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Le donne sono il volto delle proteste in Iran, le donne rischiano il massimo gridando contro i mullah iraniani

febbraio 2, 2018 • Mondo, z in evidenza

di Loredana Biffo –

Mentre la Francia si accinge a finanziare i fascisti clericali del governo della Repubblica Islamica dell’Iran, la polizia iraniana ha arrestato 29 donne che si erano tolte il velo in strada in segno di protesta contro l’hijab obbligatorio. L’agenzia Tasnim, vicina al governo, ha riferito che le fermate stavano partecipando ad una campagna conosciuta come “mercoledì bianco”, dal colore dei veli sventolati. Negli ultimi giorni, i social media hanno diffuso le immagini di diverse donne protestare contro il velo obbligatorio in diverse città malgrado le torture che subiscono in carcere.

Mentre il mese dicembre 2017 stava per finire, l’onda del malcontento in ebollizione ha avuto una brusca svolta ed è scoppiata in proteste anti-governative radicali, che hanno scosso il terreno sotto il regime clericale e messo in ombra tutte le altre questioni.

Il 28 dicembre, circa 10.000 persone sono scese in strada a Mashhad, la seconda più grande città dell’Iran nel Nord Est, per protestare contro il nuovo forte aumento dei prezzi mentre il potere d’acquisto delle persone comuni è vicino allo zero.

Per la fine dell’anno, in solo quattro giorni, le proteste si sono estese ad oltre 100 città in tutto il Paese. Gli slogan del primo giorno “Morte a Rouhani”- “Morte al dittatore” dal giorno dopo sono rapidamente cambiati in “Morte a Khamenei” e in altri contro la guida suprema dei mullah.

Le proteste a livello nazionale non erano solo contro i prezzi in aumento, gli inganni e la corruzione del governo e il costoso coinvolgimento del regime clericale nei conflitti regionali, ma anche contro il governo oppressivo dei mullah nella sua interezza. Molti hanno chiesto chiaramente e apertamente la fine del regime clericale, promettendo di non recedere fino a quando non avranno abbattuto i mullah.

Hanno gridato “Indipendenza, libertà, Repubblica Iraniana”, “Fate sapere a Khamenei che presto cadrà”, “Pistole, carri armati, esplosivi, i mullah devono perdersi” e altri slogan.

Nelle loro grida di rabbia, i dimostranti chiamano i mullah e i capi e funzionari del regime “ladri” e li accusano della maggior parte della miseria della nazione.

Il ruolo delle donne nella rivolta è notevole il fatto che le donne sono attivamente impegnate ovunque, in ogni protesta, confronto e iniziativa.

Molte donne hanno dimostrato grande coraggio nell’affrontare a mani nude forze di sicurezza armate, incoraggiando altri a non avere paura e ad andare avanti, invitando tutti ad unirsi alle proteste, intonando gli slogan “Morte al dittatore”, distruggendo immagini di Khamenei in ogni città e respingendo agenti che cercavano di arrestare giovani dimostranti.

Come negli ultimi 150 anni in Iran, nessuno registra le scene dell’impegno delle donne, tuttavia, nei filmati video – per lo più girati frettolosamente nel calore degli scontri con le forze di sicurezza – si intravedono donne e si sentono le loro voci più alte di quelle degli uomini.

Testimoni oculari hanno anche detto che il coraggio delle donne è una forza trainante ovunque, in tutte le proteste e dimostrazioni.

Cinque studentesse universitarie di Teheran arrestate dopo la rivolta, L-R, Yasamin Mahboobi, Soha Mortezaii, Faezeh Abdipour, Leila Hosseinzadeh, Negin Arameshi

Una scena audace, colta in un video nel secondo giorno delle proteste, ha avuto come protagonista una donna nella città di Hamedan, nell’Iran occidentale. Lei ha gridato per la prima volta “Morte a Khamenei” proprio di fronte alle forze di sicurezza che la circondavano, quindi lo ha ripetuto altre due volte prima di essere trascinata via da una persona amica.

I manifestanti a Mashhad si erano spinti solo fino a gridare “Morte a Rouhani”, il presidente dei mullah, e “Morte al dittatore”, fermandosi poco prima di nominare direttamente Khamenei, la guida suprema dei mullah. Ma quella donna coraggiosa di Hamedan ha spezzato l’incantesimo, aprendo la strada per altre proteste in cui gli slogan contro Khamenei hanno preso vigore.

Da allora, la gente ha iniziato a bruciare gigantografie di Khamenei e ad abbatterle in ogni manifestazione, mostrando apertamente il rifiuto del“dittatore”.

Le donne sono state anche molto dirette nello sfidare frontalmente le forze di sicurezza del regime. In brevi video girati durante scontri ‘colpisci-e-scappa’ fra dimostranti e forze di sicurezza si intravedono donne che disobbediscono agli agenti o si scontrano con unità antisommossa a Isfahan, nell’Iran centrale.

A Teheran, giovani studentesse universitarie sono state impegnate in un contrasto con guardie dell’Università e nel tentativo di aprire i cancelli e marciare nelle strade. Erano molto decise, incoraggiando altri ad unirsi e a non aver paura di nulla e guidando gli studenti con slogan di “Morte al dittatore” e “Morte a Khamenei”.

Il 10 dicembre è stata la Giornata Mondiale dei Diritti Umani. Nonostante questo, in Iran il regime ha continuato ad eseguire pene crudeli, inumane e degradanti e ad arrestare donne e uomini per mancata osservanza della segregazione di genere in feste nelle loro case e altrove.
Sono state condannate a morte due donne i cui nomi sono Kimia e Mojgan.

Due attiviste curde, Zamaneh Zivi e Manareh Malaviseh sono state arrestate, multate e punite con 50 frustate per aver partecipato al referendum sull’indipendenza del Kurdistan iracheno.
Due donne di nome Soheila Zobeiri e Kobra Khalandi sono state condannate al carcere per avere partecipato a proteste contro l’uccisione di innocenti.
Una donna di mezza età è stata condannata al lavoro forzato di lavare salme in un obitorio, per l’accusa – da lei negata – di avere avuto una relazione illecita con un uomo.

I responsabili di una scuola femminile a Islamabad, Orumiyeh (Iran nord-occidentale) hanno tagliato i capelli a studentesse in presenza di forze di sicurezza per imporre loro di indossare una fascia sotto il velo in modo da coprire i capelli completamente.
Almeno 24 donne e uomini sono stati arrestati il 2 dicembre ad Arak (provincia di Markazi), 35 il 29 dicembre a Varamin (a Sud Ovest di Teheran), e 230 il 21 dicembre a Lavasan e Farmanieh (a Nord di Teheran) per avere partecipato a feste in cui donne ed uomini erano insieme.
Donne e uomini sono stati arrestati per avere partecipato a un corso misto di taglio di capelli.

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