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Al MAO di Torino arriva lo Yemen

ottobre 26, 2017 • Paralleli, z in evidenza

 

di Matteo Cresti –

“Dalla Terra al Cielo: un viaggio nell’architettura dello Yemen” questo il titolo della mostra fotografica presente al Museo di Arte Orientale di Torino, dal 10 Ottobre fino al 26 Novembre.
Realizzata da Trevor Marchand della School of Oriental and African Studies di Londra in collaborazione con l’Istituto Veneto per i Beni Culturali, la mostra ci porta direttamente nelle bellezze di una terra antica, variegata e preziosa che oggi rischia la sopravvivenza.

Incenso e mirra erano i doni che i magi portarono a Betlemme, ma già molti secoli prima le preziose resine yemenite giungevano sino a noi. Sempre per rimanere nell’ambito biblico gli storici hanno identificato con lo Yemen il luogo di provenienza della Regina di Saba, e le testimonianze archeologiche ci indicano che sin dagli inizi del primo millennio i carovanieri yemeniti percorrevano i deserti e i mari del medio oriente per trasportare le loro preziose merci.

Lo Yemen non è dunque un luogo privo di storia, non è un luogo che ci sia indifferente, ma un paese fiorente, ricco e sempre in contatto con il mondo mediterraneo. Un luogo che ha ispirato fantasie ed emozioni, si pensi agli scritti di Pasolini su Sana’a, un oriente esotico e ricco.

Una terra che a causa della guerra civile che imperversa dal 2015 sta rischiando di andare distrutta. Già le precedenti guerre civili avevano devastato il paese e il patrimonio archeologico, quello che era sopravvissuto, tra cui i tre patrimoni architettonici riconosciuti dall’UNESCO (le città di Shibam, Sana’a e Zabid, c’è poi un quarto patrimonio di tipo ambientale, l’isola di Socotra), sembra essere messo definitivamente in pericolo.

Le quantità delle forze in campo che si stanno combattendo (due fazioni che sostengono due diversi presidenti, Al-Qaida, e forze vicine all’Isis), rendono il conflitto estremamente simile a quelli a cui siamo più abituati in Libia e in Siria. Il tutto è aggravato dalle carestie, e da una delle più grandi epidemie di colera degli ultimi anni.


È così solo attraverso una mostra fotografica che possiamo ammirare la bellezza di un paese che ha affascinato per generazioni.

Attraverso fotografie e pannelli illustrativi si mostra al visitatore la molteplicità di stili e tecniche costruttive che si sono sviluppati per millenni in una regione caratterizzata da una grande varietà di ambienti geografici, climi e tradizioni culturali. Grande importanza è data ai report antropologici sulle maestranze che hanno costruito città, palazzi e minareti.

La storia conflittuale del paese è anche alla base della straordinaria architettura yemenita caratterizzata da imponenti fortificazioni e “case fortezza” dai primi piani senza finestre e porte di legno pesante. Così per far fronte al clima e alla conformazione geografica l’uomo è stato portato a costruire enormi serbatoi d’acqua ricoperti di calce, terrazze sulle ripide montagne per permettere la coltivazione, a costruire ponti arcuati e ampie reti di sentieri lastricati in pietra per collegare villaggi di montagna molto isolati l’uno dall’altro.

Per ora dovremo accontentarci di guardare lo Yemen da lontano, in fotografia.

Anche l’assenza di materiale archeologico o artistico proveniente dal paese dimostra l’isolamento dovuto al conflitto che continua a dilaniare il paese.
Una visita al Mao, che serve anche da testimonianza civile per non dimenticare una delle guerre più sanguinose degli ultimi anni. Inoltre, fino al 12 novembre i visitatori potranno anche ammirare una collezione di tessuti turkmeni, straordinariamente raccolti insieme.

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