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Questi Fantasmi

febbraio 21, 2018 • Cultura e Società, z in evidenza

di Niram Ferretti –

Da tempo siamo entrati, volenti o nolenti in una epoca di forti polarizzazioni e di tribalismi sempre più accentuati. Il mantra della cosiddetta “fine delle ideologie” ha ormai perso ogni residua credibilità, perché se è vero che con la caduta del totalitarismo comunista negli anni Novanta, secondo a cadere dopo quello nazista crollato nel Götterdämmerung del bunker di Berlino del 1945, si è messo fine ai due grandi millenarismi secolarizzati del Novecento, si è continuato e si continua pur sempre ad essere alle prese con i miasmi che da essi emanano. Bisogna subito però aggiungere che seppure i nostalgici del Fuhrer siano confinati a riserve indiane di psicolabili, il comunismo trova ancora credito tra adepti aggiornati i quali non riescono a prendere atto che si tratta di una formula fallimentare a ogni latitudine.

Ma veniamo al dunque. Si credeva che il postmoderno o ciò che gli è seguito avrebbe fatto definitivamente strame di ogni narrativa strutturata e che il giulivo pensiero debole che lo accompagnava pronosticando affrancamenti definitivi dalle strutture forti del pensiero ci avrebbe fatto abbracciare senza più un nichilismo ludico. Così non è stato. Oggi lo sappiamo, tutto ciò era la trouvaille di una stagione ormai spompata.

Il motivo, infondo è semplice. L’uomo non può fare a meno di volersi ancorare a una idea incisiva, a un racconto costruito bene, e massimamente quando si tratta di politica. La politica, infatti, come ben sapeva Platone, affonda negli strati più profondi dell’anima, dove abitano pulsioni primordiali e anche archetipi incistati che sono inaffondabili, come quella dell’Amico e del Nemico o della lotta senza sosta tra Bene e Male, tra Luce e Tenebra. Non basta raccontarsi in un salottino filosofico a Torino o a Parigi che il mondo vero è diventato favola, oppure che non esisterebbe alcuna verità con la maiuscola ma solo un bricolage fatto di prospettive, idee e ideuzze che ognuno può confezionarsi come gli piace.

Si ha bisogno di masticare cibo più sostanzioso, e gli idoli affolleranno inevitabilmente la scena laddove Dio si fa vacante. Ne ebbe prova immediata Mosè quando, dopo protratta assenza sul Sinai, sceso a valle si ritrovò la folla prostrata davanti al Vitello d’oro con Aronne che probabilmente allargò le braccia (questo la Bibbia non lo dice), sussurrandogli all’orecchio, “Non ti arrabbiare più di tanto, lo sai come son fatti”.
No, non tornerà il fascismo, stiano sereni i promotori di “Mai più fascismi“, i quali vogliono tutti in piazza a manifestare contro i nostalgici del Duce e della romanità di cartapesta. Siamo in campagna elettorale e se vent’anni fa Berlusconi evocava i comunisti che solo lui sarebbe stato in grado di sconfiggere facendo in modo che l’Italia non diventasse come la Romania di Ceausescu, ora è il turno dei fascisti agitati a sinistra come sgomentevole minaccia.

Si tratta, in un caso come nell’altro, di spauracchi, di babau carnevaleschi. Non a caso il Carnevale dei gentili è appena alle nostre spalle, e quello ebraico, Purim, sta avanzando con le proprie maschere.
No, non bastano 57 episodi di marca neofascista nel corso di un intero anno per giustificare un allarme nazionale. Pensare che Casa Pound, Forza Nuova o altre costellazioni affini di criogenati dal cuore nero predando il potere scalzando le istituzioni democratiche è puro cabaret. La storia che si ripete come farsa? Sì. Seppure in Italia non torneranno orbaci e fez né in Germania croci uncinate e camicie brune, le pulsioni autoritarie sono sempre presenti in sparuti superuomini di provincia, a Ostia come a Lugo e forse fino a Predappio.

Queste pulsioni, più che tra gli Spada locali e le loro testate in faccia ai giornalisti, sono fortissimamente forti nell’Islam militante e ben diffuso anche qui da noi. E’ il motivo per cui, a destra e non tra i fascisti e i nazisti che con Islam, alla pari dei nazisti, trovarono e trovano affinità consustanziali, si vorrebbero applicare politiche più risolute sulla sicurezza e sull’immigrazione. Fare di tutta un erba un fascio, calembour più che volontario, va bene per uno show di Crozza in cui appaiono presepi con pastori arabi e bambinelli palestinesi nella greppia.

Sì, il pensiero debole, Deridda e il decostruzionismo non hanno conquistato folle oceaniche. Si pensa ancora in maxicategorie anche se slabbrate nonostante la semiosi illimitata. Ci riesce pure uno come Diego Fusaro, con la sua cucina fusion fatta di rimasugli rossobruni, immaginiamoci chi riesce a pensare veramente.
Donald Trump, il vendicatore biondo platino, ultimamente ci ha fatto capire chiaramente che il mondo continua a procedere sui cardini ideologici non scardinabili. Dalle cosmogonie mesopotamiche ad oggi si è cercato senza sosta di dare un senso all’universo attraverso costellazioni popolate di numi favorevoli a cui votarsi. Figli della Luce, Figli delle Tenebre. Soprattutto Maometto lo capì che l’uomo ha bisogno di figurazioni nette. L’Islam gode di ottima salute soprattutto nella sua declinazione radicale perché risponde a domande basilari.

No, il fascismo non ritornerà e nemmeno il comunismo, ma non facciamoci illusioni, i fantasmi che incessanti affollano la casa stregata della nostra psiche, ci terranno sempre compagnia.

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