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La patologia europea

aprile 1, 2018 • Medio Oriente, z in evidenza

di Niram Ferretti –

L’esecrazione contro Israele è l’automatismo pavloviano dell’Europa ormai piegata da cinquanta anni alla vulgata filoaraba, da quando lo Stato ebraico ebbe l’ardire di vincere la Guerra dei Sei Giorni nel 1967 e di non scomparire per sempre dalla faccia della terra. Infondo, ci avrebbe pensato Nasser a portare a compimento l’impegno che il Mufti di Gerusalemme Amin Al Husseini si era assunto con Adolf Hitler negli anni ’40 e che non riuscì a realizzare.

Scorrere i titoli dei principali giornali italiani in questi due giorni è assai istruttivo. Si imparano molte cose, una principale, che la “pacifica” marcia della pace che avrebbe portato circa trentamila arabi-palestinesi residenti a Gaza a protestare contro Israele ai confini della barriera che separa l’enclave costiera dal territorio israeliano, si è trasformata in un bagno di sangue a causa della solita “sproporzione” della risposta israeliana.

I sedici palestinesi uccisi dal fuoco israeliano, insieme ai 1400 feriti (tutte cifre fornite da fonti arabe e quindi non verificabili da fonti indipendenti), sarebbero, naturalmente, vittime da compatire e chi gli ha sparato, carnefici da condannare. Sono i ruoli ormai irrigiditi nel rigor mortis della propaganda anti-israeliana, costruita con solerzia già a fine anni Sessanta nei laboratori sovietici al fine di offrire ai clienti arabi tutto l’armamentario che poi avrebbero usato senza sosta.

Da “Repubblica” al “Corriere della Sera” ad “Avvenire” la parola d’ordine è enfatizzare se non il martirio di chi è stato ucciso, la violenza pressoché unilaterale da parte israeliana. A proposito di “Avvenire”, nella versione online del quotidiano della CEI, in un articolo a nome della redazione, veniamo informati che “Le manifestazioni dovrebbero concludersi il 15 maggio, anniversario della Nakva, (sic) la “catastrofe” ovvero l’inizio dell’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dai territori espropriati agli arabi e assegnati al nascente stato di Israele nel 1948”.

Brilla nel contesto della frase, come pietra preziosa risplendente, la parola “espropriazione” per fornire ai poco esperti lettori la giusta dose di indignazione e uno dei falsi più rodati della criminalizzazione nei confronti di Israele. Il termine sa di conculcazione, di ladrocinio, ed è infatti così che si racconta la leggenda di un popolo autoctono privato dei propri diritti da colonizzatori armati e costretto alla “resistenza”.

Sarebbe troppo lungo spiegare ai lettori che Israele nasce in forma assai ridotta rispetto all’estensione che Chaim Weizman e Ben Gurion speravano potesse avere, e che in una parte di terra grande quanto la Puglia, fino alla fine dell’impero Ottomano, nel 1924, gli arabi popolavano una parte assai ridotta del territorio. Così come sarebbe troppo lungo spiegare che nel 1937 l’allora Commissione Peel, incaricata dal governo di Sua Maestà britannica, propose agli arabi circa l’85 del territorio e agli ebrei un misero 20%, e i primi dissero di no, che la terra era tutta islamica, e spettava solo a loro decidere quanti ebrei avrebbero potuto abitare il territorio a cui sempre li aveva legati la loro storia millenaria.

Infondo il punto è solo questo ed è ben riassunto dallo statuto di Hamas del 1989, mai abrogato, nel quale è scritto chiaramente che tutta la Palestina è waqf (perenne dotazione) islamica per l’eternità. “Tutta” è definizione assai inclusiva e non ammette deroghe. Il nuovo leader di Hamas, Yahya Sinwar presente alla marcia “pacifica” ha dichiarato, “La Marcia del Ritorno continuerà fino a quando rimuoveremo la barriera transitoria e mangeremo il fegato di chi ci assedia”.

Scaltramente, come ha sempre fatto, da quando con il golpe del 2007, ha preso pieno potere a Gaza, Hamas, utilizza la popolazione per i suoi fini, lucrare sui propri morti per potere accusare Israele di crimini contro l’umanità. E’ stato così nel 2009 e nel 2014, durante l’ultimo conflitto tra Israele e il gruppo integralista islamico, quando scuole, ospedali e moschee venivano utilizzate per stoccare armi e come luoghi da cui sparare i razzi, tutto corredato da annunci alla popolazione di non lasciare le proprie abitazioni nonostante i comunicati fatti da Israele prima di ogni attacco.

In questa circostanza, nuovamente si è usata la popolazione suddita per infiltrare facinorosi e membri della Brigata Izz ad-Din al-Qassam, della quale sono stati uccisi dieci membri da parte dell’esercito israeliano. Non dieci scouts.

Il portavoce dell’IDF, Ronen Manelis ha dichiarato che sono stati ben sei i punti lungo la barriera di separazione dove hanno agito i membri di Hamas, i quali tentavano di creare un varco o di danneggiarla. Ed è verso di loro che si è indirizzato il fuoco dei soldati. Tutto ciò tuttavia non fa presa sulle “anime belle” per le quali la Marcia del Ritorno è stata ed è una iniziativa non violenta, fatta di lanci di pietre, bombe incendiarie, spari, copertoni dati alle fiamme per creare una coltre fumogena atta a coprire la visuale. Costoro non si interrogano su cosa si intenda esattamente per “ritorno”, anche se, occorre ripeterlo ancora, è scritto nero su bianco nella Carta Programmatica di Hamas all’Articolo undicesimo:

“Il movimento Islamico di Resistenza crede che la terra della Palestina sia un Waqf islamico consacrato alle future generazioni musulmane fino al Giorno del Giudizio. Esso, o nessuna parte di esso, può essere dissipate, esso o nessuna parte di esso può essere alienato. Nemmeno un paese arabo né tutti i paesi arabi, né nessun re o presidente, né tutti i re e i presidenti, né nessuna organizzazione o tutte le organizzazioni, siano esse palestinesi o arabe, possiedono il diritto di poterlo fare.  La Palestina è una terra (Waqf) isalmica consacrata per le generazioni musulmane fino al Giorno del Giudizio. Essendo questo lo stato delle cose, chi può affermare di rappresentare le generazioni musulmane fino al Giorno del Giudizio?”.

Serve altro per capire ciò che è di una evidenza assai solare ma che non appare a menti ottenebrate dall’ideologia, dall’odio, dal pregiudizio? Solerti portatori d’acqua al jihad. Anche questo, forse soprattutto questo, il rigetto di Israele e l’abbraccio intorno all’integralismo islamico, è il segno più grave della patologia europea.

 

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