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L’Antisemitismo in Francia, i pericoli in Italia

marzo 27, 2018 • Cultura e Società, z in evidenza

 

di Niram Ferretti –

Il brutale assassinio a Parigi di una donna ebrea di 85 anni, Mirelle Kanol, trovata carbonizzata nel suo appartamento dopo essere stata pugnalata 11 volte è una di quegli avvenimenti atroci di cui non si vorrebbe mai scrivere.

La polizia francese ha già arrestato due sospetti, ma sembra ci siano pochi dubbi al momento sul fatto che l’assassino sia un suo vicino di casa musulmano che la Kanol conosceva bene. L’assassinio di Mirelle Kanol riporta alla memoria quello di Sarah Halimi, anche lei ebrea e gettata da una finestra da un altro musulmano il 4 aprile dell’anno scorso, sempre a Parigi.
Su Facebook, la nipote della vittima, Noa Goldfarb la quale vive a Herzliya in Israele, ha scritto:
“Vent’anni fa ho lasciato Parigi sapendo che né il mio futuro né quello del popolo ebraico si può trovare lì. Non potevo immaginare, tuttavia, che avrei lasciato i miei parenti là dove il terrorismo e la crudeltà hanno portato a una simile tragedia. La nonna è stata accoltellata 11 volte da un vicino di casa musulmano che conosceva bene, e che si è assicurato di appiccare il fuoco alla sua casa e non ci ha lasciato nemmeno un oggetto, una lettera, una fotografia per poterla ricordare. Tutto quello che abbiamo sono le nostre lacrime e noi stessi”.

Sul Foglio del 28 settembre, Mauro Zanon, a proposito dell’antisemitismo in Francia scrive a commento di una inchiesta del settimanale Express:
È il “nuovo malessere degli ebrei francesi”, come scrive il settimanale Express nel suo ultimo numero, il malessere di una comunità che si sente minacciata dall’antisemitismo dilagante e vittima dell’indifferenza generale dei media. “Perché così tanto imbarazzo da parte di alcune persone a parlare di razzismo antiebraico? Perché tanta precauzione nel trattare questo problema mediaticamente?”, si chiede l’Express.

Quest’anno, a Noisy-le-Grand (Seine-Saint-Denis), una famiglia di confessione ebraica ha trovato nella sua cassetta delle lettere una pallottola di kalashnikov accompagnata da insulti antisemiti, mentre ad Anet, nel dipartimento Eure-et-Loir, è la scritta “Hitler aveva ragione, bisognava mettere tutti gli ebrei nei forni”, che una coppia ha trovato sulla porta di casa.
In Francia, i cittadini di religione ebraica rappresentano meno dell’uno per cento della popolazione, ma secondo i dati del ministero dell’Interno sono vittima della metà degli atti razzisti commessi in Francia.

Questa donna, scampata al rastrellamento degli ebrei francesi avvenuto a Parigi nel 1942 e agli aguzzini nazisti, ha trovato, settantasei anni dopo, la morte per mano di un altro tipo di aguzzino. Il motivo? Perché era ebrea.
Affrontare la realtà è sempre faticoso ma è necessario se si vuole perlomeno cercare di cominciare a risolvere i problemi, e qui in Italia, dove i segni dell’antisemitismo sono fortunatamente ben lontani da quelli che si manifestano in modo sempre più allarmante in Francia, bisognerebbe che le istituzioni ebraiche fossero più presenti.

Il comunicato della Presidente dell’UCEI (Unione Comunità Ebraiche Italiane), Noemi di Segni, a proposito del crimine consumato a Parigi, in cui ci si dichiara “Profondamente sconvolti e preoccupati per questo episodio, soltanto l’ultimo di una drammatica serie” è il minimo sindacale, ma oltre a preoccuparsi di quello che sta accadendo in Francia, bisognerebbe preoccuparsi maggiormente di quello che succede sotto i nostri occhi.

Se, per esempio, a Torino, all’Università statale, un dipartimento, quello di Politica, Cultura e Società è diventato il feudo del movimento BDS (movimento illegale in diversi stati americani), il cui scopo è quello di demonizzare Israele, e si ospitano solo eventi in cui senza alcun contraddittorio, lo Stato ebraico è rappresentato come una entità criminale e si giustifica il terrorismo palestinese come una forma di resistenza, bisognerebbe allarmarsi molto.
Come ha detto recentemente a Milano David Meghnagi al secondo congresso dell’associazione milanese pro Israele, “La delegittimazione culturale dell’esistenza di una nazione attraverso la pratica del boicottaggio è la premessa di qualcos’altro. Nelle università si formano le classi dirigenti del futuro, si gioca una partita terribile da cui dipende l’esito successivo”.

L’esito successivo è la violenza. Non si sono mai assassinati ebrei e cittadini israeliani se non a seguito di una protratta assuefazione all’odio indottrinato. La delegittimazione e la criminalizzazione fanno parte di questa propedeutica. Mirelle Kanol a Parigi è vittima di tutto ciò e prima di lei lo è stata Sarah Halimi e prima ancora Ilan Halimi, assassinato il 13 febbraio del 2006 sempre a Parigi, anche lui solo perché ebreo.

Quindi, lo sguardo sulla Francia da parte dell’UCEI e delle comunità ebraiche tutte-sguardo che deve essere soprattutto quello delle istituzioni francesi alle prese con una ondata di antisemitismo islamico che continua a mietere vittime-sia prioritariamente sul terreno di coltura autoctono in cui si semina l’odio verso Israele, prima che qualcuno, questo odio, lo trasformi in una licenza per uccidere.

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