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Le sguarnite porte di Vienna

novembre 19, 2017 • Cultura e Società, z in evidenza

 

di Niram Ferretti –

Aria lugubre, pesante quella che si respira nella nostra Europa ormai consegnata sempre più a un passato musealizzato, a dimenticarsi e vergognarsi della propria storia, a chiedere scusa, a discolparsi. E’ la malattia dell’Occidente che è stato ridotto al fantasma di se stesso, a guardarsi nello specchio senza più riconoscere di sé una fisionomia plausibile.

Quello che non è riuscito a fare il comunismo nei decenni del suo dominio su una metà del globo, la distruzione dell’Occidente attraverso la penetrazione capillare del materialismo dialettico marxista e della cancellazione sistematica di ogni tradizione e istituzione consolidata, dalla famiglia, alla religione, alla nazione, hanno pensato a farlo gli europei democratici, edonisti e liberali. Il “tutto ciò che esiste merita di perire” engelsiano si è trasformato progressivamente nel cupio dissolvi ridanciano di una civiltà la cui unica ammessa “superiorità” consiste nei suoi fasti tecnologici che non producono significato ma solo fini strumentali.

Chi lo avrebbe mai detto che sarebbe finita in questo modo?
Dagli anni Sessanta in poi, sul continente è spirata sempre più forte l’aria iconoclasta della messa in mora del patrimonio civile e culturale edificato dall’Europa, e per antonomasia dell’Occidente. Oggi viviamo in un paesaggio di macerie, dove il cristianesimo arretra sempre di più a favore di un secolarismo feticizzato e dove parlare di “famiglia”, “nazione”, “religione” è diventato il segno di una mentalità arretrata, xenofoba e fascista.

L’inattualità è la condanna di tutti coloro i quali sentendosi malamente a casa in questo presente ibrido e scollato non hanno alcuna fiducia di salire sul treno del futuro che non si sa più indirizzare verso alcuna meta.
In compenso lo Zeitgeist parla forte e con voce perentoria. Chi non si uniforma quello che è stato decretato essere il Progresso, è un appestato. La politica, che idealmente dovrebbe essere voce del demos ma è sempre stata prevalentemente voce di consorterie e comitati, che hanno insufflato il loro verbo nel popolo “reggente”, ha decretato tempo fa che nella introduzione alla Costituzione Europea non ci debbano essere riferimenti alle radici giudaico cristiane dell’Europa.

In compenso sempre più si moltiplicano iniziative che ci spiegano quali grandi contributi avrebbe dato l’Islam all’Occidente. Si tratta di una nuova sostituzione culturale precisamente e strategicamente predisposta. Se il futuro ha da essere multiculturale e a prevalenza islamica bisogna cominciare ad iniettare già da adesso nel corpo fiacco dell’Europa buone proteine che giungano da Oriente.
Meglio abituarsi a credere che l’Islam abbia sempre fatto parte dell’Europa, l’abbia di fatto costituita, se domani avrà da essere consistente e forse maggioritario tra di noi. Ebraismo e cristianesimo si devono marginalizzare, sono ormai stampelle da buttare. D’altronde così è già scritto nel libro del Profeta, si tratta di due menzogne, l’unica religio vera è quella maomettana. Lo sapevano già Adamo ed Eva, musulmani pure loro.

Mentre ci si avvia al prossimo Natale famelici di nuovi modelli di tablet e smarthopne e in Francia si provvede a decristianizzare il paesaggio da croci troppo vistose in nome della laicitè, mentre in Inghilterra le chiese chiudono una dopo l’altra, l’Islam si rafforza, e mantiene salda la propria identità.
L’Occidente disossato, tollerante, laico, democratico abdica alla forza perché è troppo stanco e troppi profeti di arrendevolezza gli hanno spiegato che la gloria maggiore è nella resa, dopo così tante guerre combattute. Bisogna accogliere e accogliere senza pentimento. E’ questo il surrogato ideologico del cristianesimo, il quale nella sua millenaria storia non ha mai rinunciato alla consapevolezza che ingiustizia e diseguaglianze sono irredimibili costanti di questo mondo lacerato. “I poveri saranno sempre con voi” dice Gesù agli apostoli.

Abbiamo segato doviziosamente le ricche fronde che ci sostenevano e ora siamo qui inebetiti dalla cretinizzazione galoppante di una società in balia della cosmesi e della pubblicità mentre i musulmani sono rimasti organicamente e orgogliosamente fedeli alla loro identità. E nella loro identità, (mentre noi abbiamo rigettato la nostra perché “suprematista” e “razzista”), fondata sul dettato del Corano, c’è la conquista della terra degli infedeli, trasformata oggi in un ventre di vacca grande molle e confortevole.
Sono sguarnite le porte a Vienna, Giovanni Sobieski è da tempo scomparso dalla scena.

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