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Al Museo Macro di Roma Aubrey “Po” Powell e Paula Webb lasciano sensazioni immortali.

marzo 21, 2018 • Paralleli, z in evidenza

di Luigi Coppola –

Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains.
Nell’ultima stanza, a pochi passi dal commiato che ti riporta su questa terra in un plauso avveniristico ma reale, in un moderno foyer di un’innovativa mostra d’arte contemporanea, si realizza l’ultimo sogno, quel coop de theatre dove l’empatia muta in adrenalina e lo stato sensoriale non è documentabile: nessuna foto o riproduzione è concessa per ricreare una partecipazione attiva a un evento popolare di una portata oceanica. L’epilogo di un’esperienza che incide nel subconscio di chi la vive una traccia intima e indelebile in uno scrigno di pulsioni e visioni.

Il viaggio nel tempo, un arco temporale che parte a ritroso oltre cinquant’anni orsono, allestito a Roma al museo Macro, non è una mostra multimediale né una galleria digitale, le definizioni lasciano tempo relegato in esercizi di stile secondari, rispetto a un’esperienza globale. Contenuti e linguaggi non sono corollari ma membra e satelliti integrati di un corpo e di un universo musicale che ha segnato non solo un’epoca ma filosofie eterogenee di vita, abbozzate con genio e smisurato talento sul crepuscolo del secolo breve.
Nella nutrita rassegna stampa dedicata all’evento romano, Massimo Zamboni con la sua recensione pubblicata su La Lettura (il domenicale Corsera) lo scorso 25 febbraio, rende un’idea efficace che giustifica le alte attese del visitatore che arriverà al Macro di Roma in via Nizza 138. Difficile descrivere le note di un’esperienza sensoriale notevolmente diversa da una pur ricercata mostra multimediale di altro genere.

L’incipit del percorso ci riporta agli inizi degli anni Sessanta, foto in bianco e nero che anticipano la nascita definitiva dei Pink Floyd nel 1965. Il viaggio è accompagnato da una colonna sonora diffusa da efficaci audio guide, coerenti e allineate perfettamente all’avanzare nei locali con la sequenza delle vicende della band vissuta in più stagioni del secondo e terzo millennio. Protagonisti e stakeholder sono presentati con una fedele visitazione storica.

La narrazione complessa e dettagliata evidenzia l’iperbole del primo front man del gruppo, Syd Barrett. Da questa svolta si moltiplicano storie e contributi espressi nelle più svariate espressioni: riprese video di musicisti e collaboratori (su tutti il batterista Nick Mason), didascalie e biografie di altrettanti autori, comunicatori, disegnatori delle principali cover delle loro produzioni. Banner luminosi rilanciano dati impressionanti come le settemila copie vendute ogni settimana dalla sua prima edizione di “Dark Side of the Moon”, ottavo album pubblicato il dieci marzo 1973. Cimeli e strumenti, tante e splendenti le chitarre, i sintetizzatori, le attrezzature esposte, testimoni silenti di infinite realizzazioni di suoni e composizioni, rielaborate durante la visita, che si espande maestosa in uno spazio dove campeggiano personaggi animati (il porcellino sospeso nel vuoto che introduce l’ambientazione di The final cut).

Tanta roba che estrania il visitatore in due ore buone di una rapsodia collettiva. Una sintesi armoniosa di gran parte dello scibile umano dove termini come follia, morte, alterazione, si fondono in un’osmosi psichedelica che trascende sensi e pensieri. L’invito quasi scontato è quello di vivere questa esperienza che prescinda dalla stessa idea complessa e affascinante della Musica, Rock o di qualsiasi altro genere.
I curatori di questa iniziativa (fra i primi collaboratori nella produzione di copertine e immagini dei Pink) certamente saranno ricordati a loro volta per aver prolungato, nel tempo finito, un valore immanente oltre le comuni esperienze terrene di artisti e musicisti. Ascoltare e scoprire suoni, visioni e testi, coordinati in un esperanto artistico di eccellente progettazione, supera i normali ragionamenti quotidiani per elevarli a patrimoni universali.

A queste percezioni si somma un valore aggiunto offerto nella struttura dove assistenti e operatori offrono una degna accoglienza (anche guardaroba e servizi sono adeguati all’ambiente scenico) per un attento pubblico internazionale. Anche i numeri delle visite sono importanti: i flussi quotidiani si attestano mediamente sulle cinquecento unità per toccare quota duemila nel fine settimana. La mostra che sarà fruibile anche nel giorno di Pasqua, sarà aperta sino al prossimo primo luglio. Approfondimenti su https://www.pinkfloydexhibition.com/

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