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Lo scioglimento del Consiglio di Cooperazione del Golfo

dicembre 17, 2017 • Medio Oriente, z in evidenza

Redazione –

Il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), ha smesso di cooperare, si sta sciogliendo. Lo scorso martedì 5 dicembre il Kuwait ha ospitato il 38° summit del GCC, cui soltanto il Qatar ha partecipato con il suo capo di stato, gli altri paesi hanno mandato rappresentanti privi di poteri. Il summit si è così concluso in poche ore senza nessuna discussione di peso.

Il GCC si sfascia perché i paesi del Golfo hanno capito che gli Stati Uniti non garantiranno più la sicurezza del Medio Oriente. Washington vuole ridurre la sua presenza militare e lasciare ai paesi alleati la guida politica nella regione.

L’Iran, nemico giurato dell’Arabia Saudita e del GCC, ha colto al balzo l’occasione: ha rafforzato i legami con gli Hezbollah in Libano e con il governo di Assad in Siria, si è insediato in Iraq avvantaggiandosi della nuova politica favorevole agli sciiti e alimenta la ribellione Houti in Yemen. Tale situazione costringe l’Arabia Saudita a prendere provvedimenti contro l’Iran, anche nei rapporti con il Qatar.

Per il Qatar mantenere stretti legami con l’Iran e sostenere gli islamisti a livello regionale è utile alla sua politica di contrasto dell’egemonia saudita nella penisola araba. Il blocco economico posto dal Consiglio di Cooperazione del Golfo ha spinto il Qatar a stringere nuove relazioni al di fuori del GCC, soprattutto con la Turchia. Il 26 novembre Iran, Qatar e Turchia hanno firmato un accordo di scambio.

Il Kuwait ha tentato di porsi come intermediario tra il Qatar e il resto del GCC durante l’ultima disputa. Per il Kuwait il Consiglio di Cooperazione del Golfo è un importante bastione contro l’Iran. Fra gli stati del GCC le relazioni più strette con l’Iran le ha l’Oman, che cerca di mantenere ottime relazioni con tutti, ma le precarie condizioni di salute del sultano Qaboos bin Said potrebbero portare a un cambio di governo e di posizione politica.

Il Consiglio di Cooperazione del Golfo, fondato nel 1981, avente lo scopo esplicito di promuovere l’integrazione economica fra l’Arabia Saudita, il Kuwait, il Bahrein, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait, Oman e Qatar, in realtà ha sempre fatto poco per promuovere l’integrazione economica, ma continua a esistere soprattutto in funzione difensiva; raggruppa infatti i paesi arabi del Golfo Persico, che temono l’Iran, paese non arabo e di religione sciita con cui l’inimicizia ha basi storiche profonde.

L’unione doganale fra i paesi del Consiglio del Golfo è avvenuta soltanto nel 2015, dopo decenni di discussioni e indecisioni: segno che non veniva vista da nessuno come una priorità. Il commercio interno fra i paesi del Consiglio è di poco conto, i progetti per la costruzione di infrastrutture comuni vengono rimandati di anno in anno, ormai da molti anni. Anche la creazione di una moneta comune è discussa da lungo tempo, ma non si è mai avverata.

Il PIL complessivo dei Paesi del Consiglio è di circa 1400 miliardi di dollari, ed è basato in maniera preponderante sulla vendita di petrolio e gas, con contratti stipulati da ogni paese liberamente e separatamente, non applicando condizioni comuni.

Ciò nonostante il Consiglio costituiva una alleanza solida in funzione anti-iraniana. Di solito i paesi del Consiglio assumono posizione comune sulle questioni internazionali, anche se il Qatar negli ultimi anni tende a cercare una posizione di mediazione anche con interessi esterni.

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