MENU

Calendar Girls, applausi a Sassari

aprile 1, 2018 • Paralleli, z in evidenza

di Luigi Coppola –
Uno sgargiante sfondo arancio domina un piccolo altipiano in erba, dove cinque donne, anagraficamente mature e scalze, consumano con discreto impegno una sessione yoga. A guidarle la leader della cinquina, una briosa e intraprendente Chris (brillante Angela Finocchiaro), da subito impostasi come la principale fra le protagoniste di un’accattivante vicenda. Così l’avvio di “Calendar Girls”, un testo teatrale scritto da Tim Firth, tratto dall’omonimo film con la regia di Nigel Cole (lo stesso di L’erba di Grace e We want sex), di cui lo stesso Firth è autore e sceneggiatore.

Il film, di cui erano protagoniste – fra le altre – Helen Mirren, Julie Walters, Linda Bassett, è uscito in Italia nel 2004 ottenendo un discreto successo al botteghino, diventando un film di culto, molto amato dal pubblico femminile. L’efficace adattamento teatrale italiano, curato con garbo e sensibilità da Stefania Bertola con la regia di Cristina Pezzoli è prodotta da Agidi e ENFI Teatro.


La nutrita compagnia (un cast di dieci attori in ribalta) con eccellenti profili fra i quali Laura Curino e Ariella Reggio hanno chiuso la tournée sarda lo scorso ventisei marzo al teatro comunale di Sassari, dopo cinque repliche a Cagliari, penultimo appuntamento della stagione invernale di prosa organizzata dalla Cedac.

La trama, tratta da una storia reale che suscitò un eco mediale internazionale per l’originalità del caso, ricostruisce il trasgressivo progetto di cinque terribili parrocchiane impegnate a raccogliere fondi in favore di un ospedale che ospita pazienti in chemioterapia, colpiti dalla leucemia. La cinquina in rosa decide di posare senza veli davanti ad un obiettivo in un bizzarro book fotografico per allestire un calendario da destinare alla vendita no profit.

Il risultato perseguito con un laborioso processo di persuasione è condotto con tenace impegno da Chris ed è raggiunto con unanime consenso e un faticoso gioco di squadra. Anche grazie al sopraggiunto lutto di Annie (superba Laura Curino) fra le più intime dell’esuberante leader, trovatasi vedova, dopo che la devastante malattia l’abbia privata dell’affetto quotidiano del marito.
L’adattamento del testo originale mette in campo brillanti soluzioni che riducono criticità importanti e distanze marcate sul passaggio cruciale dalla drammaturgia inglese alla prosa italiana.

Un lavoro eccellente che premia l’armonia di una lunga serie di dinamiche ed effetti di “genere” spesso contrastanti. Il desiderio tutto femminile di trasmettere l’immagine del proprio corpo senza urtare oltre il “minimo sindacale” una retorica sessista o l’ipocrita pudore proibizionista delle sfere bigotte, avanzato con bieca ortodossia dall’associazionismo di sagrestia.
Il desiderio di mettersi in gioco a un’età, chiaramente out, al pari delle giovani modelle delle riviste glamour. Peccato veniale sfoderato con un riverente erotismo a chilometro zero e issato contro inevitabili pulsioni di eccedere nella smania della ribalta, facendosi scudo di un eccesso di volontariato a trecentosessanta gradi.

Una sottile competizione tendente alla gelosia nel rincorrere la subdola gratificazione in un accentuato voyeurismo che spinge, oltre ogni rosea previsione, i successi di vendita dell’ammiccante calendario. Ancora gli umori agrodolci che emergono fra le situazioni ilari nella realizzazione delle foto rispetto alla tragedia del dolore, proveniente dalla sala di attesa parenti presso il nosocomio che ospita i pazienti oramai in fine vita.

Cinque donne che, per gioco, si denudano per una giusta causa compiendo un gesto che implica normalmente situazioni diverse e reazioni complicate. Un’operazione, in quest’ occasione, fatta con divertimento e ironia. Con l’intento di scoprirsi ancora affascinanti nonostante l’avanzare anagrafico che attacca gli stereotipi della perfetta giovinezza. I colori accesi di scenografie e costumi liberano prematuri umori primaverili anche in platea. Dove il pubblico, allietato dalle gesta audaci delle protagoniste, si lascia a una prolungata, adrenalinica ovazione finale.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »