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Le soglie dell’alba e la pazzia del presidente

gennaio 7, 2018 • Agorà, z in evidenza

di Niram Ferretti –

Ci raccontano i devoti demonizzatori di Donald Trump, che il presidente americano con il suo incoraggiamento ai manifestanti in Iran, avrebbe di fatto tolto la speranza al paese, quella che gli aveva consegnato Obama, prodigo solo di speranze e avventi radiosi.

Sentiamo questo mantra ripetuto a più non posso. In Italia spicca la corrispondente Rai, Giovanna Botteri, pasionaria obamiana, ormai nulla più che un pupazzo da ventriloquo, la quale, pagata con i soldi dei contribuenti, profferisce solo un unico verbo antitrumpiano a ogni occasione.

Su La Repubblica, ormai fortilizio degli antitrumpiani da salotto buono di sinistra, Vittorio Zucconi, offre gustosi siparietti cabarettistici spacciati per commenti giornalistici, in cui Trump, trasformato in babau da prima che venisse eletto, è sempre occasione ghiotta per rappresentarlo come un mostro, un idiota, un pazzo.
La pazzia di Trump, non è ancora conclamata come quella di re Giorgio, ma si tratta solo di una questione di tempo. I segnali, veniamo informati da alcuni psichiatri americani, ci sono tutti. Il suo twittare compulsivo è segno di uno scompenso evidente. Arriveranno solerti gli infermieri a prelevarlo con la camicia di forza. Sarà il primo presidente americano deposto dal suo ruolo a causa della sua pazzia. Lascerà la Casa Bianca in ambulanza.

Si tratta, poi, alla fine, sempre della stessa metodologia assai rodata dalla propaganda totalitaria, per par condicio sia nazista che comunista. L’avversario è un demone incarnato, la sua presenza appesta l’aria, qualsiasi cosa dica e faccia. L’accusa di malattia mentale è un vecchio arnese assai usato, per esempio, in Unione Sovietica contro i dissidenti, i “pazzi” che osavano criticare la bontà assoluta del regime. Trump non potrà essere rieducato in un campo di lavoro come nella Cina del Grande Timoniere, il manicomio sarà dunque il perfetto succedaneo per la sua espulsione dal sistema.

Questi sono i “progressisti”, gli “illuminati”, i “tolleranti”, coloro i quali, un combattente tenace e implacabile come David Horowitz, negli Stati Uniti denuncia da anni su Frontpage Magazine per le loro tecniche leniniste, e da lui condensati icasticamente in una frase, “In ogni progressista c’è un totalitario che urla per venire allo scoperto“.
Ora che è uscito un libro scandalistico, “Fire and Fury” sui retroscena della presidenza Trump, in cui il malcapitato è descritto come un narcisista compulsivo affetto da idiotismo, il quadro si è definitivamente fatto chiaro. Essendo fallita la strategia preelettorale che lo rappresentava come un incrocio tra Ceausescu e Bokassa, godendo ancora gli americani di libertà diffuse ed essendo la grande mongolfiera della fuffa del Russiagate destinata a ridursi a un palloncino, ora si ricorre all’ultimo espediente disponibile: la pazzia.

Tutto questo è farsa pura, è aristofanesco, è una storia perfetta per bambini, in sintonia con la cretinizzazione di massa a cui siamo ormai da tempo adusi. E’ anche, per il momento, l’ultima spiaggia dei disperati di sinistra che non possono rassegnarsi all’idea che il responso delle urne è stato contrario alle loro previsioni. Perché beninteso, la saggezza, la democrazia, il decoro, la maturità degli elettori, si misura sempre, immancabilmente, quando vince chi incarna le magnifiche sorti e progressive secondo la vulgata liberal. Ma ora, gli Stati Uniti sono avviluppati da fitte tenebre, assai peggio di quando governava l’altro demone, il “guerrafondaio” George W. Bush con la sua corte dei neocon e il cui fosco regno preparò però l’avvento del Messia afroamericano. Sì sa, fin da Zoroastro la battaglia si combatte fra le tenebre e la luce.

Trump toglie la speranza, non solo agli USA ma all’Iran, che ne ha così tanto bisogno. Rifiutandosi di certificare il deal del secolo, l’accordo sul nucleare e dipingendo lo stato degli ayatollah per quello che è dal 1979, l’esportatore più risoluto dell’integralismo islamico nella sua declinazione sciita, antiamericana e antisemita.

La pasionaria Botteri e altri come lei, non comprendono, accecati come sono dall’ideologia, che è vero esattamente il contrario. Non è rinforzando un regime con un enorme flusso di denaro subito dirottato per finanziare le sue milizie impiegate in numerosi terreni esteri che si dona la speranza. Ma non importa. “Vieni Avanti cretino” è l’esortazione perfetta per i nuovi guerrieri della luce, per il copioso battaglione risplendente dei virtuosi. La notte sta finendo, gli psichiatri indicano già il sorgere dell’alba.

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