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I giacobini di Moked

febbraio 23, 2018 • Agorà, z in evidenza

 

di Niram Ferretti –

Leggere su Moked del congedo temporaneo di Sergio Della Pergola, professore di demografia all’Università Ebraica di Gerusalemme, dai lettori del giornale dopo il suo seicentesimo articolo e l’articolo a suo elogio del direttore del giornale, Guido Vitale (una apologia dai toni agiografici, già una consacrazione nel pantheon dei grandi padri della Patria), ci mette difronte alla abituale caricatura della realtà, alla fiction che tanto appassiona il docente italo-israeliano.

Vitale, con tono solenne e perentorio declama l’autorevolezza praticamente inscalfibile del professore, “Il professor Della Pergola quando parla di Israele sa di cosa parla”, non come i “molti che farneticano di un Israele di cartapesta”. Anche Vitale sa di cosa parla. Sì. La verità scolpita nelle tavole pergoliane da una parte e le fole di chi, a valle, attende il Verbo che discende mentre nel frattempo si diletta a fabbricare idoli e idoletti che verranno distrutti dalla forza dirompente della Verità.
Tuttavia, basta leggere il seicentesimo (come a Balaclava) articolo di Della Pergola, il quale si congeda momentaneamente dai lettori perché l’ora estrema lo esige, per rendersi conto di quale insieme di banalità trite, rictus ideologici e luoghi comuni esso contenga.

Della Pergola ci informa che Netanyahu è praticamente un dittatore (topos classico della sinistra nei confronti di chi governa con decisionismo e autorevolezza, Trump è un altro esempio di scuola, Berlusconi non parliamone, persino Renzi era potenzialmente pericoloso per gli assetti democratici). Avrebbe portato il paese alla deriva, rendendolo una sorta di distopia la cui cifra caratterizzante è l’estremismo.

Sono momenti difficili che chiamano a difficili scelte e Della Pergola ne è altamente consapevole, soprattutto perché, dopo che la polizia ha chiesto alla Procura Generale di rinviare Netanyahu a giudizio, quest’ultimo non si è ritirato a vita privata, come gli consiglia il professore ma ha deciso di continuare a governare. Imperdonabile.
Le accuse le conosciamo. Un presunto accordo sottobanco con un editore a lui avverso per danneggiarne uno a lui favorevole e 250,000 dollari in sigari e champagne donategli nel tempo da amici facoltosi. Questo sarebbero riusciti a mettere in piedi gli inquirenti, questo devastante apparato accusatorio.

Certo Netanyahu è un bon vivant, un po’ smargiasso, gli piace la bella vita e godersela, non è uomo frugale, ascetico, non è Ben Gurion, non è nemmeno Begin. A Della Pergola piace la frugalità. Ai moralisti piace sempre la frugalità. Piaceva molto anche a Robespierre e a Saint. Just. Champagne, sigari, forse anche caviale, cibo non kosher. No, tutto questo è intollerabile. Ma sentiamo Della Pergola, la sua voce fustigante. Merita davvero.

“Netanyahu si è dimenticato di dire una sola parola di confutazione delle accuse che gli ha mosso la polizia israeliana: l’aver ricevuto un milione di shekel in regali da un potente personaggio al quali è stato restituito il favore attraverso provvedimenti legislativi che avrebbero creato a quest’ultimo enormi benefici fiscali; l’aver interferito attivamente nella stampa quotidiana in modo da far ottenere benefici economici all’editore di Yediot Aharonot. Per questo, anche Arnon Milchan e Arnon Moses sono stati messi sotto accusa dalla polizia.
Laddove c’è un corrotto c’è sempre anche un corruttore. In risposta alle accuse, peraltro appunto non smentite, Netanyahu si è rivolto direttamente alla nazione, fissando lo schermo e deridendo e delegittimando le pubbliche istituzioni: la polizia e il sistema giudiziario”.

Per Della Pergola-Saint Just, Netanyahu è già colpevole. “Laddove c’è un corrotto c’è sempre un corruttore”. Lapidario. Un eventuale processo è una pura formalità. Risuonano le parole che pronunciò l’Angelo della Virtù alla Comune, “Non si può regnare ed essere innocenti”. No, non si può. La realtà però è che i provvedimenti legislativi a favore di personaggi multimiliardari che avrebbero “comprato” l’uomo più potente di Israele con una mancia facendogli giocare nel farlo la reputazione e la carriera, sono completamente da dimostrare, come è da dimostrare che Netanyahu abbia “interferito attivamente nella stampa quotidiana“, in modo da fare ottenere benefici economici a Yediot Aharonot.
Al contrario, allo stato attuale sembra che non vi sia stato alcun provvedimento legislativo in questo senso.
Per fare delle leggi ad personam, davvero Netanyahu si sarebbe accontentato di sigari e champagne e di qualche articolo a lui favorevole su un giornale che lo ha sempre attaccato tutti i giorni? Ma no, bisogna crederci, anzi no, è così. Certo Della Pergola che da anni ci delizia con la sua rappresentazione di un Israele non di cartapesta, mi raccomando, perché lui “lo conosce bene”, fatto di fanatici religiosi nero vestiti, di terroristi ebrei, di un semi-dittatore e la sua corte di falchi guerrafondai, è, alla pari di Bruto, uomo d’onore. Augura a Netanyahu di “uscire indenne da questa prova che durerà moltissimi mesi e metterà l’intera società israeliana a dura prova. I danni causati, in ogni caso, sono irreversibili”.
Irreversibili.

Prima lo rappresenta come una sorta di Ceausescu e poi gli augura di “uscire indenne”. Ma se dovesse uscire indenne può significare una cosa sola, che le accuse mossagli, e che voci interne alla Procura hanno giudicato presentate in modo incompleto e frettoloso, sono del tutto infondate, solo una macchinazione politica atta a sovvertire il risultato delle urne del marzo 2015, quando Della Pergola e con lui tutta la sinistra israeliana si augurava che vincesse l’esangue Herzog.

Con fermezza, Netanyahu ha respinto le accuse mossagli, e incardinate in parte sulla testimonianza di Yair Lapid, il vacuo ex Ministro dell’Economia, suo nemico giurato che si è voluto presentare al pubblico come cittadino esemplare. Anche Lapid, come Bruto, è uomo d’onore.
Tuttavia, nonostante le vesti strappate di Della Pergola, Netanyahu continuerà a restare al suo posto e a guidare con autorevolezza il paese, aspettando lo svolgimento dell’esame che la Procura farà degli incartamenti inviatogli dalla polizia.
La ghigliottina per il momento deve restare inattiva e il paniere vuoto, così come resteranno vuote le pagine di Moked dalla catechesi dello Chevalier de la Vertu. Non ha più tempo per scrivere, si è congedato per difendere il paese.

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