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Senza lo scudo di Perseo

febbraio 4, 2018 • Cultura e Società, z in evidenza

di Niram Ferretti –

L’ultimo libro di Giulio Meotti, una delle firme di punta de Il Foglio, “Il suicidio della cultura occidentale”, ha un titolo che ne condensa l’assunto principale, la capitolazione dell’Occidente di fronte all’avanzare del radicalismo islamico, come recita il sottotitolo del libro, “Così l’Islam radicale sta vincendo”.

Si tratta di una lucida e devastante requisitoria nei confronti di una Europa, la quale, avendo perso una consistenza identitaria forte ed essendosi sostanzialmente votata a un eudemonismo edonista e autoreferente non può che soccombere lentamente e inesorabilmente difronte all’avanzare di una religione risoluta come l’Islam. L’Islam che, nel suo specifico più rigoroso e radicale, quello originario, rigetta frontalmente le forme di vita e i presupposti valoriali che l’Occidente si è dato nel corso della propria storia. Ed è la questione dei valori, o meglio della loro crisi, del progressivo eclissarsi occidentale, il perno sul quale ruota il libro di Meotti.
“Erano senza fiducia nei propri valori, non sapevano più spiegare perché andassero preservati”, scrive a un certo punto l’autore riferendosi alla mancanza di determinazione con cui i Paesi occidentali impedirono nell’estate del 2014 una massiccia ondata di immigrazione di uomini musulmani provenienti dal Medioriente. Questa incapacità sostanziale da parte delle classi politiche europee di riuscire a spiegare se non in modo retorico e declamatorio, perché la democrazia, il liberalismo, il pluralismo meritino di essere salvaguardati di fronte a una Weltanschauung che ne fa strame, è la conseguenza di quel lungo processo di sradicamento del proprio senso di sé, della propria tradizione culturale e storica, che dal Settecento in poi l’Occidente ha praticato implacabilmente.

In “Dall’Illuminismo alla rivoluzione”, Eric Voegelin, uno dei massimi diagnosti della nostra malattia, scriveva, “L’apocalisse dell’uomo sta portando, grazie alla logica del sentimento, verso la deificazione della società intramondana. La rivoluzione si è spinta al di là dei problemi secondari della forma di governo al vero centro della crisi, la distruzione della civiltà cristiana occidentale”. In un altro dei suoi libri più importanti, “La Nuova Scienza Politica”, il grande autore tedesco naturalizzato americano, accennava con cauto ottimismo a “una favilla di speranza” riservata all’anglosfera come centro di possibile rigenerazione e concludeva con la frase, “Per il momento la sorte è ancora incerta ”. Oggi, a sessantasei anni dall’uscita di quel testo, la sorte è più che mai incerta e non saranno certo gli Stati Uniti e men che mai la Gran Bretagna a potere redimire una Europa ammorbata di quell’epifenomeno del meaculpismo occidentale che è il politicamente corretto.

L’Islam, nella sua declinazione jihadista, osserva compiaciuto questo terreno dissodato in cui, come opposizione alle sure più incandescenti del Corano e al sacro giuridicamente istituzionalizzato, vengono sbandierati i vessilli della teoria gender, gli svaghi metropolitani, i gadget elettronici.
“Può,” si chiede Giulio Meotti con retorica forse ironica, “una civiltà sostenersi soltanto sulla base di una ideologia di auto-realizzazione personale?”. Frase a cui si potrebbe aggiungere una ulteriore domanda, può una cultura frolla, in cui dopo che il postmoderno ha provveduto a liquidare teoricamente ogni identità forte, ogni costrutto tradizionale, per fornirci al suo posto l’ermafroditismo concettuale, la nichilistica libertà di abbandonarsi completamente all’inconsistenza di ogni cosa, impedire l’avanzamento di un pensiero compatto e solido come quello che l’Islam rappresenta? No, non può. Può solo soccombere, piano piano, in virtù di una prolungata e spensierata eutanasia.

“Ci sono 6 milioni di musulmani in Francia e più di 30 milioni in Europa occidentale. Nei quattro Paesi europei più colpiti dagli attacchi-Gran Bretagna, Francia, Belgio e Germania, il numero degli estremisti ha raggiunto i 66.000. Un esercito, in servizio attivo. 23.000 islamisti in Inghilterra, 15.000 in Francia, 19.000 in Belgio, 10.000 in Germania. Mentre scriviamo, un grande esercito islamico transnazionale è in corso di costruzione sul suolo europeo“.
Questo è il paesaggio attuale sul quale, e Meotti lo dice molto bene, la maggioranza dei governi continua a stendere un lenzuolo per coprirne la vista ai più, come furono coperte le statue di nudi ai Musei Capitolini a Roma quando Rouhani venne in visita nel 2016, per non “offendere” la sensibilità islamica.
“Il suicidio della cultura occidentale” è un libro necessario, come sono necessari tutti quei libri che costringono il lettore a guardare la realtà trasformandolo, obtorto collo, in un Perseo privo di scudo.

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