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Il capro espiatorio e la coscienza sporca di Hollywood

ottobre 16, 2017 • Cultura e Società, z in evidenza

 

di Niram Ferretti –

Harvey Weinstein è il nuovo mostro abusatore, il predatore sessuale compulsivo che sta riscattando tutti i virtuosi e le virtuose di quella che Kenneth Anger, in due strepitosi e celebri volumi definì, Hollywood Babilonia, l’impero di cartapesta e illusioni in cui, dalla sua fondazione a oggi, si sono consumati riti pompeiani che avrebbero fatto arrossire Petronio Arbitro. Non fu forse Aleister Crowley già negli anni ‘20 a definire Hollywood un luogo abitato da “una banda di maniaci sessuali pazzi di droga”?
Certo, l’ex potentissimo produttore americano di tutti i film di Quentin Tarantino e di altri grandi successi commerciali, non è da assolvere per l’incontinenza della sua libidine, ma da questo a farne l’Orco del sistema ce ne corre assai.
Bisogna tuttavia prenderne atto, siamo entrati in una nuova era, quella dell’isteria etica, dei nuovi puritani che, come spesso accade, sono quelli i cui armadi abbondano di scheletri e per questo si sentono autorizzati a indicare con furore moralista il reo.

Il sistema di ricatti, abusi, potere, coercizione, plagio, assuefazione, complicità, e strumentale appagamento è la stessa stoffa di cui sono fatti i sogni, sicuramente quello hollywoodiani, ma anche quelli assai più casarecci di Cinecittà nei tempi d’oro ad oggi, quando non primeggiava la sharia del politically correct e i tribunali di salute pubblica erano confinati a Cuba e in Cina. Allora, attricette, attoruncoli, attori e attrici si concedevano senza tante storie alla sfacciataggine libidinosa di registi e produttori e chi altro fosse utile. E’ sempre stato così nel mondo dello spettacolo, si dirà, sì, ma è anche sempre stato così nel mondo generale, in altri contesti numerosi, dove l’avanzamento di carriera è frequentemente subordinato ad amplessi interessati.

Tuttavia, nell’era della fustigazione talebana, il puttaneggio e il mercimonio sono intollerabili peccati e mai imputabili a chi è inequivocabilmente “vittima”, perché solo gli orchi assatanati sono i responsabili. Non che non ve ne siano di orchi assatanati, ve ne sono, e ci sono inevitabilmente le loro vittime reali, ma qui si tratta di altro a ben vedere, si tratta di un grande rito collettivo di autoassoluzione in cui il Mostro Harvey Weinstein deve essere bruciato in piazza in un autodafé catartico dove, tenendosi per mano, attrici più o meno famose raccontano a decenni di distanza quanto fu terribile l’abuso, anche se poi si trattava di sapere fin dal principio che l’uomo non era certo un santo e che e che nelle stanze del potere hollywoodiano non ha mai dimorato la virtù.

Weinstein, il porco, è il capro espiatorio da offrire in pasto al pubblico in un linciaggio mediatico che ricorda i tribunali di Salem per furore e intransigenza. Licenziato dal fratello Bob dalla casa di produzione fondata insieme, cacciato dall’Accademy, e persino spogliato della Legion d’Onore da Macron, su di lui è ormai impresso a vita il marchio di Caino.
Il Sistema non perdona chi ne svela i riti e i segreti a tutti noti, i vizi praticati a più non posso da quando David Griffith, nel 1915, diede vita al primo grande Kolossal americano, “Birth of a Nation” e la Mecca del cinema prese l’aire.

Il Sistema non si fa mancare nemmeno un grottesco attestato di auto-benemerenza e profilassi. In un comunicato sopraggiunto dopo l’espulsione del reo, l’Accademy dichiara senza alcun rossore, “L’era della deliberata ignoranza e della vergognosa complicità in un comportamento sessuale predatorio e di molestie sul lavoro nella nostra industria è finito”.

Sarà così senz’altro. La purga ha sanato per sempre i costumi corrotti. Il futuro si annuncia come l’apoteosi della cura e del rispetto, trionferà la meritocrazia, e fanciulle e fanciulli avvenenti avanzeranno solo in base ai loro talenti artistici. La testa di Weinstein sarà servita a questo, a riportare l’ordine, a sradicare il vizio.
La fatwa a vita sul suo conto è perfetta per la vasta schiera dei tartufi immoralisti i quali, nel loro zelo forsennato, nella fretta furiosa con la quale hanno provveduto a scaricarlo, mostrano il sollievo malcelato di non dovere aprire altri armadi ed essere costretti a mettere in piazza vizi noti e meno noti, inaugurando una grande stagione di caccia alle streghe, la quale costerebbe troppo. Lascerebbe Hollywood assai malconcia, come Sodoma qualche tempo fa.

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