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legge di bilancio, trappola per troppi

novembre 10, 2017 • Agorà, z in evidenza

di Raffaele Bonanni –

Il Governo ha fatto conoscere le carte che si gioca per la legge di bilancio, ed è chiarissimo che lo schema che è stato pubblicizzato, è molto lontano dal rassicurare coloro che pensano alla necessità di assottigliare il vistoso debito pubblico, e di produrre di più, in quantità ed in qualità, in modo da ottenere dalla vendita dei prodotti nei mercati internazionali, introiti all’altezza degli obblighi che gli italiani hanno contratto.

Così farebbe qualsiasi famiglia di lavoratori, dotata di acume e responsabilità: darebbe priorità assoluta alla necessità di togliersi di dosso il debito, che la blocca per qualsiasi progetto di prospettiva ordinata di benessere. Inoltre si darebbe da fare per ridurre le spese superflue, farebbe qualche ora di straordinario in azienda, chiederebbe ai figli eventualmente di studiare e lavorare per accrescere le entrate. Mentre le spese, sarebbero indirizzate per ciò che in prospettiva porterebbe benessere.

La manovra non è altro che l’ennesima manovra elettoralistica, che sparge soldi qui e lì, per dare un contentino a ciascuno, e per confermare le scelte sbagliate fatte dal governo Renzi.

Ed invece, le tasse non si riducono, sapendo che il triste primato di ultima ruota del carro dei paesi OCSE, deriva in gran parte dalla asfissia provocata dalle eccessive tasse su famiglie ed imprese. Trump, ad esempio, ha programmato per il prossimo decennio, 5 mila miliardi di riduzioni fiscali su persone fisiche ed imprese; qui da noi ogni occasione è buona per aumentarle localmente o nazionalmente. Non è possibile che in Italia si possa continuare a giustificare una pressione fiscale incompatibile con la necessità di tornare a crescere nei consumi, e di attirare investimenti.

Sulla emergenza demografica, non c’è consapevolezza dei danni gravi che provocherà sul nostro futuro: è però la questione principale che condizionerà la nostra salute economica per i prossimi 50 anni. Non si tenta neanche di emulare lontanamente i francesi, che pur hanno investito tantissimo per i nascituri, in aiuti economici per le giovani coppie.

Sulla occupazione si continua con i soliti abbattimenti contributivi per incentivare le assunzioni, pur sapendo che nonostante i tantissimi miliardi spesi in questi ultimi anni, la resa occupazionale è stata zero spaccato. Gli ultimi dati raccontano proprio questo: il tasso di disoccupazione è rimasto esattamente quello dell’anno scorso.

Dunque ne si riduce il debito, ne si investe coraggiosamente sulla prospettiva: solo una spolveratina di denari qui e lì, tanto per segnalare qualche tema alla gente attraverso i servizi televisivi pubblici. A questo punto c’è da domandarsi a che serve avere l’aiuto della Bce al debito, assicurandoci zero interessi, ed a contare, almeno per ora, sulla congiuntura favorevole al Made in Italy nei mercati internazionali, se il Governo si muove al contrario?

Insommma, l’adagio popolare che dice: aiutati che Dio ti aiuta, è ben lontana da essere applicata dal nostro Governo.

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