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San Putin protettore nostro

marzo 18, 2018 • Agorà, z in evidenza


di Niram Ferretti –

Vladimir Putin si appresta a riconfermarsi padre e padrone della Russia e quindi a stringere ulteriormente la morsa della sua cleptocrazia intorno al paese. Inutile stare qui a elencare una dopo l’altra le azioni criminose della sua cricca, gli omicidi di Stato su suolo russo, giornalisti invisi al regime, oppositori politici, i regolamenti di conti all’estero nei confronti di dissidenti o ex spie, l’ultimo in ordine di tempo in questi giorni in Gran Bretagna.

Da Litvinenko a Anna Politkovskaya, da Natalia Estemirova, a Stanislav Markelov da Anastasia Baburova a Boris Nemtsov, da Boris Berezovsky (fatto assassinare anche lui in Gran Bretagna), a Paul Klebnikov e Sergei Yushenkov, sono solo alcuni della lista dei cadaveri eccellenti.

Tutto questo è copione consolidato di questo ex colonnello del Kgb, il quale, sulle macerie post-yeltsiniane dell’ex impero sovietico, ha proiettato il suo sogno neo-imperiale e nazionalista. Uomo law and order che ama spesso farsi fotografare a torso nudo come il Duce e si erge a difensore della tradizione e della cristianità, utilizzate nel senso di instrumentum regni, esattamente come fa Erdogan in Turchia con l’Islam, Putin è il beniamino di tanti qui in Europa innamorati dei maschi alpha e assai poco della democrazia e del liberalismo.

Per loro rappresenta la lux Orientis che squarcia la tenebra della decadenza europea, della nostra società disossata e de-virilizzata. In questo rozzo autocrate, i cari rigurgitanti di rossobrunismo vedono l’incarnazione del antico fantasma della palingenesi asiatica incarnata dalla Terza Roma.

L’autocoscienza redentrice russa in veste gangsteristica che ci libererà da transgenderismo e gay pride, dal terrorismo islamico e dalle famiglie omosex. Tutto in una volta ci penserà lui, San Putin nostro protettore, una mano alzata in gesto benedicente e l’altra armata di pistola.

C’è sempre chi, di fronte ai guasti e alle derive inevitabili della democrazia, è pronto a consegnarsi armi e bagagli al primo uomo forte che si presenta sulla scena, non importa chi sia, l’importante è che offra metodi spicci e proietti illusioni che possano soddisfare animi infantili agognanti la figura del padre autoritario.

La tradizione medioevale dei re curatori e magici si è prolungata nei secoli e nel Novecento massimamente si è incarnata in falsi paracleti sanguinari i quali annunciavano che per produrre il paradiso in terra fossero necessarie pile di cadaveri.

La democrazia offre sì molti discontenti ma è costata tanta fatica e sangue e va protetta con fermezza da chi pensa che il polonio e i gas nervini siano una buona profilassi.

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