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Sardegna, il duraturo black friday della politica

novembre 27, 2017 • Politica, z in evidenza

 

di Luigi Coppola –

«Consentitemi di ringraziare tutti i capigruppo del Consiglio regionale e le colleghe consigliere che hanno lavorato con forza e tenacia per raggiungere questo importante risultato».
L’incipit del comunicato stampa del presidente del consiglio regionale sardo, lo scorso 21 novembre, avviava la stura ad una serie di gioiose dichiarazioni e inni corali, simili a prorompenti festeggiamenti di scuderia, per lo più virtuali, affidati ai canali mediatici dei social network.
La ragione dell’unanime sublimazione nella conquistata approvazione
del testo unificato sulla doppia preferenza di genere, approvato dall’aula con 50 voti favorevoli e due contrari, alla quale hanno partecipato il presidente della Giunta, Francesco Pigliaru, le assessore regionali Maria Grazia Piras e Donatella Spano, le consigliere regionali Anna Maria Busia, Daniela Forma, Rossella Pinna e Alessandra Zedda e i presidenti dei gruppi consiliari.

Un successo, quello rivendicato dal Presidente del Consiglio sardo, come
“una misura che serve a riequilibrare la presenza di genere che ha dato degli ottimi risultati già nei consigli comunali, laddove è stata già applicata, e negli altri consigli regionali dove è stata adottata.” Un dispositivo che consente l’ingresso dei Sardi in “ una civiltà avanzata, dove le donne hanno pari dignità degli uomini».
Non si vuole dissentire anche in questo risultato, apparentemente ovvio, l’azione politica di una legislazione di centro sinistra, dalla quale in ogni caso si attendevano passi ben più significativi. Non saremo qui a ripetere la lista di una spesa (attivata comunque con un netto disequilibrio di risorse messe in campo) evidentemente negativa per lo stato sociale dell’isola.
Rimane forte la percezione di un immobilismo istituzionale, “copia e incolla”, del governo nazionale, dove vige un costante stato di fermo, propedeutico ad una spasmodica e quotidiana attesa di un risultato elettorale imminente. Che siano consultazioni amministrative, referendum costituzionali o consultivi (l’ultimo lanciato nell’isola dai prodi Riformatori, con il traino delle principali sigle della maggioranza di governo, è quello – nientemeno – per il riconoscimento in sede U.E. dello stato di “insularità”), elezioni politiche nazionali, il passo non cambia rispetto al “post esito”.

Nel mentre, avallato da una informazione trasparente, nel senso che non si legge o non si nota, singole e irriducibili voci, nel deserto che avanza, esternano come possono la “real politik” ad personam. Così ad esempio G.B. Puggioni decano della stampa isolana,, fra le prime firme de L’Unione Sarda, in un post sul suo profilo social denuncia lo scorso 24 novembre, l’ultima compiuta nel settore trasporti per il nord Sardegna:

“Marco Tedde, consigliere regionale di Forza Italia, e Marco di Gangi, vice coordinatore di Energie per l’Italia, hanno denunciato in una conferenza stampa tenuta stamane ad Alghero l’ennesimo sgarbo nei confronti del nord ovest dell’isola compiuto dal governo nazionale con la connivenza di quello regionale. Avallando il piano straordinario della mobilità turistica, elaborato dai ministeri dei trasporti e del turismo, nella formulazione presentata nella conferenza stato, regioni e province autonome, la Regione si è assunta la responsabilità di tagliar fuori dai flussi turistici due delle più importanti “porte d’accesso” alla nostra isola: lo scalo di Alghero e il porto di Porto Torres.

Nella mappa che fa parte integrante del piano sono indicati solo i porti e gli aeroporti di Olbia e Cagliari. E questo “nonostante le due località costituiscano la “porta d’accesso” alla Sardegna di rilevanti flussi di turismo nazionale e internazionale: il porto di Porto Torres ha infatti un numero di passeggeri ben maggiore di quello di Cagliari e la città di Alghero, da sola, senza considerare il territorio nel suo complesso – hanno detto Tedde e Di Gangi – è la città sarda con il maggior numero di presenze turistiche. Complessivamente il nord ovest costituisce per arrivi e presenze il terzo polo turistico in Sardegna”. La storia che vi raccontiamo è ancora più grave perché a questo territorio non andrà un solo euro della montagna di denaro che arriverà da diverse fonti nazionali e europee.

Il piano è stato approvato il 9 novembre scorso senza che la Regione abbia eccepito alcunché, condividendo evidentemente tutte le scelte fatte dal governo centrale.
E’ una figuraccia che coinvolge l’intero consiglio, maggioranza e opposizione, ma soprattutto le due più alte cariche ricoperte paradossalmente da due sassaresi: i presidenti della giunta e del consiglio, Francesco Pigliaru e Gianfranco Ganau. Complimenti.”
Senza dimenticare lo stato comatoso in cui versa la sanità nel capo di sopra, nonostante l’avvio di una profonda riforma strutturale avviata dal competente assessore regionale dott. Arru che si avvale di due esperti super manager arrivati dalla penisola.
Basti ricordare l’increscioso raid operato dai fornitori di protesi e prodotti primari per le sale operatorie del nosocomio sassarese, costretti a bloccare per un giorno il flusso delle forniture, per arrivare ad un accordo sul pagamento dei crediti insoluti.

In pochi potevano pensare che qualsiasi giunta di governo, succeduta all’ultima di centro destra a guida Cappellacci, meno che l’attuale, presieduta dal prof Pigliaru:  http://caratteriliberi.eu/2014/02/18/politica/la-sardegna-volta-pagina-vince-pigliaru/

rappresentata da alti profili del mondo accademico, potesse riuscire in un risultato peggiore.
All’orizzonte breve (nel nuovo anno alle porte si consumerà cruenta l’ennesima campagna elettorale, già avviata nelle recenti leggi votate) la novità in campo, reazione di rimbalzo o stereotipata “chiamata partecipativa dal basso”, piuttosto che dal medio – lo si vedrà – che desta le maggiori curiosità, risiede nella neonata “Sardos”. Un movimento d’intellettuali e comuni cittadini ancora ben disposti ad un rinnovato impegno nella cosa pubblica.
L’auspicio è che non sia una mera riedizione di quelle Sardegna Possibile evocata con un importante seguito dalla scrittrice Michela Murgia. Non lo meriterebbero i Sardi, ancor di più la probabile metà degli aventi diritto al voto che tornerà alle urne. Al momento segnali migliori non si scorgono.

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