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Giulio Meotti e gli sferruzzatori del politically correct

novembre 21, 2017 • Agorà, z in evidenza

 

di Niram Ferretti –

Da qualche mese si moltiplicano su Facebook attacchi del tutto strumentali nei confronti di Giulio Meotti, giornalista di punta del Foglio. In genere che lo attacca lo fa nel modo più becero, ad hominem, senza offrire nessun argomento. Sarebbe interessante invece entrare nel merito degli argomenti assenti, ma purtroppo non si può farlo e il motivo è, che appunto sono assenti.

Il problema in realtà è semplice. Meotti dice cose scomode, racconta da anni un paesaggio moralmente desolante, quello soprattutto occidentale, in cui Israele è messo al centro della scena come stato criminale. Racconta anche come, nel nostro paese e in altri, la sinistra, i “progressisti” da salotto, tra cui non pochi ebrei, abbia dato ampia copertura a questa narrativa.

D’altronde questo è il paese del Lodo Moro voluto da un democristiano di sinistra e dove Yasser Arafat veniva ricevuto dall’intero arco costituzionale con grande benevolenza, salvo l’eccezione di Giovanni Spadolini e, quella sempre ereticamente marginale, di Marco Pannella. Racconta anche come l’immigrazione, prevalentemente islamica, grande feticcio della sinistra e della chiesa peronista di Bergoglio, non ci porterà solo gioie ma anche molti dolori.

Per questo e altro, è ovviamente inviso ai salottini buoni dove seduti si confezionano meravigliosi golfini multicolori all’uncinetto e appena si sente dire che l’Islam dopotutto non è una religione della pace, il coro degli sferruzzatori urla subito”islamofobo!”. E quando si dice che non tutti gli immigrati sono poveri a cui lavare i piedi sentendosi in colpa per la loro sorte, allora il coro urla, “razzista!”, “xenofobo!”. E quando si dice che certo i gay hanno diritti civili e legali come gli altri ma la famiglia composta da una donna non è esattamente la stessa cosa di quella composta da due uomini, il coro degli sferruzzatori urla, “omofobo!”. Posizioni, da lui espresse, che sono anche le mie.

“Islamofobo”, “razzista”, “xenofobo”, “omofobo”, è il corredino lessicale degli squadristi politically correct nei confronti di chi osa coltivare quella che Pier Paolo Pasolini chiamava “l’atrocità del dubbio” e irride alla loro idea di come dovrebbero essere per tutti le magnifiche sorti e progressive.

Nulla di nuovo sotto il sole e Giulio Meotti lo sa bene, i più feroci talebani sono quelli che danno del talebano a chi dissente dalla loro Weltanschauung.

 

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