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USA, soffia il vento revisionista

ottobre 14, 2017 • Politica, z in evidenza

 

di Raffaele Bonanni –

Negli USA soffia un vento inusuale per i canoni comportamentali, che tradizionalmente i cittadini del nuovo mondo sinora hanno avuto. Un piccolo movimento di opinione, sta provocando un terremoto culturale e politico, che penso preannunci per quella società sviluppi preoccupanti.

Le associazioni di nativi (i discendenti delle tribù indiane), chiedono di rimuovere i monumenti disseminati nei vari States, del celeberrimo scopritore dell’America Cristoforo Colombo, con l’accusa che agli albori della colonizzazione, nello svolgimento della funzione di viceré di Spagna nelle terre scoperte, avrebbe fatto trucidare i loro antenati e consentito la schiavitu’.

Chiedono per l’ammiraglio genovese la ‘damnatio memoria’, e la rimozione della festa annuale che ricorre il 12 ottobre: il Columbus Day. Stessa sorte toccherebbe ai generali Sudisti, con rimozione dei monumenti diffusi negli States del sud.
Si vuole divelto anche il cippo con colonna di epoca romana, regalata dagli italiani negli anni 30 alla Città di Chicago, per ricordare la epica trasvolata di 25 idrovolanti italiani, giunti in America, capeggiati dal Italo Balbo, accolto nella Broadway da 500 mila NewYorkesi, con festeggiamenti incomparabili persino con la sfilata degli astronauti USA di fine anni 60, di ritorno dalla Luna.

Ironia della sorte, nella manifestazione di Chicago, citta’dove gli idrovolanti ammararono, furono proprio i discendenti delle tribù Sioux, ad insignirlo del titolo di capo indiano con il tradizionale copricapo di penne variopinte, in segno di riconoscenza e di onore.
Una situazione imbarazzante per la comunità italoamericana, che ha più volte protestato per il clima iconoclasta, assecondato da molti rappresentanti delle istituzioni: persino dal Sindaco della grande mela, Bill de Blasio, per questa ragione, accusato di essere un ‘italian fake’.

Il Presidente Trump dal suo canto, ha cercato di metterci una pezza, sostenendo il Columbus Day, ma dalle sue argomentazioni, qualche difficoltà è trasparsa: ha elogiato Colombo e riconosciuto agli italiani di aver partecipato grandemente a costruire la grande America. Ma il problema in questa triste storia non sono gli italiani, bensi gli statunitensi.

Come possono smentire la loro storia di grande potenza del globo. Se sono arrivati alla vetta più alta, lo devono a tutti i protagonisti della loro pluri secolare storia di nazione: dallo scopritore Cristoforo Colombo, che ha iniziato un processo di cambiamento epocale per il mondo tutto, agli altri protagonisti nei 5 secoli di storia.
È così difficile comprendere che se la furia revisionista dovesse espandersi, si sgretolerebbe il senso stesso di legittimità morale della intera loro esperienza, in quanto per loro stessa ammissione, poggerebbe su basi di barbarie? Ad esempio il fondatore degli States, George Washington era schiavista; così Jefferson, il suo successore. Anzi quest’ultimo ordino’ non pochi attacchi ai danni dei nativi, per garantire sicurezza e spazio vitale alla colonizzazione.

Gli altri Presidenti, fino alla conclusione del XIX secolo, continuarono, fino all’annientamento definitivo di tutte le tribù. E poi, per continuare, la Nazione statunitense nel corso di tutto il novecento e fino ai giorni d’oggi, ha avuto molte luci, ma anche moltissime ombre, nell’esercizio della sua dominanza mondiale.

Stiano attenti gli americani: a 500 anni della loro storia, potrebbero distruggere, il loro stesso senso di Nazione. Si spera che Trump riesca ad arginare la falla insidiosa: aprirebbe differentemente uno scenario ingovernabile che smentirebbe il fondamento su cui poggia quella Repubblica. Sul loro simbolo spicca il motto in latino: ‘e pluribus unum’ (da molti a uno), ma di quel significato in questi giorni sembra non ci sia consapevolezza.

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