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Sepolcri imbiancati

dicembre 30, 2017 • Cultura e Società, z in evidenza

di Niram Ferretti –

Il grido “Khaibar, Khaibar, o ebrei, l’armata di Maometto ritornerà!” è da tempo in dotazione ai jihadisti. Nel suo opus magnum, A Lethal Obsession, Anti-Semitism from Antiquity to the Global Jihad, Robert S. Wistrich, il maggiore tra i grandi studiosi di antisemitismo della seconda metà del Novecento, lo ricorda, “Ci sono videotape di Hamas in cui ‘martiri’ contemporanei proclamano che la ‘chiamata del jihad, la chiamata di Allah akbar, il tempo di Khaibar è giunto!’.

Questo grido lo abbiamo sentito scandito ripetutamente a Milano nella centrale Piazza Cavour, durante una manifestazione indetta contro la decisione di Donald Trump di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele.

Khybar è il nome dell’oasi dell’Hegiaz prevalentemente abitata da ebrei che Maometto conquistò nel 628. Il luogo ha assunto un significato simbolico nella prospettiva islamista di una soggiogazione finale degli ebrei. In mezzo ai vessilli palestinesi e alle urla di “Palestina libera”, si è udita in arabo questa invocazione.

Un mese fa circa ci furono grandi stracciamenti di vesti e allarmati articoli sul ritorno del nazifascismo dopo che un carabiniere in una caserma di Firenze aveva esposto nella sua camera una bandiera della Kaiserliche Marine. Su Moked, divino divano dei pensierini ben pettinati del salotto buono dell’ebraismo italico, ci furono alti lai, tra cui quello di noti coiffeurs milanesi delle parole.
In testa Stefano Jesurum coiffeur reale, il quale intreccia idee anodine con prosa da educanda, spiegandoci che la minaccia viene sempre da destra essendo la sinistra ontologicamente monda come l’uovo primordiale.

Sì sa, oggi dobbiamo stare attenti al ritorno di adunate nere che marciano al passo dell’oca, come quelle che si sono viste a Milano, vere e proprie Männerbünde con in testa un torvo Führerprinzip.
Sono loro che adunati lanciano slogan antisemiti per la soggiogazione e lo sterminio degli ebrei, pardon degli israeliani che pur essendo ebrei (escluse le altre etnie, naturalmente) sono forse di una specie untermenschen rispetto a quella dei “colti” e verriani ebrei della diaspora, soprattutto quando sono progressisti e firmano petizioni per “liberare” la Cisgiordania dalla presenza ebraica. Dunque non si è udito alcun suono, non è apparso un animato sdegno su Moked.

Tace la comunità ebraica di Milano. Come mai questa distrazione?
Sì, vanno bene gli sdegni per i dileggi contro Anna Frank allo stadio Olimpico di Roma in corso per altro da decenni tra i tifosi della Lazio, ma magari anche qualche parolina contro chi fa uso di slogan jihadisti? D’accordo che bisogna essere cauti per non venire subito tacciati di islamofobia, questo sì, ma suvvia un po’ di ardimento, di par condicio.

In realtà la questione è assai seria. Ebrei milanesi e di altri capiluoghi che ve ne state in silenzio e fingete di non sentire e non vedere, se non difendete Israele dai jihadisti, chi pensate che difenderà voi un giorno?

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