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Iran, i segni del disagio economico

febbraio 18, 2018 • Mondo, z in evidenza

Redazione –

Il 14 febbraio 2018 la polizia iraniana ha arrestato un centinaio di cambiavalute e ha chiuso 10 uffici di cambio, accusando gli operatori di speculazione contro la moneta nazionale. Il valore del rial iraniano sul mercato è in calo continuo da oltre un anno. Il paese mostra molti segni di difficoltà economiche sia a causa delle sanzioni, sia a causa delle grandi spese sostenute per la partecipazione alla guerra civile in Iraq e in Siria.

Aumentano le tensioni sociali, anche perché il governo sta cercando di attuare una manovra pericolosa – ma necessaria – di effettiva privatizzazione delle imprese. La privatizzazione di larga parte dell’economia iraniana è formalmente avvenuta già negli anni ’90, ma si è trattato di una privatizzazione sui generis, che ha visto la maggior parte delle imprese divenire proprietà dei militari e dei Guardiani della Rivoluzione, i quali ne hanno fatto strumento di clientelismo e di conquista del potere. Ora il governo vorrebbe ridurre il potere dei Guardiani della Rivoluzione, che prevale in campo economico, in campo militare e in campo politico, e nel contempo dare impulso all’economia.

Nel frattempo aumentano le proteste dei lavoratori nell’anniversario dell’ascesa al potere dei mullah. Il discorso di Ali Rabiee, Ministro del Lavoro di Rouhani, durante la cerimonia del 12 Febbraio a Qa’em Shahr, è stato interrotto dalle proteste di un pensionato contro il regime. Questo  lavoratore ha interrotto il discorso di Rabiee e rivolgendosi a lui e ad altri agenti del regime, ha detto: “Noi abbiamo lavorato duramente per 37 anni, abbiamo fatto la rivoluzione, la nostra rivoluzione è finita nelle mani degli ingiusti, sono venuti usando il nome dell’Islam, sono avanzati sotto il nome dell’Islam, non c’è nessuno che li accusi. Io ho una pensione di un milione e cinquecentomila toman (300 dollari) e una famiglia di quattro persone. Devo comprare le medicine. La previdenza sociale dice ‘Non è compito nostro’. I politici qui stanno farfugliando. Noi diciamo no alla loro falsa comprensione. Ogni giorno ci fanno promesse vane”.

Gli agenti dell’intelligence hanno ripetutamente cercato di zittire questo lavoratore, ma lui ha continuato. Ali Rabiee, che è stato vice-ministro dell’intelligence, uno dei più importanti elementi della sicurezza e oppressore dei lavoratori per molti anni, prima ha cercato di zittirlo con l’inganno, ma questo povero lavoratore lo ha ignorato. Allora Rabiei, senza alcuna vergogna, ha risposto a questo pensionato che aveva detto di aver mangiato pane e formaggio per 37 anni, dicendo: “Cosa credi che mangiamo noi? Noi mangiamo lo stesso pane e formaggio”.

A Rafsanjan, i poveri lavoratori disoccupati hanno criticato il regime con le loro proteste. Un anziano operaio ha gridato contro gli agenti del governo e contro gli oratori chiedendo: “Cosa avete fatto per i disoccupati?”. Un altro lavoratore ha detto che ci sono 14.000 persone disoccupate nella città. Un gruppo di Guardie Rivoluzionarie è andato incontro ai manifestanti per impedire loro di avvicinarsi al palco. Gli agenti del regime hanno messo musica a tutto volume per impedire che le proteste venissero udite e che si diffondessero.

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