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La febbre del sabato sera trionfa a Sassari

dicembre 18, 2017 • Paralleli, z in evidenza

 

 

di Luigi Coppola –

Dopo il grande successo di pubblico nell’ultima stagione teatrale, l’imponente messa in scena lo scorso ventiquattro luglio all’Arena di Verona, la prolungata recente programmazione al Teatro Nuovo di Milano; Saturday Night Fever – La febbre del sabato sera, approda per la prima volta a Sassari. Due serate al teatro Verdi (15 e 16 dicembre), andate rapidamente esaurite in ogni ordine di posto, grazie all’organizzazione di Cooperativa Teatro e/o Musica, ne fanno lo spettacolo di spicco nell’ampio palinsesto natalizio degli eventi cittadini.

Quaranta anni dopo l’uscita di uno dei più celebri film della storia del cinema, inserito nel 2010 nel National Film Registry e classificato “storicamente e culturalmente significativo”,
il musical traduce una versione teatrale con uno spettacolare juke box, pronto a ricreare il glam leggendario della disco music di New York con i brani originali degl’intramontabili Bee Gees. La produzione firmata dal Teatro Nuovo di Milano mette in scena i migliori performer del musical italiano diretti da Claudio Insegno con le coreografie di Valeriano Longoni e la supervisione musicale di Angelo Racz.

Nella serata della prima, quando sono già trascorsi trenta minuti abbondanti dall’ora prevista per l’apertura del sipario e i battimani dalla platea reclamano l’uscita degli attori, una voce stentorea di una speaker invisibile annuncia la causa del prolungato ritardo. Francesco Italiani, il protagonista (Tony Manero) selezionato da una commissione internazionale congiunta fra i produttori americani di Theatrica Rights e i collaboratori dello stesso Insegno, è costretto al forfait per un improvviso malore, lo sostituisce David Negletto.
Il silenzio cupo, graffiato da un brusio di sconcerto, è superato dal video wall allestito da Francesca Del Cupolo ed Erika Dolci che apre la ribalta.

Gli attori ballerini si superano e recitano a memoria, la sostituzione del protagonista (già ricoperto nella serata di Verona da Giuseppe Verzicco) non influisce in un’interpretazione corale perfetta, scandita dai brani leggendari: Stayin’ Alive, How Deep Is Your Love, Night Fever, You Should Be Dancing e tanti altri. L’impianto fonico è alla’altezza della situazione con le luci e i cambi scenografici in linea con l’evoluzione della trama. Riprodotta con alcune interpretazioni davvero efficaci che risaltano le origini italiane di alcuni protagonisti.

Le inflessioni dialettali meridionali dei genitori di Tony e i profili sub proletari dei suoi amici (il ceto più povero di Brooklyn) stridono con l’ostentato snobismo dell’avvenente Stephanie (eccellente Anna Foria) che sogna di scalare l’alta società con il suo lavoro giornalistico nella migliore Manhattan. Il tema del sogno, del riscatto di una vita sociale segnata da stenti e violenze consumate fra bande antagoniste dedite ad alcool e droga, tiene banco nella rivincita della pista da ballo.

Il mitico locale “2001 Odissey” a Bay Ridge ispirò l’inchiesta sulle discoteche newyorkesi dell’epoca, pubblicata nel giugno del 1976 su una nota rivista, dal giornalista inglese Nick Cohn. Il quale, solo venti anni dopo, ammise di aver inventato qualcosa che non aveva mai visto. Le tendenze descritte erano comunque reali e soprattutto le corde tese relative all’immigrazione e al razzismo, miscelate al disagio crescente (degenerato nella scena tragica del suicidio del coetaneo di Tony, gettatosi dal ponte di Verrazzano),determinarono il successo universale della pellicola di che sancì l’ascesa di John Travolta.

I quarant’anni trascorsi hanno cambiato radicalmente i luoghi di origine dove fu girato il film diretto dal regista John Badham, Rimane forte l’esigenza di un riscatto sociale, dove povertà, disoccupazione giovanile e scontro di civiltà, alimentano le fobie più forti e globalizzate della nostra società contemporanea.
L’entusiasmante adrenalina del ballo finale tracima in platea e coinvolge tutto il pubblico in piedi; non solo gli ex sessantottini che proprio il sedici dicembre del settantasette videro la prima nelle sale cinematografiche italiane. Tutto il pubblico insieme: giovani e attempati in un comune desiderio di esorcizzare paure e sofferenze. Gioia, nostalgia e tanti applausi.

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