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Flagellarsi in attesa del riscatto

dicembre 18, 2017 • Cultura e Società, z in evidenza

di Niram Ferretti –

La distruzione dell’Occidente procede a tappe. Prima di tutto attraverso la sua decostruzione ad opera di pensatori, teorici e schiere di amanuensi, i quali, in nome di una promessa di liberazione radicale proiettata verso il nulla (non esiste libertà vera se non nella demenza, Nietzsche fuori di sé che abbraccia un cavallo, Artaud preda della una glossolalia), chiedono che gli venga inferto il colpo di grazia. Si prepara teoricamente il terreno per la manovalanza che non manca mai.

Dostoevskij, con il suo sguardo profetico aveva già contemplato gli uomini futuri, i senza Dio, gli utopisti, i radicali rivoluzionari, gli apprendisti stregoni sanguinari. Ne “I Demoni” tutto è anticipato, i conti sono fatti, l’incartamento è pronto da consegnare ai posteri.

Ci sono dentro senza mai, ovviamente, essere nominati, Engles, Bakunin, Trotzky, Hitler, Stalin, Pol Pot, Che Guevara, le Brigate Rosse, la Banda Bader Meihof ecc. Il genio prodigioso del grande russo è onnivoro, inglobante. Sa già che il futuro che verrà sarà terribile.

Dietro gli assassini a sangue freddo sarà poi il turno degli amanti del riscatto, i nuovi affrancatori che racconteranno le depravazioni di questa civiltà a scapito dell’innocenza di un terzo mondo violentato nel suo candore, sottomesso alla rapacità e alla crudeltà dell’Europa, e diranno che tutto il male è solo nostro, delle istituzioni repressive, autoritarie, del terreno di coltura giudaico-cristiano da dissodare e poi ricoprire di sale.
Grande proiezione allucinatoria e per questo di grande suggestione. La mente è avida di inganni, se ne ciba senza sosta.

Dunque la ragione al servizio della mistificazione procede come una livella a distruggere ciò che nei secoli è stato edificato. Patria, chiesa, famiglia. La triade empia da rimpiazzare con astrazioni, deliranti costruzioni, ibridi attinti da prontuari stregoneschi. Quindi si edifica un gigantesco tribunale in cui i giudici condannano senza posa come durante il Terrore giacobino, sempre in nome del “Progresso”, parola talismano, affatturante. Pochi sanno respingere l’inganno.

La sentenza è inappellabile. Tutto quello che ha prodotto l’Occidente è irrimediabilmente guasto, il frutto marcio di una corruzione senza scampo. Dobbiamo masticare fino in fondo la nostra cattiva coscienza, “liberarci” (è ossessiva questa esigenza, è l’istanza principale di ogni discorso critico, decostruttivo, postmoderno).
Liberarci per cosa? Per danzare affrancati intorno a un sole nero, “Black hole sun won’t you come”, per diventare vittime e così, sacrificandoci, espiare.

Si tratta, infondo, di un contrappasso. Siamo carnefici, figli delle tenebre. E’ arrivato il momento di darci in pegno. Sartre, Foucault, Fanon, Said, Chomsky. Ognuno, a modo suo, punta il dito verso l’Occidente rappresentandolo come il peggio che potesse darsi.

Nessun altro cuore di tenebra se non il nostro, il più nero, il più profondo. C’è una indubbia voluttà nel sentirsi colpevoli e desiderosi di essere puniti per le nostre colpe, vere e presunte. Nessuna attesa per un aldilà in cui a ognuno sarà riconosciuto nel bene e nel male ciò che ha fatto su questa terra. Il conto deve essere saldato qui con gli arretrati.

Non possiamo dunque fare altro che questo, continuare a demolirci e giungere alla perversione di istituzionalizzare pedagogicamente la demolizione. Le nuove università del meaculpismo sono tra i più agguerriti laboratori di diseducazione e lavaggio del cervello che sia dato conoscere all’interno delle democrazie compiute. Colonizzate da piccoli ideologi, da travet della Newspeak i quali insegnano che la nostra civiltà non è stata altro che una favola piena di rumore e furia raccontata da un’idiota.

Si instilla l’odio attraverso la menzogna, la caricatura, la più grossolana falsificazione. L’odio per se stessi, per ciò a cui si appartiene. E’ così ci si rende terra di conquista per chi questo odio per sé, questo istinto proteso verso l’entropia, non l’ha mai nutrito, ma al contrario ha coltivato un profondo incessante risentimento innaffiato di vittimismo strumentale.

L’Occidente mostra all’Islam militarizzato che si propone come cura per la nostra infamia, il proprio volto autosfigurato il proprio corpo preso a calci. E chiede scusa, chiede scusa, chiede scusa, per essere esistito.

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