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Scampoli farseschi: Porci con la pistola

novembre 14, 2017 • Cultura e Società, z in evidenza

 

di Niram Ferretti –

La farsa e il grottesco abitano il reale come ben sapevano, tra gli altri, i sommi Gogol e Carlo Emilo Gadda i quali ce ne hanno dato insuperati esempi nella loro opera. Poi verrà, come è noto, il teatro dell’assurdo. Ci manca sì Ionesco come autorevole chiosatore del presente, avrebbe da dirci qualcosa sul caso Weinstein e i suoi addentellati e sicuramente anche Freud. Il materiale per una psicopoatologia sociale sta crescendo.

La pandemia isterica del molestatore infetta l’aria, rendendola pestilenziale, manco fossimo a Salem a metà Seicento. Nessun maschio è immune dal sospetto, da possibili delazioni.
Ognuno è potenzialmente colpevole se non sarà in grado di dimostrare di non esserlo, questo è l’assunto che rovescia uno dei pilastri del diritto, la presunzione di innocenza fintanto che la colpevolezza non verrà dimostrata ragionevolmente. Nel mentre i tribunali mediatici e i social, pullulano di vaiasse e tricoteuses urlanti e sghignazzanti in attesa del prossimo maschio da portare sul patibolo.

Registi produttori e attori, sono le categorie più a rischio, perché si sa, il mondo del cinema e dello spettacolo in generale è, nell’immaginario collettivo, quello più prolifico di satanassi e libertinaggi. Weinstein è il capofila di una lunga schiera interminabile, in quanto “il più pulito c’ha la rogna“. Il produttore libidinoso americano è il nostro nuovo Gilles de Rais, anche se quest’ultimo preferiva i ragazzini ed era un mostro sanguinario. Qui di sangue, finora non c’è ne è. E su Weinstein, il fu “potentissimo” ormai consegnato come il barone di Bretagna a una damnatio memoriae senza scampo, si è intessuto recentemente un canovaccio in cui, essendo egli ebreo, è spuntato il Mossad.

Come poteva mancare il grande archetipo del potere occulto ebraico in questa storia bocaccesca e sordida? Eppure abbiamo appreso che sì, Weinstein si affidava a una agenzia investigativa messa su da ex agenti israeliani, per tacitare anzitempo potenziali spifferatrici. E di seguito, il babbo regista celebre di cotanta attrice che a distanza di vent’anni ha accusato il suo pigmalione di violenza, anzi di vero e proprio stupro, e che stranamente ha continuato a frequentarlo lungamente post misfatto consumato, ci racconta che la figlia non esce più di casa, lei, “pura” circondata da maiali, per timore che, come in un thriller di Frederick Forsyth,  qualche agente del Mossad la freddi per la strada. Non si sa mai. Asia Argento come Ali Hasan Salama, organizzatore della strage di Monaco e fatto saltare per aria a Beirut nel ‘79 da un’autobomba.

Da Weinstein siamo giunti infine a Mel Brooks. Eppure così è, si tratta della Jewish connection. In questo intreccio sembra aleggiare lo spirito di Valerie Solanas, la femminista lesbica psicopatica che nel 1967 cercò di uccidere Andy Warhol sparandogli con un revolver.
Solanas, fu autrice di un delirante pamphlet antimaschio chiamato SCUM (feccia), in cui si tesseva l’apologia della femmina dominatrice socialmente marginalizzata la quale, in una società ideale avrebbe dovuto dominare il mondo. Ivi, si indicava nelle donna socialmente subalterna o ancillare all’uomo la tipologia da sostituire con le marginalizzate, la “feccia” da cui prendeva spunto il titolo. La “Robespierre del femminismo” auspicava l’eliminazione del maschio ad opera delle nuove amazzoni.

Certo anche questo testo si può fare ricadere nella categoria della farsa e della parodia, ma fino a un certo punto. E se sono assai seri, terribilmente seri, temi come il femminicidio, la violenza sulle donne, lo stupro e la discriminazione in base al sesso, non si può non vedere che in questo teatro manicomiale, in questo grande autodafé, mancano solo i satirici diavoli danteschi, Malacoda, Scarmiglione, Barbariccia e soprattutto Ciriatto, che per i più autorevoli commentatori sta per “porco”. Tuttavia non si tratta più di porci con le ali, ma di porci armati di pistole, fornite dal Mossad, ça va sans dire.

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