di cura del territorio. Non è detto che il trasferimento dei Palestinesi nel Sinai avverrà davvero, ma se dovesse avvenire che ruolo sarà previsto per i beduini della regione? Che rapporti si svilupperanno fra le due comunità?

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