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#Metoo e la crociata contro il maschio

marzo 20, 2018 • Cultura e Società, z in evidenza

di Niram Ferretti –

Come scrive mirabilmente Elemire Zolla in quel breviario di sanità mentale che è Che cos’è la tradzione, “A chi deve smerciare un antichissimo ciarpame conviene gridare al rinnovamento”. E cosi avviene che le talebane del movimento #Metoo, in nome delle violenze subite dalle donne, fingano che la loro crociata contro il maschio sia qualcosa di diverso da ciò che è.

Alle loro spalle si stagliano ammonitrici le figure di virtuosi dal braccio teso e il dito puntato contro rei e ree, eretici, streghe, adultere, categorie da punire per essere ciò che sono, accusate di delitti e misfatti varie. Così, a New York, la stilista francese Myriam Chalek ha l’idea di fare sfilare insieme a modelle angelicate uomini con indosso a mascherarli, teste di maiale. E’ una trovata cupa e torva verniciata di fashionismo.

Altri dileggi vengono in mente, lettere scarlatte appuntate al petto, stelle gialle e rosa, cartelli appesi al collo, mentre si aprono le porte su scenari orripilanti, campi di lavoro, luoghi ove rieducare alla Virtù.
Il caso Weinstein, il Porco dei porci hollwoodiani, il Grande Orco Nero, il predatore sessuale compulsivo, ha generato il giacobinismo delle vaiasse glamour, delle molestate a scoppio molto ritardato che improvvisamente sono scese in piazza a Los Angeles e New York, con forconi, torce e picche, tutte dirette verso il castello in cui dimora il mostro.

Harvey Weinstein, nulla più in realtà che un satiro seriale, si è presto trasformato nel maschio mostrificato in quanto tale, da sottomettere, attraverso la sua colpevolizzazione a oltranza. Perché l’assunto delle fanatiche, delle tante Saint Just al femminile con abiti firmati e anche kefiah al collo, è che se sei maschio sei potenzialmente stupratore o al meglio molestatore, e dunque, in quanto tale già ontologicamente reo. “Non si può regnare ed essere innocenti“, così proclamava l’Angelo della Rivoluzione alla Comune per giustificare il regicidio. La colpevolezza del maschio è dovuta al fallo.

Altro ciarpame si addensa in questo movimento demonizzante il quale si traveste con gli abiti del bene, (antico trucco, sempre uguale, sempre efficace), è il rigurgito psicotico di un femminismo digerito male, formato da desideri di vendetta, da fantasie eviranti, da volontà di dominio e di potere. Il maschio finalmente umiliato, il potere nelle mani delle donne, amazzoni dal seno nudo con gli uomini al guinzaglio, e perché no, con indosso teste di maiali?

Una attrice italiana che cerca di ritrovare la ribalta dopo essere finita nel cono d’ombra di una carriera ormai conclusa, ha inscenato tutto un teatro in cui si è eretta vittima del Mostro e capa del movimento del riscatto. Essendo Weinstein ebreo, tempo fa annunciò che il Mossad era sulle sue tracce per toglierla di mezzo, tanto erano scottanti le sue rivelazioni.

La psicosi personale che si trasforma in psicosi collettiva l’abbiamo già vista all’opera sui vasti scenari della storia. Non che si corra davvero il rischio di ghigliottine e teste nei canestri, basta solo la messinscena, soprattutto nordamericana. Qui da noi, nel Mediterraneo, il puritanesimo non ha mai preso radice. La morale cattolica, di cui per secoli è stata impregnata la cultura ha sempre fatto della colpa un’occasione di riscatto e non un marchio a fuoco. E anche in una società ormai secolarizzata, questa consuetudine è diventata costitutivo antropologico.
All’isteria flagellatrice americana, al suo contagio, opponiamo robusti anticorpi che non verranno meno, e già Leopardi nel 1824, a proposito degli italiani poteva dire, “Né si trovano più in Italia veri fanatici di nessun genere”.

Sì, dalle crociate contro il maschio siamo vaccinati, soprattutto da quelle delle attrici le quali, qui da noi, da quando venne fondata Cinecittà sono, di caso in caso, state frequentemente disponibili a concessioni senza traumi, come ha ricordato Sandra Milo, veterana degli anni d’oro del cinema italiano.
E comunque le crociate vere avevano come obiettivo Gerusalemme, e sarebbe bello vedere queste neo-femministe salottiere salire in prima classe su voli diretti in Medioriente, non per recarsi in Israele, dove le donne godono di una discreta emancipazione, ma per spostarsi magari in Iran, in Egitto, in Giordania e Arabia Saudita (la Siria è al momento sconsigliata) per portare lì le loro istanze e chiedere alla popolazione femminile di fare come loro a Hollywood, lottare per sottrarsi al giogo maschilista.
Le attendiamo in massa.

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