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Il calunniatore d’orchestra

dicembre 23, 2017 • Mondo, z in evidenza

di Niram Ferretti –

Il Corriere della Sera pubblica un articolo del direttore d’orchestra israeliano Daniel Barenboim, noto per le sue viscerali posizioni propal. Sodale di Edward Said, uno dei maggiori ciarlatani del secolo scorso, autore del libro patacca “Orientalismo”, diventato testo feticcio nelle università americane e in virtù del quale generazioni di studenti hanno appreso che lo sguardo dell’Occidente sull’Oriente è ontologicamente razzista, nell’articolo in questione ci regala la sua solita versione menzognera dei fatti.

A un certo punto del mirabile pezzo, Barenboim scrive, “I fatti sono noti non è necessario riportarne il dettaglio. La risoluzione del 1947 di dividere la Palestina ha incontrato il netto rifiuto del mondo arabo. Forse questa decisione o la reazione conseguente sono state un errore”.

Ecco sì, “forse” rifiutare una ripartizione che avrebbe consentito agli arabi di avere un loro stato da settanta anni è stato un errore, come, sempre “forse” lo è stata la reazione araba, quella di cercare di annientare lo Stato ebraico appena nato nel 1948, per riprovarci nel 1967 e poi di nuovo nel 1973. “Forse”. Ma proseguiamo.

“Comunque dal punto di vista palestinese è stata una catastrofe” E su questo poco ci piove. Ma ad una affermazione vera ne segue una vistosamente falsa. “I palestinesi hanno da tempo rinunciato al loro diritto all’intero territorio della Palestina”. Se fosse vero sarebbe una notizia straordinaria. Evidentemente per il direttore d’orchestra con passaporto palestinese Hamas non è palestinese e la sua Carta Programmatica del 1989 dove è chiaramente esplicitato che tutta la Palestina è waqf islamica, non esiste.

Forse per Barenboim i palestinesi sono solo quelli di Fatah, cioè Abu and Sons, i quali, però pubblicano mappe nelle quali Israele non esiste e al suo posto c’è unicamente la Palestina lungo tutta l’estensione territoriale. Evidentemente lo fanno per scherzo, un pò per demagogia. Peccato che Abu Mazen non abbia mai, come il suo predecessore Yasser Arafat, riconosciuto ufficialmente la legittimità dello Stato ebraico. Ma nel mondo di Barenboim la realtà è un optional, al suo posto c’è la fiction.

In questa fiction di pura propaganda, udite, udite, mentre i palestinesi hanno da tempo rinunciato al loro diritto all’intero territorio della Palestina, gli israeliani, questi ottusi e poco malleabili israeliani cosa fanno? “continuano la pratica illegale degli insediamenti, mostrando scarsa disponibilità ad imitare i palestinesi”. Non è uno scherzo. Sul principale quotidiano italiano dobbiamo leggere roba del genere.

Ma questo è il canovaccio che l’Europa tesse e ritesse da decenni basato unicamente su menzogne. I buoni e disponibili palestinesi e gli indisponibili israeliani che si estendono illegalmente. Ci sarebbe da ridere difronte a queste bestialità, ma purtroppo la questione è molto seria, terribilmente seria. Riguarda uno stato, l’unico stato ebraico al mondo e la sua sopravvivenza contro chi ne vuole la distruzione.

La questione della presunta illegalità degli insediamenti è una delle grandi patacche del Ventesimo e Ventunesimo secolo. E’ una questione problematica giuridicamente, ma basti dire che non esiste alcun testo del diritto internazionale, alcuna giruisprudenza al riguardo che sancisca che i territori della Cisgiordania siano illegali. Esistono solo risoluzioni ONU, testi eminentemente politici e una sentenza della Corte dell’Aia che dal punto di vista del diritto internazionale non ha alcuna rilevanza. Questo è tutto. In realtà si può tranquillamente affermare che gli insediamenti siano perfettamente legali facendo riferimento al Mandato Britannico per la Palestina del 1922, mai abrogato, e al parere di alcuni tra i maggiori giuristi del Novecento. Ma occorre qui fermarsi.

Invito a leggere l’articolo di Barenboim, un concentrato di luoghi comuni, amenità, menzogne in cui il direttore di orchestra espatriato chiede il riconoscimento del fantomatico Stato palestinese come risposta al fatto che Donald Trump abbia dichiarato che Gerusalemme è la capitale di Israele. Come se le due cose fossero simmetriche.

No, Barenboim, Gerusalemme è da tremila anni legata all’ebraismo e tu da ebreo dovresti saperlo, ed è da settanta anni la capitale di Israele. Lo Stato palestinese non esiste, o se vuoi esiste già da dopo Oslo. Si trova nell’Area A e B della Cisgiordania e a Gaza. Questo si può riconoscere. Altro non vi è, e non vi è da ben prima del 1947, quando gli arabi rifiutarono nel 1933 la proposta inglese di edificarlo sul 75% dei territori. Gli inglesi che, quando gli convenne, tradirono le aspettative ebraiche, ma che ricevettero un sonoro “No, la Palestina la vogliamo tutta. Gli ebrei che potranno dimorarvi, se potranno, decideremo noi quali saranno”.

E così è sempre stato fino ad oggi.

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